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Usurai ai danni di un piccolo imprenditore: sequestrati 35mila euro -VIDEO

Da circo otto anni un piccolo imprenditore subiva angherie da parte di due usurai vicini ad ambienti criminali. Così i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno arrestato Camillo Scuderi e Alfonso Giovanni Angiolini, indagati per usura aggravata. Oltre alla misure cautelari, il Gip del Tribunale di Catania ha disposto il sequestro preventivo di 35mila euro, pari al complessivo profitto usuraio. 

La vittima ha chiesto prestiti per circa 32mila euro ai due arrestati in più fasi. Inizialmente per il proprio sostentamento in quanto lavoratore non in regola e successivamente per affrontare le spese come titolare di un’attività a Catania.

Tra parenti “mafiosi” e tassi d’interesse

Scuderi, detto Meluccio, “vanta” importanti legami con gli ambienti  della criminalità organizzata. Tra questi il padre Salvatore, oggi in libertà vigilata e affiliato al clan “Santapaola-Ercolano, e il suocero Alessandro di Pasquale scarcerato nel 2015.  Angiolini noto come “zu Giuvanni di bibiti”, invece, è titolare dell’omonima ditta ambulante dedita alla vendita di bevande ma anche di profumi, cosmetici, saponi. Entrambi, attualmente ai domiciliari, applicavano tassi d’interesse usurai fino al 2.000 % su piccoli prestiti concessi al piccolo imprenditore. 

Nello specifico Scuderi erogava alla vittima 10 prestiti per un ammontare complessivo di 18.000 euro in contanti. In cambio, l’usurai pretendeva, oltre ovviamente la restituzione del capitale, interessi per oltre 23 mila euro. Il calcolo era il prodotto di un tasso oscillante tra il 117% e il 1997 % ben oltre la soglia limite fissata nel periodo di riferimento tra il 16 e il 17%. Angiolini, invece, concedeva tre prestiti per 14mila euro con tasso variabile tra il 108% e il 650% così da pretendere interessi per oltre 11.000 euro.

L’inizio della fine

Nel 2011, Scuderi non disponeva di redditi ufficiali in quanto lavoratore in nero e dunque non poteva avere accesso a prestiti bancari. Così per poter sostenere i costi iniziali per l’avvio di un’istruttoria per la concessione di un mutuo bancario per l’acquisto della prima casa, l’usurato si rivolse a Meluccio. 

Il patto criminale prevedeva il versamento del denaro contante alla vittima sottraendo già dal capitale la prima rata d’interessi mensili calcolati al 10%. In pratica, la persona offesa, richiesto un prestito di 1.000 euro, acquisiva la disponibilità immediata di 900 euro. L’uomo, inoltre, aveva l’obbligo di versare interessi mensili di 100 euro, senza limiti temporali, ma sino all’integrale restituzione dell’intera somma mutuata, ossia 1000 euro, da corrispondere in un’unica soluzione.

Inizia così il calvario del piccolo imprenditore. Infatti, la pressione esercitata da Scuderi per il recupero dalla vittima del capitale prestato era costante. Ma, fortunatamente, “Meluccio” non aveva mai proceduto con atti intimidatori espliciti. Anzi è lo stesso Scuderi ad ingegnarsi per escogitare nuove formule che gli favorissero il rientro del capitale “investito”. In un’occasione, per la restituzione di un prestito di 2.000 euro con 3.000 euro di interessi, il malcapitato aveva dovuto chiedere un prestito ad Istituto bancario a nome della sua convivente. Il denaro serviva per l’acquisto di porte di una nuova abitazione di Scuderi. Lo schema adottato fu ripetuto anche per la restituzione di 3.000 euro, per i quali l’imprenditore chiese un finanziamento di 4.800 euro. La somma, in questo caso, serviva per l’acquisto di uno scooter. Stesso modus operandi anche per 15mila utili per un’auto destinata a Scuderi. Quest’ultimo, inoltre, per rendere possibile la concessione del prestito “procurava” buste paga fasulle.

I prestiti di Angiolini

Dal 2015, le richieste di prestito arrivavano anche ad Angiolini. L’usuraio concedeva in tre distinte circostanze, prestiti di 4.000, 6.000 e ancora 4.000 euro in contanti al piccolo imprenditore. La rata usuraia pretesa ammontava complessivamente per i 3 prestiti a 450 euro settimanali pari a un tasso oscillante tra il 108% e il 520% ben oltre la soglia limite del 17%. Per la restituzione di un capitale residuo di 6.900 euro, invece, la vittima si vedeva costretta a cedere in garanzia la propria attività professionale ad Angiolini. L’esercizio, valutato 15.000 euro, aveva un valore di mercato ben più alto.

L’usurato poteva continuare ad esercitare la sua professione pur avendo ceduto, solo informalmente, l’impresa, pagando un affitto di 100 euro settimanali. Il piccolo imprenditore, pur restando intestatario della licenza, aveva perso anche l’azienda. Per riscattare l’esercizio commerciale, dopo il pagamento dei canoni di locazione nella misura suindicata per cinque anni, avrebbe dovuto pagare 15.000 euro.

La vittima, in più circostanze, aveva tentato di trovare un accordo con i propri strozzini dimostrando che aveva corrisposto agli stessi interessi pari ad almeno il doppio del capitale ricevuto. Ciò nonostante i due arrestati non desistevano dai loro propositi usurai. È servito l’intervento della Guardia di Finanza di Catania per liberare il piccolo imprenditore dall’incubo.

E.G.

 

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Redazione

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