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Vittorio Emanuele in disuso, al via alle proteste: “Questo potrebbe essere un Covid Hospital”

Monta la protesta in merito alla gestione della difficile situazione sanitaria, un’azione simbolica della rete “Sanità al collasso. Riattivare il Vittorio Emanuele”. Indetta per domenica 22 novembre una fiaccolata, in via Plebiscito, davanti l’ingresso dell’ospedale.

Proprio al Vittorio Emanuele stamattina sono state simbolicamente sostituite le targhe dei padiglioni utilizzabili: con la scritta “Questo potrebbe essere un Covid Hospital” ed attaccati alcuni cartelli sulle carenze di posti letto e personale medico.

Il messaggio arriva da medici e infermieri ed è rivolto principalmente all’ assessore regionale alla Salute Ruggero Razza. Quest’ultimo, nel marzo scorso, aveva dichiarato mezzo stampa di voler lavorare al ripristino degli ospedali in disuso.

«Cosa si è fatto da quel giorno? A Catania sono ben 4 gli ospedali che negli scorsi anni sono stati dismessi o radicalmente depotenziati. Parliamo del Ferrarotto, Santa Marta, Santo Bambino e proprio del Vittorio», afferma una testimone che userà il nome di fantasia Sara per timore di rischiare di avere problemi a lavoro. Lei è attiva nella costruzione della rete sin dall’inizio.

« A Catania -continua- una palazzina dell’ex ospedale “Vittorio Emanuele” sembrava essere la scelta favorita. Infatti, la struttura non si è deteriorata dopo la chiusura e ha stanze dotate di ossigeno. Senza dimenticare la sala operatoria ancora sfruttabile anche come terapia intensiva».

Proprio in queste settimane si intensificano gli appelli dal mondo della sanità in difficoltà.

Continuano gli organizzatori della protesta: «È il momento di schierarsi concretamente al fianco di tutti noi operatori e operatrici sanitari che da tempo ormai denunciamo una pessima gestione del Sistema Sanitario.  Chiediamo interventi senza essere ascoltati».

«Abbiamo indetto – concludono- una fiaccolata per domenica 22 novembre per ripristinare alcuni concetti chiave. Tra questi rinforzare la sanità pubblica, renderla sempre più accessibile e vicina alle persone. Ma anche fermare lo smantellamento del sistema sanitario e le continue privatizzazioni  per riattivare gli ospedali in disuso».

E.G.

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Redazione

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