La memoria in transito: lo scontro sull’Archivio di Stato di Messina e la mobilitazione di Lelio Bonaccorso

di Tindaro Guadagnini

Messina sta vivendo un momento di forte tensione civile e culturale legato al destino del suo Archivio di Stato, custode di secoli di memoria storica, documenti fondamentali, pergamene, registri e volumi rari. La questione, balzata agli onori delle cronache negli ultimi mesi, è diventata simbolo non solo della tutela del patrimonio archivistico, ma anche della lotta di una comunità per difendere la propria identità culturale.

Il trasferimento forzato e l’allontanamento dei documenti

L’Archivio di Stato di Messina, istituito formalmente nel 1854 e custode di oltre 7.200 metri lineari di documentazione storica (comprese centinaia di pergamene e migliaia di volumi antichi) ha subito un profondo sconvolgimento logistico e simbolico negli ultimi mesi. Per ragioni legate alla disdetta del contratto di locazione della sua storica sede di via La Farina, il patrimonio archivistico cittadino è stato trasferito temporaneamente in un magazzino a Riposto, in provincia di Catania. Il problema non è di poco conto, il trasferimento oltre i confini cittadini rende molto più difficile l’accesso diretto di studiosi, cittadini, professionisti e ricercatori alla documentazione storica, compromettendo la fruibilità e la funzione pubblica dell’archivio. Questo esodo “forzato” ha suscitato forti critiche, tanto da fare sorgere accuse di “doppio standard”, soprattutto alla luce di altri interventi ministeriali in favore di archivi di altre città.

La mobilitazione di Bonaccorso e la reazione civica

Sulla scena dell’opposizione si è fatto notare uno dei protagonisti più visibili: Lelio Bonaccorso, artista, fumettista, illustartore, poeta e portavoce del comitato civico Salviamo l’Archivio di Stato. Bonaccorso ha assunto un ruolo di rilievo nel denunciare pubblicamente ciò che definisce uno “scippo” culturale ai danni di Messina. Ha guidato iniziative di piazza, raccolto migliaia di firme e sollecitato interventi istituzionali affinché l’archivio torni nella sua città madre. Durante le manifestazioni, Bonaccorso ha più volte sottolineato come il trasferimento comprometta non solo la accessibilità ai documenti storici, ma la stessa dignità culturale della comunità messinese. In modo colorito, ha chiamato i cittadini a insistere e a “rompere le palle” — per usare le sue parole — affinché le istituzioni prendano finalmente sul serio la tutela della memoria storico-archivistica della città.

Le istituzioni e la politica

Dalla protesta civica, la questione ha preso una piega politica. La senatrice Dafne Musolino (Italia Viva) ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Cultura chiedendo risposte circa la vicenda. Nel testo dell’interrogazione si contesta la mancanza di una programmazione chiara ed efficace da parte del Ministero, e si propone l’individuazione di immobili pubblici disponibili a Messina (come strutture ex Poste-Ferrovie o il vecchio ospedale Margherita) per la creazione di una sede adeguata. Anche l’Ordine degli Architetti di Messina si è espresso contro lo spostamento, sottolineando come allontanare l’archivio dal contesto urbano messinese privi la comunità di un fondamentale strumento di lavoro e ricerca, con ricadute negative sul tessuto culturale e professionale locale.

Proposte e prospettive

Oltre alla protesta, il comitato civico guidato da Bonaccorso ha inviato alle istituzioni un elenco di dodici immobili a Messina che potrebbero ospitare l’Archivio di Stato in modo funzionale e dignitoso, ribadendo la disponibilità a collaborare per trovare una soluzione stabile e non provvisoria. Nel frattempo, la petizione Salviamo l’Archivio di Stato di Messina e la sua memoria! ha raccolto adesioni tra cittadini, studiosi e appassionati di storia locale, sottolineando l’urgenza di garantire trasparenza nelle decisioni e il pieno coinvolgimento della comunità nel processo di tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico.

Memoria e identità

La battaglia per l’Archivio di Stato di Messina riflette una più ampia tensione tra esigenze burocratiche, logistiche e sentimento di appartenenza collettiva. La partita in corso non riguarda solo lo spostamento di scaffali e documenti, ma la difesa di un’identità storica e culturale che molti messinesi (guidati in prima fila da Lelio Bonaccorso) ritengono troppo preziosa per essere relegata fuori dai confini cittadini. La comunità attende ora segnali concreti dalle istituzioni, sperando che il ritorno dell’archivio a Messina possa diventare non un mero slogan, ma una realtà tangibile per ripristinare un legame profondo tra il passato documentato e il futuro culturale della città.