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Voto di maturità come criterio di ammissione a Unict: le associazioni scendono in piazza

L’emergenza sanitaria in corso ha insediato incertezze in ogni aspetto della nostra vita. Dalla riorganizzazione lavorativa, alle lezioni in modalità telematica fino ai momenti di svago.

In un momento dove si ha solo contezza del presente, ci sono ancora tanti giovani che in silenzio invece si fanno avanti per costruire il proprio futuro. Nel percorso, però, è naturale trovare degli ostacoli inaspriti dalla situazione in corso. Come il voto di maturità come criterio di selezione per accedere alle facoltà universitarie. 

«In quanto Associazione Nike -si legge in una lettera aperta dell’associazione- rappresentiamo una generazione che in silenzio sta affrontando un periodo davvero difficile, rispettando ogni regola e prescrizione, a testa bassa, impegnandoci per andare avanti, costruire il nostro futuro ed essere cittadini migliori per la nostra società. 

«A malincuore abbiamo dovuto prendere atto che da parte delle istituzioni è mancata – in più occasioni – trasparenza, chiarezza e supporto, lasciando gli studenti in un perenne clima di disarmante incertezza. Nell’anno che è passato vi sono state moltissime comunicazioni, spesso discordanti tra loro, per quanto riguarda il mondo della Scuola, al contrario l’università è stata totalmente dimenticata dal piano nazionale, che di volta in volta, ha rimesso il potere decisionale ai singoli Atenei». 

«Inoltre da parte del Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Catania è totalmente assente il dialogo con le realtà associative. Troviamo disarmante che un provvedimento definito “Straordinario” – ossia la scelta dell’Ateneo di adottare il voto di diploma come criterio di selezione in entrata – e obbligato dall’incertezza che causò la pandemia lo scorso anno, è stato ri-adottato con totale leggerezza dalla nostra amministrazione, passando da “straordinario” ad “ordinario” in un batter d’occhio».

Un criterio che premia le etichette  

«Non possiamo in alcun modo fare a meno di notare un totale disinteresse nel trovare percorsi alternativi. Anzi, questa decisione è stata nella totale autonomia, senza nessuna forma di dialogo e confronto con chi, nei fatti, rappresenta queste generazioni, le loro idee e necessità», sottolineano i ragazzi e le ragazze dell’associazione Nike. 

«Un tale criterio è evidentemente non oggettivo, diventando una etichetta a vita piuttosto che un criterio di selezione e pregiudicando in modo chiaro il diritto degli studenti di poter provare ad accedere agli studi che più li appassionano. Inoltre, l’abolizione dei test d’ingresso per i corsi a numero programmato locale, non trova nessuna giustificazione nell’impossibilità di effettuarli, in quanto i test per i corsi a numero programmato nazionale – come per il corso di Medicina – si sono svolti con le dovute precauzioni, in modalità in presenza». 

«L’accesso all’istruzione non può essere negato senza neppur dare opportunità ad un candidato di provare a superare una prova e dimostrare le proprie capacità. In tal modo molti studenti si vedranno obbligati a valutare altri Atenei, vedendosi privata l’opportunità di poter continuare il proprio percorso di crescita e formazione nella propria terra, inevitabilmente recando un danno al territorio invece che un valore aggiunto».

«Valorizzare il percorso di cinque anni di istruzione superiore è pure corretto, ma rendere questo l’unico criterio di selezione è del tutto ingiusto. Non possiamo accettare questo provvedimento in silenzio, perché un voto di maturità determinato con modalità alquanto discutibili, dettate dall’emergenza e da un progetto precario, non può essere l’unico criterio di valutazione per l’ingresso di giovani menti nel nostro ateneo». 

“Parliamo di opportunità”

«In aggiunta tale provvedimento oltre ad aver già creato pregiudizio a molti studenti lo scorso anno, diventa una totale esclusione per tutti coloro che hanno acquistato gli insegnamenti singoli, seguito i corsi, studiato e sostenuto gli esami, con l’ambizione di avere l’anno successivo l’opportunità di sostenere un test oggettivo e provare ad accedere al corso di studi interessato». 

«Questi studenti, nonostante possano aver superato alcune materie del corso, si vedranno inevitabilmente in fondo alle graduatorie -come è già stato lo scorso anno- in quanto il loro voto di diploma non è abbastanza alto. Stiamo parlando di opportunità di accesso all’istruzione, di diritti inviolabili della nostra costituzione, del futuro di migliaia di studenti, tematiche che non possono essere prese con la stessa leggerezza con cui sono state affrontate». 

«Noi chiediamo che venga fatto un passo indietro su questo provvedimento e che si instauri un proficuo confronto sulle tematiche, così da poter dare, in quanto associazioni, il nostro contributo a tutela degli interessi sia della nostra generazione, che dell’Ateneo e territorio che viviamo. Chiediamo anche che la selezione per i corsi di studio a numero programmato locale avvenga attraverso test oggettivi – come specularmente viene fatto per i corsi a numero programmato nazionale – che appurino le capacità del candidato su varie discipline coerenti con il corso di studi, nonché sulle capacità logiche e di comprensione verbale», conclude la lettera dell’associazione Nike.

SCENDI IN PIAZZA CON NOI

Per protestare contro l’Università di Catania, le associazioni universitarie unite scendono in piazza mercoledì 14 aprile alle ore 10:30 in Piazza Università.

Alla manifestazione parteciperanno:

Associazioni Nike
Crediamoci Catania
WeLove Unict
Arcadia
Orizzonte Italia
Siamo Futuro
Svegliati Unict
Gioventù Nazionale
Libertas
Azione Universitaria
Università Popolare
Giovani Democratici
Studenti per le Libertà
Agorà
Actea
Antigone
Ares

E.G.

 

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