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Violenza alla mobile: “allontanati” i quattro indagati

Il 21 ottobre prossimo finiranno, in aula, davanti al Gip del Tribunale di Catania Marina Rizza dopo che il Gip dello stesso Tribunale, qualche mese fa, Sebastiano Di Giacomo Barbagallo ha ordinato al Pm l’imputazione coatta. La Procura della Repubblica voleva archiviare.

Sono quattro poliziotti indagati Giuseppe Bennardo, Ivan Igor Lombardo, Pietro Mazza, Antonino Gualtiero Gualtieri, per un presunto caso di violenze in Questura, di cui la nostra testata si è occupata. In solitudine.

Non solo: il Questore ha deciso di aggregare –questo il termine tecnico utilizzato- ad altri uffici i quattro. In Questura, ci hanno spiegato che si tratta di un provvedimento cautelare, a tutela generale, anche dei quattro per evitare qualsiasi tipo di possibile illazione che potrebbe scaturire dalla permanenza nello stesso ufficio dei quattro mentre ancora l’Autorità Giudiziaria deve definire la loro posizione.

Invece, dal sindacato Siapa firma del segretario Tommaso Vendemmia è arrivato di recente un comunicato, in cui, fra l’altro, si sostiene che “…I quattro operatori, pluripremiati per noti servizi di polizia giudiziaria e cattura di pericolosi criminali, hanno perso il “posto” a causa di una segnalazione da parte di un soggetto arrestato nel corso di operazione di polizia, che li ha accusati di presunte irregolarità…Nella città catanese nessun operatore è immune a questi incerti del “mestiere” e se ogni delinquente può tranquillamente accusare un operatore per avere questo risultato immediato, la polizia catanese rischia di rimanere senza operatori su strada…” E il comunicato si conclude in questo modo: “…Auspichiamo che il Questore annulli il provvedimento reintegrando gli operatori alla Squadra Condor già limitata di uomini e mezzi.”

Come nasce questa storia? Da una presunta tentata rapina ad una escort, che sarebbe avvenuta il 12 novembre dell’anno scorso in un appartamento del centro storico di Catania.

Ma ricordiamo i fatti, partendo da quanto denunciato contro i poliziotti: “…Ebbene, una volta giunti davanti al predetto mezzo (un’automobile, ndr), gli agenti che avevano proceduto alla mia identificazione, unitamente ad altri, iniziarono un violento pestaggio colpendomi con schiaffi, pugni e calci; ad ogni percossa venivo invitato brutalmente a consegnare la pistola. Ora, nonostante fossi chiaramente spaventato e spaesato per quanto stava accadendo, continuavo ad oltranza a protestarmi innocente ribadendo, altresì, che non avevo con me –né possedevo- alcuna pistola.
Venivo, così, accompagnato presso gli uffici della squadra mobile di via Ventimiglia; colà divenni bersaglio, ancora una volta, di pesanti violazioni del codice penale.
Rappresento, all’uopo, che venivo condotto in una stanza ove, seduto su di una sedia con le mani legate e poste dietro la schiena (ergo ammanettato), venivo nuovamente picchiato ripetutamente con violenza sempre maggiore, tanto da essere colpito con un calcio in pieno petto.
Detta indecorosa aggressione, era perpetrata da un numero indistinto di soggetti che si trovavano all’interno degli uffici sopra indicati.
Specifico che l’accanimento continuò per diversi minuti; peraltro, ricordo che tutte le volte in cui un agente entrava nella predetta stanza (anche individui non presenti al momento del mio arresto avvenuto nei pressi della mia sala giochi), subito venivo raggiunto da uno schiaffo in pieno volto.
Detta circostanza, oltre che assai dolorosa, rappresentava per me fonte di grande umiliazione personale.
Dopo qualche minuto, tanto per il dolore, quanto per il terrore a cui inerme assistevo, perdevo improvvisamente i sensi; una volta ripreso coscienza, mi ritrovavo successivamente –non saprei quantificare quanto tempo dopo- presso il Pronto Soccorso del P.O. Garibaldi….

Anche dall’esposto dell’uomo è nata un’indagine per lesioni e abuso d’ufficio contro alcuni poliziotti della “squadra mobile” della questura di Catania: la Procura ha stralciato (e poi archiviato) alcune posizioni, in quanto Belfiore non ha riconosciuto alcuni dei presunti aggressori, e ha proceduto contro altri. Poi, ha chiesto l’archiviazione a cui la difesa si è opposta.

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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