Tra superstizione, cultura pop e Nona Arte
Il 17 febbraio, in Italia, non è una data qualunque, è la Giornata Nazionale del Gatto, una ricorrenza istituita nel 1990 dopo un referendum promosso dalla rivista Tuttogatto. Una scelta simbolica che unisce tradizione e riscatto culturale: febbraio, mese storicamente legato a streghe e misteri, e il numero 17, considerato portatore di sfortuna nella cultura italiana, diventano emblemi perfetti di un animale da sempre sospeso tra amore e superstizione.
Il gatto, però, non è soltanto un compagno domestico. È un archetipo narrativo, una presenza ricorrente nell’immaginario collettivo e, soprattutto, una figura centrale nella storia del fumetto, anche nelle sue edizioni italiane. Ironico, indipendente, talvolta cinico o inquietante, il felino ha attraversato generi, stili ed epoche della Nona Arte.
Dai classici internazionali alle edizioni italiane
Tra i gatti più celebri pubblicati in Italia non si può non citare Silvestro, eterno inseguitore di Titti, simbolo della comicità slapstick trasportata con successo anche sulla carta stampata. Accanto a lui, Tom, metà felina di uno dei duetti più famosi della storia dell’animazione e del fumetto. Ancora prima, Felix aveva già definito il concetto di “star felina”: uno dei primi personaggi transmediali, capace di passare dal cinema al fumetto con una naturalezza che oggi definiremmo moderna.
Negli anni Settanta e Ottanta arriva il sarcasmo disilluso di Garfield, pubblicato anche in Italia e diventato icona di un’epoca: pigro, cinico, amante della lasagna, Garfield ha dato voce a una nuova forma di umorismo domestico e metanarrativo. Più stilizzata ma altrettanto pervasiva è Hello Kitty: un personaggio che sfida la definizione stessa di “gatto”, diventando marchio, simbolo pop e protagonista di manga e fumetti distribuiti anche nel nostro Paese.
I felini (e quasi felini) del fumetto italiano
Nel panorama nazionale, il gatto assume spesso forme indirette o simboliche. Lupo Alberto, pur essendo un lupo, vive in un universo popolato da animali che si comportano come esseri umani, dove l’ironia e l’osservazione sociale ricordano molto l’atteggiamento “felino” verso il mondo.
Nel fumetto horror, invece, emerge l’ambiguità disturbante di Gnaghi, personaggio di Dylan Dog: non un gatto, ma dotato di quello sguardo fisso e inquietante che richiama l’estetica felina più oscura, quella legata all’incubo e all’istinto. Anche il mondo Disney, attraverso le pagine di Topolino, ha ospitato nel tempo numerosi gatti: da comparse a personaggi ricorrenti, spesso portatori di comicità o astuzia, a conferma di quanto il felino sia un elemento narrativo universale.
Un’icona che attraversa i secoli
Accanto alla ricorrenza italiana del 17 febbraio, esiste anche una Giornata Internazionale del Gatto, celebrata l’8 agosto, segno di un culto globale che va ben oltre le mode. Nel fumetto, il gatto resta un simbolo perfetto: libero, osservatore, ironico, talvolta crudele, sempre memorabile.
In un medium fatto di eroi, mostri e antieroi, il gatto continua a occupare un posto privilegiato. Non sempre protagonista, spesso comprimario, ma quasi mai irrilevante. Perché nella Nona Arte (come nella vita ) il gatto non chiede spazio: lo conquista.