Perché oggi insegnare non significa più solo spiegare
C’è una sensazione diffusa, spesso non detta, che molti docenti condividono:
“Sto facendo tutto quello che posso, eppure non basta.”
Non basta spiegare bene.
Non basta valutare correttamente.
Non basta rispettare il programma.
La scuola oggi chiede qualcosa di più profondo: relazione, presenza, accompagnamento.
Ed è qui che nasce la figura del docente coach.
Non come nuova etichetta, ma come evoluzione naturale del ruolo educativo.
Docente coach: cosa significa davvero
Essere docente coach non significa:
- rinunciare all’autorevolezza
- diventare psicologi
- abbandonare contenuti e valutazioni
Significa cambiare prospettiva.
Il docente coach:
- mantiene la guida
- conserva il ruolo
- ma sposta il focus dal “trasmettere” al far emergere
Non si limita a chiedere “hai studiato?”,
ma accompagna lo studente a chiedersi:
- “Come ho studiato?”
- “Cosa ha funzionato?”
- “Cosa posso fare meglio?”
È un passaggio sottile, ma trasformativo.
Perché non è una moda educativa
Ogni epoca ha avuto le sue “novità pedagogiche”.
Il coaching educativo, però, non nasce come tendenza, ma come risposta a un cambiamento reale.
Oggi gli studenti:
- vivono maggiore pressione
- sperimentano più incertezza
- faticano a riconoscere le proprie risorse
- hanno bisogno di senso, non solo di regole
Il docente coach non aggiunge un metodo.
Aggiunge qualità alla relazione educativa.
Ed è proprio questo che rende il coaching una necessità, non un accessorio.
Cosa cambia davvero in classe
Quando il docente adotta uno sguardo da coach, accadono cambiamenti concreti:
- gli studenti partecipano di più
- il conflitto si trasforma in confronto
- l’errore diventa occasione di apprendimento
- la responsabilità cresce
- il clima di classe migliora
Non perché il docente “fa meno”,
ma perché fa diversamente.
Il controllo lascia spazio alla responsabilizzazione.
La spiegazione si accompagna alla riflessione.
Il voto non è più l’unico linguaggio.
L’autorevolezza non si perde: si trasforma
Una delle paure più comuni è questa:
“Se ascolto di più, perdo autorevolezza.”
In realtà accade l’opposto.
L’autorevolezza del docente coach nasce da:
- chiarezza
- coerenza
- presenza
- capacità di tenere il processo
Gli studenti riconoscono chi:
- li ascolta senza giudicare
- li guida senza umiliarli
- li responsabilizza senza abbandonarli
È un’autorevolezza più solida, perché non si basa sul ruolo, ma sulla relazione.
Essere docente coach oggi
Essere docente coach oggi significa:
- accettare la complessità
- lavorare anche sulle competenze invisibili
- accompagnare, non sostituirsi
- educare alla scelta, non solo alla risposta
È un ruolo che richiede formazione, consapevolezza e strumenti adeguati.
Ma è anche una delle strade più efficaci per ritrovare senso e motivazione nel lavoro educativo.
In conclusione
Il docente coach non è una figura alternativa all’insegnante.
È l’insegnante che si evolve insieme ai suoi studenti.
Non segue una moda.
Risponde a un bisogno reale della scuola di oggi.
Perché educare, oggi, non significa solo trasmettere conoscenze,
ma aiutare le persone a diventare capaci di imparare, scegliere e crescere.
Approfondimento
Questi temi sono approfonditi nel libro
Liberare il Talento – Strategie di Coaching e Sviluppo delle Soft Skills nell’Educazione
di Palmina La Rosa, disponibile sul sito ufficiale dell’autrice.
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Palmina La Rosa
Coach professionista e formatrice, da oltre trent’anni affianca studenti, docenti ed educatori nel costruire competenze, consapevolezza e leadership. Certificata ICF dal 2018, ha proseguito la sua formazione con l’High Impact Leadership Course del Cambridge Institute for Sustainability Leadership e con ACT Leadership (Brown University). È orientatrice accreditata ASNOR e oggi è Direttore Operativo di AISLi, dove guida il progetto Future Skills Agency. Su L’Urlo, Palmina esplora la mente, le emozioni e le parole che plasmano il modo in cui abitiamo noi stessi.