Ambliopia nei bambini: perché “l’occhio pigro” va intercettato in tempo

di Redazione

Cause, rischi e prevenzione con l’oculista Giovanni Moschitta

L’ambliopia, chiamata più comunemente “occhio pigro”, è una delle principali cause di riduzione visiva in età pediatrica. Non è una malattia dell’occhio in sé, ma una difficoltà del sistema visivo a svilupparsi correttamente. Proprio per questo, può passare inosservata per anni.

Secondo l’oculista Dott. Giovanni Moschitta, il vero rischio dell’ambliopia non è la gravità iniziale, ma il ritardo nella diagnosi.

Cos’è davvero l’ambliopia

«L’ambliopia è una riduzione della vista che non dipende da un problema strutturale dell’occhio», spiega Moschitta. «L’occhio è sano, ma il cervello non impara a usarlo correttamente».

In pratica, durante la crescita, il cervello privilegia l’occhio che vede meglio e “mette da parte” quello più debole. Se questo meccanismo non viene corretto in tempo, il deficit visivo può diventare permanente.

Perché spesso non ci si accorge del problema

Uno degli aspetti più insidiosi dell’ambliopia è che il bambino non percepisce di vedere male. Avendo un occhio funzionante, si adatta facilmente alla visione monoculare.

Moschitta sottolinea che molti genitori arrivano alla visita solo quando emergono difficoltà scolastiche o problemi di coordinazione. «Il bambino non ha strumenti per dire “vedo meno”», spiega. «Per lui, quello è il suo modo normale di vedere».

Quando può insorgere

L’ambliopia si sviluppa nei primi anni di vita, proprio mentre il sistema visivo sta maturando. Può essere causata da difetti visivi non corretti, come miopia o ipermetropia importanti, da strabismo o da ostacoli alla visione come la cataratta congenita.

È per questo che, come ricorda Moschitta, la prevenzione deve iniziare presto. «Il primo anno di vita è una finestra temporale fondamentale», afferma. «Dopo una certa età, il cervello perde la capacità di recuperare completamente».

L’importanza della diagnosi precoce

Intercettare l’ambliopia precocemente significa aumentare in modo significativo le possibilità di recupero. Il trattamento può includere l’uso di occhiali, la copertura dell’occhio dominante o altri percorsi personalizzati.

«Non esiste un unico trattamento valido per tutti», precisa Moschitta. «Ogni bambino ha una storia visiva diversa e va seguito con attenzione».

Fino a quando si può intervenire

Uno dei messaggi più importanti riguarda il tempo. «Prima si interviene, meglio è», ribadisce l’oculista. «Nei primi anni di vita il sistema visivo è plastico, si modifica, risponde agli stimoli».

Con il passare del tempo, però, questa capacità diminuisce. Ecco perché aspettare “che il bambino cresca” può essere un errore.

Il ruolo dei genitori

La prevenzione dell’ambliopia passa anche dall’osservazione quotidiana. Avvicinarsi molto agli oggetti, inclinare la testa, strizzare un occhio o evitare alcune attività visive possono essere segnali da non sottovalutare.

Moschitta invita i genitori a non aspettare sintomi evidenti. «La visita oculistica non è solo una risposta a un problema, ma uno strumento per evitarlo».

Vedere bene per crescere meglio

La vista è una funzione centrale nello sviluppo del bambino. Influenza l’apprendimento, la postura, la sicurezza nei movimenti e la relazione con l’ambiente. Come conclude Moschitta, «curare la vista di un bambino significa prendersi cura del suo futuro».