fbpx
GiudiziariaNewsNews in evidenza

Violenze in questure: la Procura chiede l’archiviazione. Ma arriva l’ imputazione coatta dal Gip!

“…Ebbene, una volta giunti davanti al predetto mezzo (un’automobile, ndr), gli agenti che avevano proceduto alla mia identificazione, unitamente ad altri, iniziarono un violento pestaggio colpendomi con schiaffi, pugni e calci; ad ogni percossa venivo invitato brutalmente a consegnare la pistola. Ora, nonostante fossi chiaramente spaventato e spaesato per quanto stava accadendo, continuavo ad oltranza a protestarmi innocente ribadendo, altresì, che non avevo con me –né possedevo- alcuna pistola.
Venivo, così, accompagnato presso gli uffici della squadra mobile di via Ventimiglia; colà divenni bersaglio, ancora una volta, di pesanti violazioni del codice penale.
Rappresento, all’uopo, che venivo condotto in una stanza ove, seduto su di una sedia con le mani legate e poste dietro la schiena (ergo ammanettato), venivo nuovamente picchiato ripetutamente con violenza sempre maggiore, tanto da essere colpito con un calcio in pieno petto.
Detta indecorosa aggressione, era perpetrata da un numero indistinto di soggetti che si trovavano all’interno degli uffici sopra indicati.
Specifico che l’accanimento continuò per diversi minuti; peraltro, ricordo che tutte le volte in cui un agente entrava nella predetta stanza (anche individui non presenti al momento del mio arresto avvenuto nei pressi della mia sala giochi), subito venivo raggiunto da uno schiaffo in pieno volto.
Detta circostanza, oltre che assai dolorosa, rappresentava per me fonte di grande umiliazione personale.
Dopo qualche minuto, tanto per il dolore, quanto per il terrore a cui inerme assistevo, perdevo improvvisamente i sensi; una volta ripreso coscienza, mi ritrovavo successivamente –non saprei quantificare quanto tempo dopo- presso il Pronto Soccorso del P.O. Garibaldi….”
Questo un passo dell’esposto alla Procura della Repubblica di Sebastiano Belfiore, 32 anni, catanese. Non un “santo” ma nemmeno “un diavolo”, malgrado qualche “inciampo” con la giustizia in passato.

Come nasce questa storia? Da una presunta tentata rapina ad una escort, che sarebbe avvenuta il 12 novembre dell’anno scorso in un appartamento del centro storico di Catania.
Di questo è stato accusato Belfiore dalla polizia sulla scorta del racconto agli investigatori della escort. La quale sostiene che l’uomo, da lei riconosciuto in un album fotografico, dopo un breve scambio di parole sulle sue “prestazioni”, avrebbe estratto una pistola minacciandola e intimandole di consegnargli il denaro. Nel frattempo, le escort avrebbe avuto la possibilità di telefonare al 113, riferendo all’operatore che un uomo sotto la minaccia di una pistola la stava rapinando. L’uomo, temendo l’arrivo delle forze dell’ordine, non sarebbe riuscito ad realizzare il “colpo” e sarebbe andato via di fretta dall’appartamento. Questo il racconto della escort. Che offre, altresì, agli investigatori indicazioni sull’abbigliamento del suo presunto aggressore: fra l’altro cappellino nero e giubbotto scuro.
Che cosa accade? Ufficiali ed agenti di polizia si recano presso la sala da giochi, nel centro di Catania, gestita da Belfiore. E lì si mettono alla ricerca della pistola, che sarebbe stata utilizzata per la (mancata) rapina. Ma non la trovano.

Sebastiano Belfiore racconta della presenza di 15 agenti, che lo identificano e che gli chiedono insistentemente dove abbia occultato la pistola. L’uomo si protesta innocente, sostiene che la vicenda della rapina è un’ impostura della escort, con la quale ammette di essersi incontrato senza raggiungere l’ accordo sul prezzo della “prestazione”.
Ma niente, da fare: gli agenti lo invitano ad aprire la sua auto. E lì –secondo il racconto di Sebastiano Belfiore- sarebbero cominciate le violenze.
L’indagine sulla presunta rapina alla escort è andata avanti: poi il Gup Anna Maggiore ha assolto –perché il fatto non sussiste!- l’uomo. E la Procura non ha appellato.
Anche dall’esposto dell’uomo è nata un’indagine per lesioni e abuso d’ufficio contro alcuni poliziotti della “squadra mobile” della questura di Catania: la Procura ha stralciato (e poi archiviato) alcune posizioni, in quanto Belfiore non ha riconosciuto alcuni dei presunti aggressori, e ha proceduto contro altri. Poi, ha chiesto l’archiviazione. Perché?

Nella richiesta dell’Accusa, fra l’altro, si fa riferimento a Belfiore in quanto soggetto “…indagato per la commissione di plurime rapine in danno di prostitute, sempre con modalità simili a quelle pe rcui lo stesso era stato tratto in arrestato.” E oltre sulle sue accuse e sulla sua persona si aggiunge: “le dichiarazioni di Belfiore sono assolutamente prive di riscontro e che lo stesso sia intrinsecamente ed estrinsecamente inattendibile. Invero, le dichiarazioni di entrambi i sanitari (dell’ospedale dove fu portato quella notte, ndr) smentiscono la presenza di segni validi di aggressione e riferiscono entrambi di malore accidentale…assolutamente incompatibile con la tipologia delle ecchimosi descritte nel certificato della casa circondariale di p.zza Lanza. Quanto alla inattendibilità intrinseca non può passare inosservata la vicenda processuale del querelante cui sono state contestate ben quattro rapine realizzate con modalità assolutamente analoghe ed in un contesto temporale assolutamente vicino a quello che ci riguarda…”

La difesa dell’uomo si e’ opposta all’archiviazione. E il Gip Sebastiano Di Giacomo Barbagallo ha ordinato al Pm l’imputazione coatta per i quattro poliziotti indagati: Giuseppe Bennardo, Ivan Igor Lombardo, Pietro Mazza, Antonino Gualtiero Gualtieri.
Del resto, in sede di convalida dell’arresto di Belfiore: allora, il Gip Sammartino, fra l’altro, scrisse: “….l’indagato, il quale presentava vistose ecchimosi sotto gli occhi, alle orecchie e all’avambraccio destro…” ; e ancora il giudice parla di “…vistose tracce del pestaggio che questo gip ha constatato in udienza; che, comunque, la versione della p.o. (parte offesa, ndr) è intrinsecamente poco credibile (non risultando plausibile l’intera dinamica della presunta rapina, ed il fatto che, di fronte alla minaccia di una pistola, la presunta vittima avrebbe avuto l’agio di chiamare il 113)…”.

Di fronte a quanto scritto dal Gip sulle violenze che avrebbe subito l’uomo, la Procura della Repubblica non aprì alcun fascicolo: c’è voluto l’esposto di Belfiore. Ma forse questa Procura quando c’è di mezzo la polizia viene presa da “improvvise prudenze”? Ai posteri la molto ardua sentenza.

Mostra di più

Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker