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Venturi accusa i suoi fratelli di confindustria “ho paura”

È un fratricidio quello che si realizza in seno alla famiglia di Confindustria Sicilia o forse più che delitto è un grande atto di coraggio.

Si legge ieri, tra le pagine di Repubblica, una lunga intervista a Marco Venturi, quel Marco Venturi presidente di Confindustria Centro-Sicilia che fu assessore del governo Lombardo in rappresentanza di Ivan Lo Bello e di tutta l’associazione degli industriali (che pure ha sempre preteso di avere parte nel governo siciliano).

Venturi oggi muove accuse al vetriolo, dice di “avere paura per quello che mi può succedere” come se si rapportasse con il peggiore dei mafiosi. Il giornalista della Repubblica Attilio Bolzoni domanda ma Venturi dice che parlerà nello specifico ai magistrati, il riferimento è all’inchiesta giudiziaria aperta sul delegato nazionale per la legalità di Confindustria Antonello Montante indagato per mafia.

Eppure lui, nel 2005, insieme a Lo Bello e allo stesso Montante iniziava una battaglia contro il racket del pizzo. Ora da presidente di Confindustria racconta di vivere da mesi in uno stato di profonda inquietudine che lo ha spinto ad uscire allo scoperto «Ci sono vicende molto gravi che riguardano Confindustria Sicilia e delle quali nessuno ancora è a conoscenza» racconta senza troppo specificare.

«Montante non ha fatto come doveva gli interessi degli imprenditori siciliani ma ha intrecciato trame. Commistioni con apparati polizieschi di ogni livello. Per colpa sua Confindustria Sicilia è diventata un centro di potere a Palermo e a Roma, un giro stretto, lui e pochi devoti – dichiara – qualche mese fa lui ed un suo amico esperto in security volevano che io facessi loro da sponda per un’operazione torbida. Sono anche a conoscenza di movimenti strani intorno a chi è tenuto a dire la verità ai magistrati che indagano sul presidente di Confindustria Sicilia”.

Sta per esplodere una bomba, una deflagrazione che porterà allo scoperto una mafia superiore, quella che forse più di tutte agita e condiziona l’isola ovvero la mafia dei colletti bianchi.

In tutto ciò aleggia l’ombra di Ivan Lo Bello, c’è e c’è stato, lui osserva stando altrove a fare il numero uno di Unioncamere.

 

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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