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Zona industriale di Catania incubo per 25 mila lavoratori

Zona industriale in condizioni disastrose. Buche, strade scoscese, illuminazione notturna completamente assente: un vero incubo per i lavoratori delle aziende presenti sul territorio.

Il racconto di un operaio

Il pericolo è enorme, andare a lavoro è un “suicidio” annunciato. Uno dei tanti lavoratori testimonia l’ardua impresa di andare e venire. Di giorno, grazie alla luce naturale, è possibile più o meno tentare di evitare le profonde buche. Ma a sera, con le strade avvolte dal buio, orientarsi non è semplice. Peggio quando piove: le fosse piene di acqua diventano “invisibili”. Così i guidatori devono affidarsi alla memoria se vogliono tornare a casa sani e salvi.

«Agli inizi di gennaio ho distrutto in una di quelle buche due pneumatici della mia auto. C’è chi ci rimette sospensioni e cerchioni.  Un giorno qualcuno potrebbe subirne un danno fisico. La situazione è grave. Fondi non ce ne sono, nessuno prende in mano la patata bollente.»

Queste problematiche sono da sempre le grandi protagoniste della zona industriale.

La questione, infatti, ha radici lontane. Tutto nasce da quando la zona è passata dalla gestione del consorzio ASI a IRSAP, portando dunque ad una divisione dell’area.

 

Se la maggior parte del territorio viene gestita dalla Regione, la zona più a Nord invece è di competenza del Comune di Catania. A quanto pare, quest’ultima rientrerebbe in una serie di interventi già  in corso,  finanziati attraverso il Patto per la Sicilia e il Patto per Catania. Grazie a questi fondi il rifacimento delle arterie, dell’impianto di illuminazione, videosorveglianza e una possibile edificazione di una caserma dei carabinieri diventerebbero una rassicurante realtà.

«Di questi interventi si parla da tanti anni e rispetto all’emergenza, i tempi di realizzazione sono troppo lenti. La situazione è imbarazzante seppur presenta un leggero miglioramento rispetto a qualche tempo addietro», dichiara Angelo Mazzeo, segretario regionale della federazione Ugl metalmeccanici.

Un’area transitata da 50mila persone

La zona industriale rappresenta intorno al 15% del Pil della città di Catania. Qui sono impiegate circa 25mila persone nelle aziende. Ma sono intorno ai 50mila le persone tra lavoratori, trasportatori o semplici cittadini che transitano in quest’area.

«L’emergenza riguarda maggiormente i lavoratori che costituiscono l’80% delle persone che vivono questa realtà, ma c’è anche un 20% di persone che ci passano per altri motivi. Il grande nodo è che quando si pensa agli interventi si crede che debbano essere risolutivi solo nelle grandi arterie principali, ma non è così. La zona industriale è molto vasta, raccoglie tantissime imprese collocate non solo nelle vie principali ma anche nell’entroterra dove ci sono delle strade colabrodo. Alcune aziende sono costrette a mettere i lavoratori in cassa integrazione o a chiudere per giornate a causa dei disservizi dell’area», prosegue Mazzeo.

Un tavolo tecnico per asserire ai problemi della zona industriale vi è già, ma per il momento non sembra che possa adempiere con velocità alle richieste mosse dai lavoratori.

«Noi abbiamo chiesto al sindaco Salvo Pogliese più incontri – continua il segretario Ugl – C’è un’attenzione da parte dell’amministrazione comunale per intervenire a gamba tesa su queste problematiche. I fondi europei e regionali sono utilizzabili per gli interventi nella zona industriale ma “bloccati” dalla situazione di dissesto del Comune». 

Poco sicura e attraente per gli investitori.

L’area inoltre, dilaniata e in condizioni pietose sia estetiche che nell’ambito della sicurezza non è certo una presentazione idonea per i possibili investitori.

«Siamo tutti bravi a parlare di sicurezza del lavoro ma non è solo quella all’interno dell’aziende. Parliamo anche del tragitto che da casa tua ti porta a lavoro e viceversa. Una persona non può rischiare la vita per andare a lavorare. Inoltre noi abbiamo una zona industriale che è in posizione altamente strategica. Un grande investimento si indirizza dove aeroporti e porti sono vicini al polo industriale. Ma come può un investitore investire in una zona industriale abbandonata a sé stessa? Qui avvengono allagamenti, incendi: quale dovrebbe essere la spinta che porterebbe un imprenditore a scegliere Catania piuttosto che un’altra città? L’impegno politico deve essere massimo e veloce cosi da rendere la zona industriale un fiore all’occhiello, una zona sicura e che attragga gli investitori», conclude Angelo Mazzeo.

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