fbpx
GiudiziariaNews

Usura in vertiginoso aumento. Da Palazzo di Giustizia, una conferma

Il fenomeno è in aumento vertiginoso, a causa della crisi. Nelle aule di giustizia, non mancano vicende sfociate in processi. Come quella che andiamo a raccontare.

Lo scorso anno, un’operazione dei carabinieri della compagnia di Acireale scompaginò quella che –secondo investigatori e inquirenti- era una vera e propria associazione a delinquere su base familiare, dedita all’usura. A distanza di oltre dodici mesi, è cominciato, dopo il rinvio a giudizio del Gup Francesco D’Arrigo su richiesta del Pm Alessandra Chiavegatti, con un rinvio immediato a febbraio, il processo davanti ai giudici della terza sezione penale del Tribunale di Catania (Presidente Maria Pia Urso a latere Mirabella e Catena). Organizzatore di questa speciale “sodalizio” sarebbe stato Rosario Fichera, figlio dell’81enne Camillo, anche lui coinvolto, e ritenuto la “mente” e al vertice della famiglia. A fare da esattori sarebbero state anche delle donne. Un ruolo emancipativo, si direbbe.

Le indagini erano state avviate durante un’inchiesta per una rapina alla filiale di Ragalna della Banca popolare di Lodi in cui era coinvolto Rosario Fichera. E’ così emersa la presunta attività di usura gestiva da una famiglia che avrebbe avuto i connotati di un’associazione per delinquere dedita alla concessione di prestiti a favore di privati o titolari di attività artigianali e commerciali, sui quali gravavano tassi usurari che arrivavano toccare soglie oscillanti tra il 10 ed il 20% al mese (120-240% annuo), con punte, in un caso specifico, anche del 20% al giorno, ovvero il 600% al mese.

Il capo sarebbe stato l’anziano Camillo Fichera, in base ai “clienti”, avrebbe deciso il tasso da applicare ai prestiti elargiti; attorno a lui sarebbero ruotate le figure degli altri associati, in primis il figlio Rosario.

I problemi per le vittime sarebbero state scattate in caso di mancati o ritardati pagamenti; era in questi casi che sarebbe entrato in gioco Rosario Fichera il quale, anche dal carcere, avrebbe mandato le sue donne, ovvero la moglie e la madre, a riscuotere direttamente presso gli esercizi gestiti dalle vittime o a casa delle stesse. In alcune circostanze, per le riscossioni, il 51enne si sarebbe avvalso di altri personaggi esterni all’associazione, che avrebbero concorso nel reato solo per singole operazioni.

Le donne avrebbero giocato un ruolo di esecutrici di ordini, disposizioni ricevute dai vertici. I loro compiti sarebbero state relative alle riscossioni dei crediti dovuti dai cattivi pagatori o dai ritardatari, che relativi alla pattuizione delle condizioni dei prestiti.

E quali sarebbero state le cause di questo ricorso all’usura? Bisogni personali della famiglia, difficoltà economiche delle attività e, cosa da non sottovalutare, l’indebitamento dovuto al vizio del gioco.

Non a caso, numerose sono le parti offese: sono 13, in particolare commercianti. Non a caso, è contestata anche l’ipotesi di reato di favoreggiamento: perché in talune circostanze, ci sarebbe stato una sorta di aiuto ad eludere le investigazioni dei carabinieri da parte di taluni indagati a favore di altri.

Questa vicenda, che attende naturalmente i dovuti eventuali riscontri in sede dibattimentale, prima di qualsiasi nota di condanna definitiva, rientra in un contesto generale, economico e sociale, che si fa ogni giorno sempre più cupo: di recente, sono stati diffusi dati su base nazionale dalla Cgia di Mestre. Che fanno riflettere. Come quello riguardante il fatto che 100 miliardi in meno sono stati erogati negli ultimi due anni dalle banche. Un dato che fa incrementare di molto il rischio di surua. I numeri più preoccupanti sono ancora una volta nel Mezzogiorno.
Primo posto tra le regioni a rischio per la Campania, seguita da Calabria ed Abruzzo. Anche in Sicilia la situazione è preoccupante. Secondo questa classifica, la nostra regione occupa, infatti, il quinto posto, registrando un alto tasso di rischio usura.

Non potendo rivolgersi alle banche e con la disoccupazione in crescita, chi ha la necessità di recuperare del denaro trova non poche difficoltà. Proprio su questa realtà si insinua il rischio usura. Una condizione di progressivo rischio per un fenomeno in aumento esponenziale, come già evidenziato, non molto tempo fa, anche nella relazione sullo stato della giustizia a Catania redatto dai vertici della magistratura etnea.

Famiglie disperate ed imprese sull’orlo del fallimento non trovano altre soluzioni. Sperano di poter far fronte agli usurai, ma la morsa in cui si ritrovano schiacciati toglie il più delle volte non solo quel po’ di denaro rimasto, ma anche la dignità personale. E tutto questo talora solo per fare fronte a scadenze fiscali, oppure ad un imprevisto di vita, come un infortunio o un grave incidente.

Tags
Mostra di più

Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker