Cronache

What’s Cannalora? Vocabolario Agatino tra Festa e Tradizione

Sono tanti i turisti che consapevolmente si imbattono nelle feste agatine, oppure se ne ritrovano inaspettatamente coinvolti.

Del resto come si fa a rimanere indifferenti di fronte a questo uragano di vivacità tutta catanese?

Molti turisti di origini siciliane, pur essendo emigrati dall’isola, sentono forte il richiamo di mamma Agata e dunque prenotano il biglietto proprio nei giorni clou della festa, per altri è più difficile capirne tutte le fasi e le ‘parole in codice’, che ai più risultano invece intuitive.

Le candelore o cerei, sono dei doni votivi con i quali i cittadini, suddivisi in categorie, omaggiano la santa Patrona della città. Precedono il busto reliquario di Agata, la martire – bambina tanto amata dalla città di Catania.

Riccamente decorati con elementi distintivi, riconosciamo il Cereo di sant’Aita, dei macellai “chianchieri”, dei pastai “pastai”, dei rinoti, dei pescivendoli “pisciari” dei fruttivendoli “a signurina”, dei pizzicagnoli, degli osti “putiari”, dei panificatori “panitteri” e infine dei giardinieri, Cereo del Circolo Sant’agata e  del villaggio Sant’agata. 

Di diverso peso vengono fatte sfilare qualche giorno prima della Santa e accompagnate da una Banda, a ritmo di musica vengono sorrette da più persone, con l’ancheggiamento tipico dal quale deriva il termine “Annacata”.

Aita, sant’aita, Aituzza, sono invece tutte le variazioni con la quale i cittadini si rivolgono alla propria patrona, che ogni anno ai loro occhi non può che essere sempre “cchiù bedda”.

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