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Verso il referendum: campi petroliferi sui fondali siciliani sismici

Il 17 Aprile gli Italiani votando Sì al referendum sulle trivellazioni potranno fermare le piattaforme più vicine alla costa, abrogando la norma che consente l’estrazione per la durata di vita utile del giacimento, così come prevede il decreto Sblocca Italia.
Infatti, se il referendum raggiungesse il quorum, le trivelle dovranno fermarsi al termine delle concessioni, in caso contrario si potrà estrarre fino all’esaurimento del combustibile.

Contro le trivellazioni, scendono in campo associazioni ambientaliste, geologi e Greenpeace, che nei giorni scorsi ha organizzato un flash mob in piazza Stesicoro a Catania dal titolo “U mari non si spurtusa”. Secondo Greenpeace, qualora vincesse il sì, rottamare le vecchie carrette non costerebbe nulla. «Tra l’altro queste piattaforme estraggono pochissimo – spiegano – da giacimenti praticamente esausti».

In un Paese dove negli ultimi 10 anni i consumi di petrolio e gas si sono ridotti, rispettivamente, del 33 per cento e del 21,6 per cento, privarsi di qualche punto decimale di idrocarburi (per giunta non dall’oggi al domani, ma progressivamente, secondo la scadenza delle concessioni dei vari impianti) non determinerebbe alcun impatto. Neppure in termini occupazionali.

Activists aboard the Greenpeace ship, Rainbow Warrior unfurl a banner reading: "No Drilling" as she sails past the Rospo B oil rig off the coast of Vasto. The environmental organisation warns that increased oil drilling activities across the Mediterranean could result in an accident that would cause irreversible damage to environment and livelihoods in the region. The Rainbow Warrior is currently on a 'Mediterranean Energy Tour', to campaign for a shift in energy investments away from fossil fuels towards renewable energy to help avert the worst impacts of climate change.

All’appello di Greenpeace contro le trivellazioni si unisce il geologo Carlo Cassaniti, ex vicepresidente dei geologi di Sicilia ed esperto del Consiglio regionale delle miniere, ente competente per il rilascio di permessi di ricerca in territorio emerso .“I nostri mari presentano purtroppo le stesse pericolosità geologiche dei territori emersi –esordisce-, in particolare nel Canale di Sicilia sono presenti numerose ed importanti strutture geologiche che nel complesso definiscono il Blocco pelagiano ( le cosiddette placche ndr).6.61 Quest’ultimo è confinante ad est con la nota scarpata ibleo-maltese, struttura tettonica molto attiva del Mediterraneo, mentre ad ovest il blocco viene a contatto con le catene dell’ Atlante attraverso un’ampia fascia deformata ad andamento meridiano che va dal Golfo di Tunisi a quello di Gabes in Libia. Da non sottovalutare poi, la presenza di vulcani sottomarini, come ad esempio Empedocle empedocle-bannersituato a circa 40 km al largo di Capo Bianco in Sicilia e che presenta una struttura vulcanica che si aggira intorno ai 400 metri di profondità, con una base lunga 30 km per 25 km”.

empedocle-bannerMa in quest’area del mar Mediterraneo negli ultimi decenni, come ci fa notare il geologo, «sono stati realizzati numerosi campi petroliferi senza considerare la complessa dinamicità dei fondali e soprattutto senza aver mai studiato quelle pericolosità geologiche che potevano ed ancora oggi potrebbero rappresentare un rischio per le aree prospicienti emerse – e aggiunge – occorre fermare le attività estrattive attraverso la programmazione di una campagna di studi scientifici che conducano alla redazione di una mappa delle pericolosità vulcano-tettoniche del Canale di Sicilia; la conoscenza di dette aree a rischio potrà consentire in futuro di vietare o limitare le attività di ricerca a scopo estrattivo nei nostri mari evitando impatti ambientali e del paesaggio ma, soprattutto, sarà possibile garantire la sicurezza dei territori e delle popolazioni che si affacciano in una delle più belle aree marine del Mediterraneo».

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