fbpx
LifeStyle

Un ponte per la vita

Abbiamo chiesto a Vincenzo Spampinato, noto cantautore catanese e direttore artistico dello spettacolo di raccontare ai lettori dell’Urlo le motivazioni che lo hanno condotto a supportare lo spettacolo di beneficenza che andrà in scena stasera, martedì 16

Partiamo da un presupposto. Quello che andremo a vedere sarà uno spettacolo di beneficenza. Quali sono le motivazioni che stanno dietro la messa in scena di questo spettacolo?

«Nel sud del Senegal nel fiume Casamance che prende acqua dall’oceano il grado di salinità è cresciuto talmente tanto che è persino possibile scorgere dei delfini fra le sue acque. Purtroppo, il tasso di salinità è così elevato da essere passato anche ai terreni limitrofi, a danno delle coltivazioni. Così un gruppo di ingegneri catanesi capitanati dall’ingegnere Raul Vecchio ha deciso di realizzare un ponte-diga a basso impatto impatto ambientale per risolvere il problema.»

Non è semplice raccontare questo dramma da un punto di vista artistico. Voi come avete deciso di affrontarlo?

«Lo spettacolo coinvolge numerose artisti nel tentativo di stimolare la gente a contribuire a questa causa. Le coreografie che ho costruito insieme a Naike Negretti raccontano in primo luogo del sale come demone, mentre nelle nostre culture il sale è un elemento importante, basti pensare alle saline.

Proprio il sale è protagonista dello spettacolo. Nelle tre coreografie vengono denunciate le colpe del sale fino all’arrivo di un chicco di riso, elemento fondamentale per la sopravvivenza di queste popolazioni. La seconda coreografia, in particolare, si basa sul sale come demone, sebbene è chiaro che anche il disinteresse dei governanti e della gente comune contribuiscano ad alimentare la pesante situazione che si è creata in Senegal. Nell’ultima coreografia, come nelle più classiche delle favole, trionfa il bene, con la realizzazione del ponte- diga e conseguentemente l’avverarsi di un domani migliore in cui la gente possa nuovamente riappropriarsi delle propria terra.

La nostra speranza è che la favola si tramuti in realtà e noi, cercando di essere quanto più etnici possibile, stiamo cercando di fare la nostra parte da buoni “nord africani”, senza dimenticare che anche noi apparteniamo al sud del mondo.»

Cosa vuol dire occuparsi della direzione artistica di uno spettacolo che ha queste motivazioni alla base?

«Oltre alle coreografie e agli interventi dei vari artisti (io stesso canterò una canzone), un’ altra parte dello spettacolo parlerà del progetto per spiegarlo alla gente in modo tecnico. Le popolazioni del Senegal chiedono solo di tornare a coltivare le loro risaie e lo spettacolo vuole solo essere un pretesto per informare e sensibilizzare il pubblico sulla questione. Io ho preso la patata bollente e mi sto occupando della direzione artistica con l’aiuto degli artisti coinvolti. Alla fine è venuto fuori un progetto abbastanza complesso che abbiamo cercato di realizzare al meglio con i mezzi che avevamo a disposizione.»

Cosa può fare la musica per i “fratelli” senegalesi?

«Come ogni Paese anche il Senegal ha le proprie usanze. Noi abbiamo di fronte un problema e non vogliamo lavarcene le mani, ma entrare in un mondo socio-politico come quello senegalese è molto complesso. La colpa non è solo del governo, ma è chiaro che se è stato necessario organizzare uno spettacolo di beneficenza qualcuno sta mancando all’appello e non sta facendo il proprio dovere. Il nostro compito è di amplificare la voce di questi nostri fratelli, anche se come dice il buon Guccini “con le canzoni le rivoluzioni non si fanno” io credo che la musica sia terapia di tante cose, non panacea.

Lei non è nuovo alla tematica “ponte”. Questa volta si parla di un ponte per la vita, ma in una delle sue prime canzoni lei citava il ponte di Messina. Cosa può dirci a questo proposito?

«Effettivamente detengo quessto primato, di aver citato il ponte sullo stretto in una delle mie canzoni già negli anni ’70. Sono stato il primo in Italia. Quello che credo è che il ponte in Senegal sia giusto, quello sullo stretto non lo so, a meno che non si tratti dell’ottava meraviglia del mondo.»

Mostra di più

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker