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Venerati maestri: Cacciari e il suo essere insieme a Severino

Un noto adagio, attribuibile ad Alberto Arbasino, recita: «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di brillante promessa a quella di solito stronzo. Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di venerato maestro». Di conseguenza, la XXXII edizione del premio Hemingway di Lignano Sabbiadoro 2016 vede tra i suoi premiati il filosofo Massimo Cacciari, professore emerito di filosofia all’università San Raffaele di Milano, «per il suo pensiero rigoroso e coerente che, con il suo ultimo saggio, Labirinto Filosofico, ci ha portato all’origine dei diversi discorsi sulla fine della filosofia che caratterizzano tanto pensiero dell’Occidente».

Il rigore e la coerenza sono stati apprezzati dalla giuria costituita da Alberto Garlini (romanziere), Gianmario Villalta (poeta), Pierluigi Cappello (poeta), Italo Zannier (storico della fotografia). Nel suo Labirinto (2014) di concetti, l’autore scrive: «Lo Straniero invita a pensare l’identità stessa come Mit-sein: l’essente ri-guarda il rapporto con l’altro da sé proprio per costituirsi nella sua identità con sé. Non credo che questa prospettiva contrasti fondamentalmente con quella severiniana. Essere-con, mit-sein, significa certamente non essere l’altro; ma, ad un tempo, qualcosa può non essere altro da sé perché viene considerato con l’altro (altrimenti non avrebbe alcun senso dirlo altro dall’altro)». Cacciari considera il filosofo Emanuele Severino, insieme ad Heidegger, uno dei due poli tra i quali il problema della filosofia contemporanea è compreso, l’altro polo essendo Heidegger (cfr. La sua lezione è pari a quella di Heidegger, Repubblica, 22 febbraio 2001).

Ma che cos’è questo mit-sein su cui Cacciari si dice fondamentalmente d’accordo con Severino? La risposta si trova in uno dei libri sistematici di Severino: «l’affermazione che A è B non è contraddittoria solo se significa che A è insieme a B” (Severino, Tautotes, p. 151). Proviamo con l’affermazione (1) “Socrate è bianco”. Allora (1) diventa (2) “Socrate è insieme al bianco”. In (2), però, di nuovo occorre la “è”, che significa “essere con”, se no — assicura Severino — (2) sarebbe contraddittoria. Quindi (2) diventa (3) “Socrate è insieme all’essere insieme al bianco”. Ma, di nuovo, anche in (3) occorre la “è”. E dunque, (3) in realtà significa (4) “Socrate è insieme all’essere insieme all’essere insieme al bianco». Questa è la coerenza colta nel suo regresso all’infinito.

Per quanto riguarda il rigore: «Essere insieme (essere con) è essere negazione (essere non). Qualcosa può essere insieme ad altro, perché non è l’altro; qualcosa può non essere l’altro, perché è insieme all’altro» (Tautotes, p. 150). Consideriamo (5) “Cacciari è Cacciari”. Per la teoria del mit-sein, (5) significa (6) “Cacciari è regressivamente insieme a Cacciari”. Ma poiché “essere con” è “essere non” (essere altro), (6), a rigore, significa (7) “Cacciari è regressivamente altro da Cacciari” (sic).

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