Docente coach: non una moda, ma un cambio di sguardo educativo

di Palmina La Rosa

Perché oggi insegnare non significa più solo spiegare

C’è una sensazione diffusa, spesso non detta, che molti docenti condividono:
“Sto facendo tutto quello che posso, eppure non basta.”

Non basta spiegare bene.
Non basta valutare correttamente.
Non basta rispettare il programma.

La scuola oggi chiede qualcosa di più profondo: relazione, presenza, accompagnamento.
Ed è qui che nasce la figura del docente coach.

Non come nuova etichetta, ma come evoluzione naturale del ruolo educativo.

Docente coach: cosa significa davvero

Essere docente coach non significa:

  • rinunciare all’autorevolezza
  • diventare psicologi
  • abbandonare contenuti e valutazioni

Significa cambiare prospettiva.

Il docente coach:

  • mantiene la guida
  • conserva il ruolo
  • ma sposta il focus dal “trasmettere” al far emergere

Non si limita a chiedere “hai studiato?”,
ma accompagna lo studente a chiedersi:

  • “Come ho studiato?”
  • “Cosa ha funzionato?”
  • “Cosa posso fare meglio?”

È un passaggio sottile, ma trasformativo.

Perché non è una moda educativa

Ogni epoca ha avuto le sue “novità pedagogiche”.
Il coaching educativo, però, non nasce come tendenza, ma come risposta a un cambiamento reale.

Oggi gli studenti:

  • vivono maggiore pressione
  • sperimentano più incertezza
  • faticano a riconoscere le proprie risorse
  • hanno bisogno di senso, non solo di regole

Il docente coach non aggiunge un metodo.
Aggiunge qualità alla relazione educativa.

Ed è proprio questo che rende il coaching una necessità, non un accessorio.

Cosa cambia davvero in classe

Quando il docente adotta uno sguardo da coach, accadono cambiamenti concreti:

  • gli studenti partecipano di più
  • il conflitto si trasforma in confronto
  • l’errore diventa occasione di apprendimento
  • la responsabilità cresce
  • il clima di classe migliora

Non perché il docente “fa meno”,
ma perché fa diversamente.

Il controllo lascia spazio alla responsabilizzazione.
La spiegazione si accompagna alla riflessione.
Il voto non è più l’unico linguaggio.

L’autorevolezza non si perde: si trasforma

Una delle paure più comuni è questa:
“Se ascolto di più, perdo autorevolezza.”

In realtà accade l’opposto.

L’autorevolezza del docente coach nasce da:

  • chiarezza
  • coerenza
  • presenza
  • capacità di tenere il processo

Gli studenti riconoscono chi:

  • li ascolta senza giudicare
  • li guida senza umiliarli
  • li responsabilizza senza abbandonarli

È un’autorevolezza più solida, perché non si basa sul ruolo, ma sulla relazione.

Essere docente coach oggi

Essere docente coach oggi significa:

  • accettare la complessità
  • lavorare anche sulle competenze invisibili
  • accompagnare, non sostituirsi
  • educare alla scelta, non solo alla risposta

È un ruolo che richiede formazione, consapevolezza e strumenti adeguati.
Ma è anche una delle strade più efficaci per ritrovare senso e motivazione nel lavoro educativo.

In conclusione

Il docente coach non è una figura alternativa all’insegnante.
È l’insegnante che si evolve insieme ai suoi studenti.

Non segue una moda.
Risponde a un bisogno reale della scuola di oggi.

Perché educare, oggi, non significa solo trasmettere conoscenze,
ma aiutare le persone a diventare capaci di imparare, scegliere e crescere.

Approfondimento

Questi temi sono approfonditi nel libro
Liberare il Talento – Strategie di Coaching e Sviluppo delle Soft Skills nell’Educazione
di Palmina La Rosa, disponibile sul sito ufficiale dell’autrice.

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Palmina La Rosa
Coach professionista e formatrice, da oltre trent’anni affianca studenti, docenti ed educatori nel costruire competenze, consapevolezza e leadership. Certificata ICF dal 2018, ha proseguito la sua formazione con l’High Impact Leadership Course del Cambridge Institute for Sustainability Leadership e con ACT Leadership (Brown University). È orientatrice accreditata ASNOR e oggi è Direttore Operativo di AISLi, dove guida il progetto Future Skills Agency. Su L’Urlo, Palmina esplora la mente, le emozioni e le parole che plasmano il modo in cui abitiamo noi stessi.