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Ustica: condannati due Ministeri per la strage

Ustica: condannati due Ministeri per la strage.

Il tribunale civile di Palermo, con tre distinte sentenze, ha emanato tre nuove sentenze di risarcimento danni a carico dei ministeri della Difesa e dei Trasporti italiani.

I rimborsi vanno a favore di 31 familiari  delle 81 vittime del disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica il 27 giugno 1980.

Il risarcimento ammonta a 12 milioni di euro. I giudici hanno confermato la ricostruzione in base alla quale il Dc-19, proveniente da Bologna, venne abbattuto da un missile o perlomeno  da una “near collission”.

Quello di Ustica è uno dei misteri italiani, un’incognita  che ha caratterizzato in pieno la vita della Prima Repubblica. Solitamente chi ha vissuto in quegli anni collega la strage con personaggi chiave dell’epoca come Cossiga o Craxi.

Molti degli aspetti di questa strage non sono mai stati chiariti. Nel corso degli anni i complottismi più vari, fondati o infondati, si sono abbattuti sull’evento: dal coinvolgimento internazionale, all’attentato terroristico. Soprattutto si è parlato di depistaggi: ci sono stati anche militari condannati per falso e distruzione di documenti.

Una delle tesi più seguite è quella ripresa dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale nel 2007 ha riferito che alla base del disastro di Ustica  ci sarebbe un missile francese che aveva come obiettivo quello di abbattere Gheddafi.

Sulla vicenda quello che hanno fatto più scalpore sono decisamente i processi penali: i quattro esponenti dei vertici militari sono stati tutti assolti dal reato di alto tradimento. Tuttavia, ci sono state condanne per altri militari.

A pagar caro, invece, la compagnia Itavia che fallì nel giro di un anno.

Per quel che concerne le cause e gli autori delle strage l’inchiesta del giudice istruttore si chiuse nel 1999, restando ignoti gli autori della strage. La speranza per i familiari delle 81 vittime risiede nel fatto che nel diritto penale italiano il reato di strage non cade mai in prescrizione. In sostanza nel caso in cui dovessero emergere nuovi elementi l’istruttoria potrebbe riaprirsi.

Sulla strage anche l’attuale premier Matteo Renzi ha cercato di dare il suo contributo.

Lo scorso 22 aprile 2014 Matteo Renzi ha firmato la direttiva con la quale si è disposta la declassificazione degli atti relativi a diverse stragi, fra le quali quello di Ustica. Grazie a questa direttiva tutti i documenti processuali sono diventati consultabili perdendo il  vincolo di segretezza.

La decisione è stata accolta a gran voce da tutte le parti politiche, eccezion fatta da Beppe Grillo, il quale ha affermato che “sarà pubblicato solo ciò che è già pubblico da anni”. In quell’occasione tiepido fu anche l’intervento del senatore del Partito Democratico Luigi Manconi il quale aveva annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere  al governo di “rendere noti in quali casi e in quali date è stato apposto il segreto di Stato e per quali di questi è tuttora valido”. Infine, l’intervento del senatore Carlo Giovanardi è stato definito da molti irrispettoso nei confronti delle vittime. Il senatore di aria cattolica ha detto che l’esplosione venne provocata da una bomba nella toilette, eludendo qualsiasi pista che potesse ricondurre a responsabilità europee o ad ipotesi di depistaggio.

ustica: l'aereo della strage
Ustica: l’aereo della strage

 

 

 

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