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USB scende in piazza ad Halloween: “Tu mi chiudi, tu mi paghi”

TU MI CHIUDI, TU MI PAGHI! Questo lo slogan della manifestazione organizzata dalla Federazione del Sociale USB Catania, per sabato 31 ottobre, dalle ore 18:00 in piazza Università a Catania. “Con le lavoratrici e i lavoratori della danza e dello sport di base contro l’ultimo devastante DPCM”.
“Se ci chiudete in casa ci dovete dare i soldi per vivere. Se ci volete al lavoro ci dovete dare tutte le protezioni che servono, a lavoro e sui mezzi di trasporto. E soprattutto dovete rafforzare la sanità, quella pubblica”

“Se interrompono le attività ci devono dare i soldi”

“Se interrompono le attività di ristorazione- si legge dai rappresentanti USB- se vietano gli spettacoli, se chiudono le palestre, se fermano un pezzo di paese devono usare le risorse che hanno per permetterci di vivere. Lo chiamino come vogliono, reddito di emergenza, sussidio Covid o altro: ci devono dare i soldi!”

“Qualcuno di noi ha preso i 600 euro, qualcun altro aspetta ancora la cassa integrazione di maggio, che poi sono pochi spiccioli perché mica mi hanno fatto il contratto a tempo pieno. Pensate che si possa vivere con questi pochi soldi?” Tuttavia: “ci sono interi settori industriali che hanno tirato e guadagnato in questi mesi. Provatelo a chiedere ad Amazon per esempio quanto ha guadagnato il mondo del commercio on line in questo periodo”.

“Tre cose urgenti e fondamentali”

La Federazione del Sociale USB chiede al governo nazionale alcune misure particolari, per fronteggiare l’emergenza in atto. Tra queste: “Misure economiche di protezione effettiva di tutta la popolazione, un reddito che copra tutta la fase della crisi e della emergenza sanitaria”. “Lockdown veri, capaci di isolare e sconfiggere il virus, senza continuare a subire le pressioni di Confindustria che tiene in ostaggio il paese perché le fabbriche devono continuare a produrre”. “Mezzi e personale nella sanità pubblica sufficienti a far fronte all’emergenza pandemica e a dare la certezza che tutte e tutti avremo la possibilità di essere curati”.

G.G.

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Redazione

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