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Voto di scambio: le testimonianze del “fu cerchio magico” a difesa dei Lombardo

Il volto di Raffaele Lombardo appare piuttosto disteso. Il già Presidente della Regione si presenta con discreto anticipo in via Crispi, alla ex Pretura, in elegante completo grigio, cravatta blu ben accostata. Più casual il figlio Toti, in giacca scura e pantaloni kaki. Lombardo ed il figlio, alla stregua dell’ex consigliere di Municipalità Ernesto Privitera e dei parenti di quest’ultimo Angelo Marino e Giuseppe Giuffrida, sono accusati di voto di scambio semplice in relazione alle elezioni regionali del 2012. Secondo l’accusa, Privitera avrebbe sostenuto Toti Lombardo in cambio di una “promessa di lavoro” riguardante Marino e Giuffrida (effettivamente assunto dalla Ipi srl. il 18 marzo del 2013). La linea difensiva tratteggiata dall’avvocato Salvo Pace è nota: Privitera era un sostenitore di vecchia data di Lombardo, nulla di strano nel sostegno a Toti; nulla di strano, allo stesso tempo, che si rivolgesse al proprio leader politico per aiutare due parenti in difficoltà economiche.

Nessuno scambio. In aula, dinnanzi al giudice Laura Benanti, sfilano esponenti del “fu cerchio magico” del grammichelese, per testimoniare a sua difesa: c’è il già sottosegretario Giuseppe Reina (“Privitera? Uno degli amici di sempre, persona leale, sempre presente. Marino? Mai conosciuto, e dubito fosse capace di spostare 100 voti a Misterbianco: conosco gli equilibri politici della mia città”); c’è l’ex assessore provinciale e responsabile delle donne autonomiste Margherita Ferro (“Alle regionali del 2012 non avevo alcuna possibilità di essere eletta; rassegnai al Presidente Lombardo la volontà di sostenere il figlio Toti, ma lui mi esortò a candidarmi in prima persona”); c’è Carmelo Tagliaferro, candidato nel 2012 nella lista di Fli, collegata al Mpa, con un consenso di quasi 5000 voti (“Fui sostenuto da Angelo Lombardo con il placet di Raffaele”).

I pm Lina Trovato e Rocco Liguori lasciano scorrere le testimonianze senza porre domande, con la sola eccezione di Francesco Saglimbene: il chirurgo dell’ospedale Garibaldi dichiara di sapere dell’esistenza di una intercettazione telefonica in cui conversa con Privitera, salvo poi opporre dei “non ricordo” quando Liguori, insistentemente, gli chiede chi glielo avesse raccontato, e quale fosse il contenuto. L’interrogazione dei testi proseguirà nella prossima udienza, il 4 giugno alle ore 16.30.

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