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Volti, responsabili e retroscena della festa di Sant’Agata

Sant’Agata è la terza festa religiosa più importante al mondo. Una tradizione per Catania millenaria fondata per secoli e secoli solo sulla devozione della massa bianca di devoti che ogni anno, indipendentemente dalle istituzioni, ha gestito la festa. A dettare il corso dell’evento era il popolo agatino che lo faceva nella maniera che è propria della gente siciliana.

La chiave di volta è solo nel 2004 quando muore Roberto Calì. Non è certo il primo incidente grave che si verifica nella storia della festa ma ormai i tempi sono cambiati e se ci scappa un morto il fatto non può certo passare inosservato. Con la denuncia dei parenti di Calì, volta ad accertare eventuali responsabili, si indaga nel cuore della festa e sulla sua gestione per la prima volta.

Nascono due filoni di inchieste

La prima inchiesta mira dritta al Circolo di Sant’Agata, l’associazione cattolica cui fa capo l’intera organizzazione. Vengono fuori le infiltrazioni mafiose: le tessere n. 1 e n. 2 sono intestate a Nino Santapaola e a Vincenzo Mangion. I rappresentanti delle famiglie dei clan mafiosi vengono immortalati sopra il fercolo o a portare in spalla lo scrigno reliquiario. Nell’immaginario collettivo più si è vicini alla Santa e più si acquista potere. È quasi una suggestione che serve ad esercitare controllo sul popolo. È un messaggio di forza.

La seconda inchiesta guarda all’organizzazione. La magistratura indagando sulla morte di Roberto Calì fa luce su un quadro disarmante. Dietro un evento eccezionale come la festa di Sant’Agata non c’è alcun controllo.

Il capo vara, capro espiatorio, Alfio Rao fu l’unico a pagare

Nel 2011 viene individuato un colpevole. Alfio Rao, capo vara, sarà l’unico a pagare. Su 4 indagati vennero archiviate tutte le posizioni tranne quella del maestro del fercolo. Rao sarà condannato in Cassazione con sentenza definiva a quattro mesi di reclusione e 700mila euro di risarcimento alla famiglia. Secondo la magistratura il capo vara non rispettò le condizioni di sicurezza e diede il via alla corsa lungo la ripida salita.

A quel tempo però non c’era un protocollo da seguire o dei parametri cui fare riferimento. Nei due giorni di processione, la chiesa affidava Sant’Agata letteralmente ai fedeli e l’unico a decidere sotto le pressioni di una folla incalzante legata a tradizioni e antiche consuetudini era sempre il capo vara. A Catania in occasione di Sant’Agata tutti i noti personaggi malavitosi si facevano vivi con appresso il loro seguito, ciascuno per dimostrare la loro forza davanti a qualla platea immane di persone.

L’era di Baturi, il capo vara manager

A meno di 48 ore dal primo giorno di processione giunge nel 2011 la condanna per Alfio Rao.

Per la chiesa è troppo, non si può lasciare sulla vara un uomo condannato per omicidio colposo. Rao si dimette e al suo posto viene nominato l’uomo che per 20 anni era stato al suo fianco sopra il fercolo. Claudio Baturi è un manager ed un uomo di cultura nelle cui vene scorre la festa di Sant Agata, lui ha piena padronanza di tutte le manovre e conosce ogni centimetro della strada che percorre la Santa durante il giro interno e quello esterno. Il popolo agatino lo stima e gli rende rispetto. Il fratello Monsignor Giuseppe Baturi è esponente di primo piano della chiesa – oggi sottosegretario della Cei – al tempo con la sua imponente influenza riesce a proteggere il fratello Claudio e ad imporlo anche a Monsignor Barbaro Scionti parroco della cattedrale di Catania.

Il regolamento

Baturi istituisce, in accordo con Scionti, un regolamento. Per la prima volta vengono nominati 12 responsabili più altri 35 collaboratori. Si tratta di cariche di fiducia che vengono decise dal capo vara e che scadono con il mandato triennale del maestro del fercolo.

Sei resposabili si alternano sopra il fercolo (la posizione più prestigiosa quella più vicina alla Santa), poi ci sono un responsabile rispettivamente per: il baiardo davanti; il baiardo di dietro; le maniglie; il camion della cera; la casa del fercolo; la conduzione dello scrigno.

Baturi in alcuni casi risulta rivoluzionario. Impone l’ordine all’entrata e all’uscita del sacello dove prima si faceva a gara a chi arrivava prima: una corsa quasi sanguinaria verso la cappella della Santa. Una competizione che per lo più si svolgeva tra affiliati ai clan. Streordinariamente il capo vara riesce ad imporre la sua volontà in questo caso.

Baturi si rende anche conto che i cordoni sono troppo corti per il numero di devoti presenti e per la prima volta nella storia della festa decide di allungarli stabilmente. C’è di più, lungo i cordoni nomina persone di sua fiducia che hanno il compito di fare avanti e indietro lungo tutto il cordone per riferirgli cosa accade e se si verificano eventi che “non sono in linea” con lo spirito della festa.

Il capo vara che disse di No a Bianco

Vi è un evento che segna la gestione di Baturi e forse ne determinerà anche il mancato rinnovo della nomina di capo del fercolo. Corre l’estate del 2013 e il 17 agosto ai cancelli del sacello di Sant’Agata si presenta il nuovo sindaco eletto quell’anno. Enzo Bianco però non è da solo e pretende di entrare nel sacello con la decina di persone che lo segue.

Il capo vara si oppone e limita l’ingresso alla sola persona del sindaco e alla sua compagna. Qualcuno, ancora oggi, scherza su questo evento affermando che sarebbe stato più facile per Baturi dire di noi alle corse dei malavitosi piuttosto che alla presenza di Bianco con i suoi ospiti nel sacello.

L’anno dopo Baturi non sarà riconfermato e al suo posto, a sorpresa, sarà nominato Claudio Consoli.

fine prima parte inchiesta

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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