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Uno sguardo su Damasco. Intervista sul conflitto siriano

Da tempo ormai i media italiani parlano del conflitto siriano. Si spendono in mille teorie e mille versioni senza approfondire bene le dinamiche che esulano dall’aspetto militare del conflitto. Vi è stata una iniziale ondata di superficiale indignazione contro le “brutali” politiche del premier Bashar al-Assad , una successiva confusione visto l’ingresso in campo di agguerrite formazioni islamiste tra le file degli antigovernativi per poi giungere ad una situazione mediatica di evidente imbarazzo. Una situazione dove la diplomazia internazionale a stelle e strisce , seguita dai media di mezzo mondo, ancora oggi conduce una campagna quantomeno singolare sia contro Assad e sia contro chi , almeno questo ci dicono i tg, è stato apertamente da loro foraggiato, cioè gli oppositori di Assad.

Un piede in entrambe le scarpe insomma. Una strategia che lascia molto perplessi.

Ad oggi la Siria è martoriata da un conflitto che probabilmente non finirà da qui a poco. E’ un paese diviso militarmente , stuprato in ogni forma di identità religiosa e nazionale, demolito in ogni sua conquista sociale, economica, culturale, spirituale e scientifica. Un paese che oggi soffre, grazie anche ad una “calda” posizione geografica, ingerenze da parte di molti paesi confinanti e non. Premi Nobel e non.

Domenica quindi abbiamo approfittato di una bella mostra fotografica sul grande patrimonio archeologico siriano , mostra allestita in Piazza Stesicoro a Catania . Un evento che ha avuto luce grazie al prezioso impegno della ONG a vocazione europea “Sol.Id.” (“Solidarités-Identités” è attiva anche in Birmania, Kosovo , Palestina e Sud Africa) e grazie alla presenza di Jamal Abo Abbas , presidente del “Comitato siriani in Italia” e di Akram Amer , membro del Consiglio Direttivo del “Comitato siriani in Italia”. Ho fatto loro qualche domanda per capire di più sul conflitto siriano , per dar voce ad un popolo affogato nel sangue e nel silenzio e per fare un dovuto confronto con ciò che i nostri media ci offrono.

 

Cosa sta accadendo oggi in  Siria?

 

Akram Amer : Una situazione terribile. E’ in atto un complotto mondiale contro una Nazione libera e progredita. Circa 84 nazioni attentano oggi alla sopravvivenza del popolo siriano! Hanno ucciso molti nostri intellettuali e scienziati , hanno distrutto ospedali, infrastrutture ed università. Hanno ucciso molti dei nostri più brillanti e coraggiosi giovani. La responsabilità è di una grandissima coalizione capeggiata da U.S.A. e Israele ma che vede molti paesi europei , in maniera esplicita o implicita , partecipare con precise direttive sioniste. Non dimentichiamo che anche parte del mondo arabo partecipa. Qatar , Arabia Saudita, Giordania e Turchia su tutti. Solo Russia, Venezuela, Libano ed Iran ci stanno mostrando la loro solidarietà.

 

Si parla di “Primavera Araba”. Cosa ne pensa?

 

Akram Amer : Solo un modo per dividere e destabilizzare il mondo arabo. Gli ultimi obiettivi rimasti sono proprio l’Iran e la Siria. Tolte di mezzo le due uniche nazioni che lottano per la propria sovranità nazionale, il mondo arabo non sarà per U.S.A. ed Israele più un problema. Quest’ultimo paese potrà avere campo libero per le proprie mire in Medio Oriente. Noi però auspichiamo un’altra primavera. Quella delle Nazioni libere da giochi internazionali. Ci sentiamo l’ultimo baluardo mondiale delle Nazioni libere. In un certo senso combattiamo non solo per noi ma per ogni nazione che non può decidere il proprio destino perchè tenuta al guinzaglio.

 

E questa fantomatica “ventata di libertà”?

 

Akram Amer  : Con queste rivoluzioni si parla molto di democrazia e libertà. Gli U.S.A. sono maestri nel bombardare promettendo questi titoli. In Siria è stata cancellata ogni forma di libertà proprio da loro. Così in Iraq e Libia. Nessuno però si batte per la libertà dei palestinesi, nessuno li difende da chi da decenni li opprime. Nessuno sottolinea come non ci sia alcuna libertà in molti dei paesi che stanno finanziando la distruzione della Siria. Prendiamo Arabia Saudita e Qatar. Monarchie confessionali e semifeudali possono combattere per i diritti civili altrui? No. C’è qualcosa di meno limpido. Qualcosa che riguarda anche le nostre enormi riserve di gas e la nostra politica economica nei confronti dei grandi sistemi economici mondiali.

 

I nostri media ci hanno parlato di dittatura e regime del terrore sotto il governo Assad.

Quanto è vero? Perlomeno cosa pensate di come è stato etichettato Assad?

 

Jamal Abo Abbas  : A differenza di molti paesi che ci combattono, noi abbiamo una costituzione ed una partecipazione popolare molto attiva nei confronti della politica. Abbiamo scuole gratuite, ospedali efficienti e gratuiti, università con costi simbolici. Avevamo tranquillità e sicurezza. Nessun credo religioso è stato mai discriminato e la donna è sempre stata presa in considerazione in ogni aspetto della vita pubblica. Da noi si vota dal 1947. Le dirò di più. Assad prima del conflitto aveva il 55-65% di consenso. Oggi , a guerra in corso, può vantare uno schiacciante 87%. La parola “dittatura” non piace a nessuno ma è forse questa l’alternativa proposta dagli americani? Se quello che accade oggi è la proposta occidentale, allora noi ci aggrappiamo a quella che voi chiamate dittatura. Se la cancellazione del nostro stato sociale, delle nostre radici , della nostra millenaria identità , delle nostri migliori menti vuol significare “libertà” , allora non la vogliamo. Il destino siriano deve essere deciso dal popolo siriano. Non accettiamo lezioni di democrazia da nessuno.

 

E ora? ISIS? Fronte al-Nuṣra? Fronte Islamico? Proviamo definire, almeno in grandi linee, la vera natura della fazione che oggi combatte Assad.

 

Akram Amer :  La situazione ricorda il famoso romanzo “Frankenstein” di Mary Shelley.  Certi paesi hanno creato un mostro ed oggi sembrano aver perso il controllo. Chi tira i fili di molte di queste organizzazioni islamiste sono la CIA ed il MOSSAD. I finanziatori sono anche arabi ma sotto il punto di vista organizzativo è tutto da addebitare ad americani ed israeliani. Il nostro esercito ha rinvenuto prove inequivocabili del coinvolgimento militare dell’esercito israeliano. Lo stesso governo israeliano non nega. Ma basta guardare anche quanti mezzi e uomini il nostro esercito ha neutralizzato, basti riflettere sul perché l’ISIS , che confina con Israele, non attacca quella frontiera. Molti uomini di Israele in Siria insomma. La stessa Italia , tramite il governo Monti, ha sia fornito ai “ribelli” un ingente quantitativo di armi e sia negato il visto in Italia a delegazioni parlamentari della Siria che volevano incontrare forze politiche italiane.

 

L’Italia si è quindi ufficialmente ed apertamente schierata contro Assad. Pensate sia stata una mossa ponderata o decisa da altre potenze mondiali? Come vedete la popolazione italiana in merito a questa faccenda?

 

Jamal Abo Abbas  : L’Italia in passato è sempre stata amica. Un ottimo partner energetico , un paese che per molti versi è come noi culla di civiltà millenarie. Qui da voi abbiamo avuto inizialmente difficoltà a farci ascoltare ma adesso abbiamo trovato tanti amici , gente sensibile alla nostra causa, gente che si informa e riflette. Siamo consapevoli che i vostri media sono potenti e che da anni siete bombardati da notizie che non corrispondono al vero. Ma è una responsabilità non vostra ma della politica. Nessuno dei vostri governanti vi fornisce i mezzi per avere una informazione completa di questioni come il conflitto in Siria.

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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