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Via Castromarino: 14 famiglie dimenticate da oltre 300 giorni. Continua la lotta degli sfollati

Via Castromarino, ovvero più di 300 giorni da “dimenticati” per le 14 famiglie, con bambini e anziani, e il palazzo a rischio crollo in attesa di una messa in sicurezza di cui, però, non si hanno ancora notizie.

I sensori della Cmc non sembrano aver segnalato particolari movimenti nella struttura, neanche nelle scorse giornate di maltempo, ed è forse l’unica buona buona notizia in tutta la vicenda. La stessa pulizia delle aree transennate, e dintorni, non è mai stata prevista, con il risultato che chi ha lì un’attività commerciale, e le relative difficoltà del periodo, deve fare da sé e spesso si trova a fronteggiare anche la presenza di topi, come denuncia Enza Di Bella, titolare dell’emporio attiguo alla parte dell’area recintata su via Plebiscito.

Resta, e non si è mai interrotta, la “lotta” senza quartiere delle famiglie sfollate e i continui tentativi di far sentire la loro voce. Lo hanno fatto attraverso la loro “rappresentante” Oriana Pappalardo questa settimana, nel corso del consiglio della I Municipalità presieduta da Paolo Fasanaro, e lo faranno ancora lunedì 7 dicembre con l’audizione ottenuta nella VIII commissione consiliare del Comune, prevista in diretta Youtube dalle ore 10 sul canale dedicato.

Il quadro è desolante e le denunce nei confronti dell’amministrazione comunale sono pesanti.

«Viviamo – spiega la Pappalardo – in una situazione di estremo disagio. lo scorso 25 febbraio, quindi ben un mese dopo il crollo interno al palazzo e il nostro sgombero forzato, era stato l’allora sindaco Salvo Pogliese a promettere aiuti che però, a noi, non sono mai arrivati. Abbiamo ancora le fatture degli alberghi dove abbiamo trascorso la notte del 20 gennaio, la notte del crollo, inevase».

«Neanche durante il lockdown si sono ricordati di noi, famiglie “normali” che come tante altre si sono viste ridurre i propri introiti lavorativi e in tutto questo tempo si sono dovute arrangiare tra amici e parenti che non senza difficoltà ci hanno ospitato. Solo dopo mesi di tribolazioni quattro famiglie sono riuscite a trovare una casa in affitto, con un unico comune denominatore: nessuno si fida del Comune e nessuno accetterà il “Bonus casa” da 250 euro come supporto all’affitto, che ci era stato proposto. Ce lo dicono ben chiaro: noi vi affittiamo la casa, ma non vogliamo avere a che fare con il Comune. Due di queste famiglie hanno consegnato già a maggio le documentazioni ad “Habito”, l’Agenzia della casa del Comune, le altre due circa dieci giorni fa, ma nessuno ha ancora avuto alcun riscontro. E ci sono famiglie che una casa in affitto non la troveranno mai. Per questo chiediamo a gran voce che non si preveda il “Bonus casa”, ma il “Bonus famiglia”, 280 euro da consegnare direttamente alle famiglie, che sono più che in grado di dimostrare le spese sostenute. Sarebbe comunque un piccolo aiuto, ma ce lo aspettiamo».

«Noi siamo gli unici sfollati d’Italia a essere in credito con il Comune – conclude – solo grazie ai consiglieri di municipalità Fabrizio Cadili, ai consiglieri comunali Graziano Bonaccorsi e Emanuele Nasca, ma soprattutto alla deputata regionale Gianina Ciancio abbiamo scoperto come dal 28 gennaio il Comune non abbia più dato alcuna comunicazione alla Protezione civile, che attraverso fondi appositi avrebbe potuto aiutarci. Grazie ai consiglieri avremo la possibilità di essere ascoltati in commissione in Comune, e di certo io e i miei “compagni di sventura” non ci fermeremo qui».

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