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Vogliono farci paura; e c’è da averne!!

L’attacco terroristico, avvenuto ieri a Parigi, conferma gli scenari inquietanti e l’analisi della vulnerabilità dell’Europa ad un fenomeno pienamente sottovalutato; scenari già anticipati su questo blog in un precedente articolo del 31 agosto scorso.

I sei concomitanti attacchi terroristici portati a compimento senza alcun ostacolo di rilievo da parte delle Forze dell’Ordine e di Sicurezza francesi confermano, senza ombra di dubbio, quanto già da tempo a tutti gli analisti dell’antiterrorismo era apparso chiaro:
1) Gli attacchi dell’Isis hanno una regia ed un coordinamento ben preciso, con una precisa strategia operativa decisa da un gruppo di vertice militare. E’ caduta definitivamente l’ipotesi che l’Isis mettesse in campo cellule operative Jihadiste autonome sul piano organizzativo e operativo.
2) La tipologia di attacco combinato con tecniche e modalità differenti porta a confermare l’ipotesi che le strutture operative di Al Qaeda e dell’Isis si sono definitivamente alleate strategicamente nella lotta al nemico comune. La strategia combinata di kamikaze e azioni da mujaheddin dimostra diversi livelli di addestramento, di preparazione ed equipaggiamento combinati.
3) Da diverso tempo, come già da me stesso segnalato in un altro intervento su questo stesso blog, centinaia di giovani europei partono per la Siria per essere selezionati ed addestrati dall’Isis. La capacità di coordinamento dimostrata, la progettazione e la realizzazione necessaria allo scopo, hanno messo in evidenza che i sistemi di comunicazione criptata tra i militanti sono altamente efficienti per non essere individuati dagli Organi di Sicurezza europei.
4) La necessità di una pianificazione di lunga preparazione che ha dovuto comportare ricognizioni e studio del territorio, scelta degli obiettivi in funzione delle risorse d’offesa possedute implica necessariamente che i terroristi hanno avuto più covi d’appoggio e una struttura logistica con risorse umane ben più ampie di quelle effettivamente messe in campo nell’azione stragistica di ieri.
5) L’equipaggiamento in dotazione dei terroristi, basato su fucili d’assalto kalaschnikov con una notevole fornitura di munizioni che i terroristi hanno utilizzato senza risparmio, esplosivi al plastico, equipaggiamento leggero d’assalto per permettere movimenti rapidi ed imprevedibili, dimostra come il terrorismo internazionale è entrato in contatto con organizzazioni criminali nazionali che offrono le armi in cambio della fornitura di sostanze stupefacenti.
6) Tutti gli Organi di Sicurezza nazionale ed europei sono stati completamente impreparati ad affrontare e contrastare un’evenienza simile, per quanto ampiamente preannunciata e minacciata da tempo con proclami lanciati sia dall’Isis che da Al Qaeda.

Tutte le misure di coordinamento europeo messe in atto nell’agosto scorso per lo scambio di informazioni tra gli Apparati di Sicurezza nazionali sono risultate fallimentari. Così come è stata fallimentare la politica di gestione dei migranti clandestini in Europa (lasciata gestire solo da Paesi di frontiera, come l’Italia, abbandonati a se stessi) con la sola ottica umanitaria, tralasciando completamente quella della Sicurezza, omettendo di considerare come il canale dell’immigrazione clandestina venisse utilizzato dai cittadini europei che, una volta superata la selezione e l’addestramento dell’Isis, per rientrare non utilizzavano i consueti mezzi di trasporto in quanto segnalati dagli Apparati di Sicurezza.

Le attuali capacità di contrasto dei Servizi di Sicurezza europei al terrorismo internazionale sono pressoché nulle, se si pensa all’incapacità a livello europeo di coordinare effettive strategie di infiltrazione, di coordinare le informazioni possedute dagli Apparati sui singoli cittadini circolanti sul territorio europeo simpatizzanti del fanatismo terroristico. Certo che s’è da avere paura, non tanto per la capacità di penetrazione e capacità offensiva dell’Isis e Al Qaeda, quanto per la sprovvedutezza ed impreparazione degli Apparati preposti alla Sicurezza Nazionale che hanno dimostrato di essere per niente all’altezza dei propri compiti istituzionali. La situazione è grave, molto grave, per questo alto livello di impreparazione e sottovalutazione del fenomeno.
Come sempre, il vero nemico da combattere non è mai all’esterno, ma all’interno delle frontiere.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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