La moda perde una delle sue voci più alte. Valentino Garavani si è spento oggi, 19 gennaio 2026 per cause naturali, nel sonno. lasciando un vuoto che va oltre le passerelle e i riflettori. Con lui se ne va un’idea precisa di bellezza: composta, assoluta, senza tempo. Un’eleganza che non urlava mai, ma che si faceva notare ovunque.
Nato a Voghera nel 1932, Valentino aveva capito molto presto quale sarebbe stata la sua strada. La sua formazione tra l’Italia e Parigi, cuore pulsante dell’alta moda, gli ha insegnato il rigore e la disciplina dell’haute couture francese, ma è stato il suo gusto profondamente italiano a renderlo unico. Quando apre la sua maison a Roma, all’inizio degli anni Sessanta, non sta solo fondando un marchio: sta costruendo un linguaggio.
La moda come rispetto
Valentino non ha mai inseguito la provocazione. Credeva nella grazia, nella misura, nella centralità della donna. I suoi abiti non volevano dominare chi li indossava, ma accompagnarla. Era convinto che la vera eleganza fosse un atto di rispetto: per il corpo, per la storia, per l’occasione.
Questa visione gli ha fatto conquistare alcune delle donne più iconiche del Novecento. Jacqueline Kennedy, nel periodo più delicato della sua vita, scelse Valentino per ridisegnare la propria immagine. Attrici, principesse, first lady si sono affidate a lui non solo per apparire, ma per sentirsi all’altezza di un momento.

Il rosso che è diventato un’idea
Tra i segni più riconoscibili del suo lavoro c’è il celebre rosso Valentino. Non una semplice tonalità, ma un concetto: caldo, deciso, mai aggressivo. Un rosso che parlava di forza e femminilità insieme. In un mondo di mode passeggere, Valentino è riuscito a legare un colore al proprio nome in modo definitivo.
Accanto al rosso, i suoi abiti da sera scolpiti, i volumi perfetti, i dettagli cuciti a mano raccontano una devozione quasi religiosa per l’artigianato. Ogni capo era il risultato di tempo, pazienza e controllo assoluto.
Un uomo, prima che uno stilista
C’è però un aspetto meno raccontato, ma fondamentale: Valentino ha sempre difeso l’idea di bellezza come disciplina, non come improvvisazione. Era noto per la sua precisione, per l’amore quasi ossessivo per l’ordine e per il lavoro ben fatto. Non accettava scorciatoie, perché per lui la moda era una forma di educazione dello sguardo.
Quando si è ritirato dalle scene nel 2008, lo ha fatto con la stessa eleganza con cui era entrato: senza clamore, lasciando parlare il suo archivio di creazioni.
L’eredità
Oggi il suo nome resta inciso nella storia della moda mondiale. Non solo come marchio di lusso, ma come simbolo di uno stile che non ha bisogno di tempo per essere capito. Valentino ha dimostrato che la modernità può essere silenziosa, che la raffinatezza può durare più di una tendenza, che la vera forza non ha bisogno di eccessi.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo irripetibile della moda italiana. Ma le sue linee, i suoi colori e la sua idea di eleganza continueranno a vivere, ogni volta che qualcuno sceglierà la bellezza non per stupire, ma per restare.
Con la scomparsa di Valentino, dopo quella di Armani, la moda italiana saluta due versioni diverse ma complementari della stessa eleganza.