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Vent’anni dopo, una sfida all’altezza dei tempi

Vent’anni. Tanti, grossomodo, ne sono trascorsi da quando lasciai Catania e la Sicilia. L’intera Seconda Repubblica. Da un’occhiata superficiale sembrerebbe cambiato poco o nulla, come se questo ventennio non fosse trascorso, come se fosse ieri o l’altro ieri: il sindaco di Catania è Enzo Bianco; a Palermo amministra Leoluca Orlando; a Caltanissetta sono in corso i processi per le stragi di Capaci e di via D’Amelio; a Palermo sono alla sbarra alcuni protagonisti della cosiddetta trattativa Stato-mafia, di cui sarebbero stati artefici pezzi di istituzioni repubblicane e Cosa Nostra.

Sembra ieri. Quando sindaci di Catania e Palermo erano Bianco e Orlando, le voragini sull’autostrada Palermo-Punta Raisi e in via D’Amelio erano state ricoperte da poco e ti verrebbe da pensare che gli autori siano stati rapidamente individuati e trascinati in giudizio, imputati nei processi in corso.

Invece il tempo è trascorso e tante cose sono cambiate, le “primavere” sono lontane, i Cavalieri sono defunti e i loro imperi – costruiti in «stato di necessità» – sono smembrati; due presidenti della Regione sono stati condannati (uno in primo grado) per rapporti con la mafia, mentre il “signore” dell’editoria siciliana, Mario Ciancio Sanfilippo (fresco di condanna definitiva per gli illegittimi licenziamenti dei colleghi di Telecolor, nove anni fa), è indagato per analoghi rapporti inconfessabili. A Catania, finalmente, c’è un Procuratore della Repubblica “straniero”, Giovanni Salvi, la cui nomina ha interrotto l’infinita continuità alla guida dell’ufficio della magistratura requirente etnea: un avvicendamento che probabilmente sarebbe piaciuto a Giambattista Scidà, che per quel rinnovamento si battè strenuamente e che per tale motivo fu infangato da un’oscena decisione del Csm, poco prima di andare in pensione.

Dopo vent’anni torno a Catania con l’onore e l’onere di dirigere una testata giornalistica telematica, L’Urlo, e con la possibilità di lavorare con un gruppo redazionale giovane e affiatato insieme al quale fare il «cane da guardia del potere», senza indulgenze e senza fare sconti a nessuno, come dei giornalisti (senza aggettivi) devono fare. Facendo anche de L’Urlo uno strumento di dibattito sui problemi della città e del Catanese (ma anche della regione e del Paese) e uno strumento d’inchiesta sulla politica, l’economia, la mafia, le istituzioni, le culture, i costumi.

Ringrazio Fabiola Foti per la fiducia accordatami, proponendomi di succedere nella direzione al collega Marco Benanti, che comunque resta un prezioso membro della “squadra” che continuerà a fare questo giornale; do il bentrovato ai lettori e alle lettrici vecchi e nuovi di questo giornale e li invito a sostenerci e stimolarci in questa sfida quotidiana che è fare un giornale al servizio della collettività.

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Redazione

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