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Usura tra Acireale e Aci Sant’Antonio, gli ordini partivano dal carcere

Il 14 ottobre 2013 i Carabinieri della Compagnia di Acireale hanno arrestato 5 persone di cui 4 ritenute a capo di un’associazione a delinquere dedicata all’usura. I personaggi in questione operavano tra Acireale e Aci Sant’Antonio.

Secondo i Carabinieri l’associazione è costituita da un unico nucleo familiare, da qui il nome all’operazione “Affari di famiglia”. Il gruppo composto da Camillo Fichera ultraottantenne a capo dell’organizzazione, dal figlio Rosario Fichera, da Caterina Cavallaro di 78 anni e Maria Concetta Torrisi di 43 anni. Nella stessa operazione è stato arrestato Orazio Selmi di 33 anni per il reato di usura, ma non ritenuto appartenente all’associazione.

Il processo

Il 18 marzo, secondo quanto riporta LiberaJoniaNews.it, riprenderà il processo per usura e saranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa davanti alla terza sezione penale presieduta da Maria Pia Urso. I principale imputati sono Rosario Fichera e Camillo Fichera e le rispettive mogli, Maria Concetta Torrisi e Caterina Cavallaro assistiti dal legale Ernesto Pino.

Tra gli altri imputati anche Orazio Selmi, a cui viene contestato un unico episodio di usura. Accusati di favoreggiamento Pietro Calì, Concettina Battiato e Salvatore La Spada.

Sempre nella prossima udienza sarà acquisita la trascrizione delle intercettazioni captate all’interno del carcere nel corso dei colloqui tra Rosario Fichera e i suoi congiunti.

Le indagini

Camillo Fichera, ritenuto il capo dell'organizzazione usuraia
Camillo Fichera, ritenuto il capo dell’organizzazione usuraia

Le indagini inizialmente erano state avviate per individuare i complici con cui Rosario Fichera aveva commesso una rapina presso la filiale di Ragalna della Banca Popolare di Lodi, hanno consentito di accertare con chiarezza i lineamenti di un’associazione per delinquere dedita alla concessione di prestiti a favore di privati o titolari di attività artigianali e commerciali, sui quali gravavano tassi usurari che arrivavano toccare soglie oscillanti tra il 10 ed il 20% al mese (120-240% annuo), con punte, in un caso specifico, anche del 20% al giorno, ovvero il 600% al mese.

Il capo indiscusso, l’anziano FICHERA Camillo, in base ai “clienti”, decideva il tasso da applicare ai prestiti elargiti; attorno a lui ruotavano le figure degli altri associati, in primis il figlio Rosario, che si occupava soprattutto di gestire le riscossioni.

Gli ordini dal carcere

Rosario Fichera, gestiva le riscossioni
Rosario Fichera, inviava gli ordini anche dal carcere

I problemi per le vittime scattavano in caso di mancati o ritardati pagamenti; era in questi casi che entrava in gioco il Rosario Fichera, il quale, anche dal carcere, mandava le sue donne, ovvero la moglie e la madre, a riscuotere direttamente presso gli esercizi gestiti dalle vittime o a casa delle stesse. In alcune circostanze, per le riscossioni, i Fichera si avvalevano di altri personaggi esterni all’associazione, che concorrevano nel reato solo per singole operazioni.

Le donne, dal canto loro, giocavano un ruolo di esecutrici di ordini, disposizioni ricevute dal Capo, e poi dal figlio. I loro compiti erano sia relativi alle riscossioni dei crediti dovuti dai cattivi pagatori o dai ritardatari, che relativi alla pattuizione delle condizioni dei prestiti.

 

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Redazione

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