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Unict realizza tecnologia avanzata per la diagnosi del tumore al colon-retto

Nuovo approccio di diagnosi precoce del cancro al colon-retto. Gli studi si basano sull’analisi molecolare di biomarcatori circolanti nel sangue periferico. A realizzarlo, la giovane assegnista di ricerca, dell’Università di Catania, Noemi Bellassai. L’assegnista presenta la propria tesi di dottorato, dal titolo “Surface Plasmon Resonance Imaging biosensors for cancer diagnosis: detection of circulating tumor DNA”. Una tesi premiata con la Medaglia “Leonardo Da Vinci”, il riconoscimento promosso dal Miur e finalizzato a valorizzare le competenze e le capacità. La tesi di Bellassai, inoltre, è stata premiata come unico elaborato scientifico, nell’ambito della Chimica, in tutta Italia. Ma non solo. Infatti, vanta anche il merito di unico riconoscimento attribuito ad un candidato di una Università del Sud-Italia.

Nuove metodologie non invasive all’orizzonte

Alla base dello studio della ricercatrice etnea, l’utilizzo della biopsia liquida, una nuova metodica non invasiva,
sensibile ed economicamente vantaggiosa. L’idea è riuscire a isolare e individuare frammenti di DNA di origine tumorale ed altre molecole target, quali: proteine, microRNA e cellule tumorali circolanti nei fluidi biologici da campioni di pazienti con cancro sospetto o diagnosticato.

Approccio maggiormente tempestivo

«La scoperta di mutazioni genomiche presenti nei biomarcatori tumorali circolanti incentiva sempre di più lo sviluppo di piattaforme molecolari in grado di analizzare biomolecole, direttamente, nel sangue periferico di pazienti allo stadio iniziale del tumore» spiega la dott.ssa Noemi Bellassai. «Questo approccio implica una maggiore tempestività nella diagnosi della patologia. Nonché, inoltre, un miglioramento delle attività di controllo clinico nelle fasi post-operatorie e/o post-trattamento terapeutico».

La ricercatrice ha condotto uno studio triennale per la realizzazione di un “biosensore plasmonico” integrato ad un circuito microfluidico e funzionante a nanostrutture. Tale processo, quindi, consente la rivelazione ultrasensibile di mutazioni puntiformi, presenti nella sequenza del gene KRAS, riconosciuto come target molecolare circolante nei pazienti sospetti.

«Grazie alla realizzazione di un nuovo polimero, in grado di minimizzare l’assorbimento non specifico, sulla superficie, il saggio SPRI è stato applicato direttamente a campioni di plasma umano ed offre un’ottima discriminazione tra sequenze di DNA circolanti nel sangue di donatori sani e quelle mutate circolanti nel sangue di pazienti malati presenti a bassissime concentrazioni» continua la ricercatrice etnea.

«Il metodo risulta rapido, semplice, ultrasensibile, non richiede l’uso di marcatori fluorescenti e di protocolli di amplificazione della sequenza di DNA da identificare». La ricercatrice etnea, inoltre, è stata ospite come visiting student per 6 mesi al Molecular NanoFabrication Group dell’Università di Twente – Mesa+ nei Paesi Bassi sotto la supervisione del prof. Jurriaan Huskens, dove ha sviluppato il polimero con proprietà antifouling per l’analisi
delle sequenze target direttamente nel plasma. «Il premio rappresenta l’ulteriore conferma che l’Università di Catania, scelta con consapevolezza ed orgoglio per il conseguimento di tutti i miei titoli accademici» sostiene la dottoressa.

G.G.

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Redazione

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