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Un piano di destabilizzazione o uno scarico di responsabilità??

E’ scontro aperto tra la società Calcio Catania e la tifoseria rossazzurra. Dopo la comparsa sui muri della città di numerose scritte all’indirizzo del presidente Pulvirenti e la notizia della lettera minatoria nei suoi confronti, la puntata sulla frattura divenuta ormai insanabile tra la piazza e la società si arrichisce di un nuovo capitolo. Quest’oggi la società etnea ha emesso un comunicato ufficiale in cui ha reso noto che fatti e personaggi che hanno cercato di ostacolare la società sono stati denunciati alle autorità competenti:

“In relazione alle notizie di stampa di queste ore, il Calcio Catania precisa che tutti i fatti e i personaggi che, fin dall’inizio di questa stagione sportiva, hanno cercato di ostacolare e destabilizzare la società sono stati denunciati alle Autorità competenti nei tempi e nei modi dovuti“.

Non si è fatta attendere la risposta del tifo rossazzurro tramite un post apparso sul gruppo facebook “Quando saremo tutti nella Nord” ( gruppo di riferimento dei tifosi della curva nord) di seguito riportato integralmente:

“Come volevasi dimostrare, una parte della stampa (non tutta), ha subito messo in relazione le presunte minacce al presidente Pulvirenti con la protesta dei tifosi. Lasciando intendere che è lì che andrebbero ricercati i responsabili.
Per alcuni il colpevole, prima ancora che si facciano indagini, è già stato trovato.
Nel frattempo succede una cosa ancora più grave: il Calcio Catania con una nota ufficiale, gravemente allusiva e perciò stesso intimidatoria, scrive “In relazione alle notizie di stampa di queste ore, il Calcio Catania precisa che tutti i fatti e i personaggi che, fin dall’inizio di questa stagione sportiva, hanno cercato di ostacolare e destabilizzare la società sono stati denunciati alle Autorità competenti nei tempi e nei modi dovuti”.
Capite la gravità? Il Calcio Catania lascia intendere che ci sia una strategia volta a destabilizzare la società, della quale la lettera minatoria sia uno dei passaggi, con personaggi e responsabilità chiare. Alludendo proprio a quelle notizie di stampa che avevano collegato le presunte minacce alla protesta, lasciando intendere che nel movimento di protesta vadano ricercate le responsabilità del disegno che vuole destabilizzare il Catania.
Noi siamo profondamente indignati e sconcertati da quello che abbiamo letto. E profondamente incazzati.
La società si assume con questa nota, volgarmente allusiva, la responsabilità di dipingere i suoi tifosi come incivili e violenti, e mentre lo fa dipinge come incivili e violenti non i cento tifosi dei gruppi ma le migliaia di persone che hanno protestato civilmente, partecipando a cortei, riunioni, assemblee, proteste, che da mesi discutono alla luce del sole su questa pagina, che in diecimila sono rimasti fuori dallo stadio in occasione delle partite contro Brescia e Carpi.
Noi non ci stiamo.
Ad essere marchiati con il fuoco della calunnia non ci stiamo. Calunnia preordinata a distogliere l’attenzione dalle gravissime responsabilità di Pulvirenti nel drammatico momento del Catania, per individuare altri colpevoli. Quando il responsabile è uno ed uno solo: lui. Mai avremmo pensato che un presidente del nostro Catania scendesse così in basso. 
Noi non ci stiamo. Da questo momento ci disimpegniamo. Il Catania lo salvino tutti coloro che, in coscienza, si sentono di avallare questa vergognosa operazione condotta da Nino Pulvirenti.
La verità è che voleva il nostro silenzio per completare un’opera già a buon punto, che la protesta era riuscita a bloccare o quantomeno a rendere pubblica. Adesso sarà libero di completare l’opera di distruzione del Catania.
Se ne siete capaci salvatelo voi.
Forse, però, tra tre mesi, vi sveglierete e scoprirete solo di esserne stati complici. A quel punto, che lo abbiate fatto consapevolmente o no, non importerà”.

Di fronte ai silenzi della proprietà, al rinchiudersi del Catania nel bunker Torre del Grifo impedendo ai tifosi, la vera e unica “risorsa” di questa società, di vivere la squadra a 360 gradi, la situazione è fisiologicamente deflagrata. Dopo una gestione societaria a dir poco scellerata negli ultimi due anni, le proteste civili della tifoseria non possono rappresentare per questa dirigenza un’occasione per distogliere l’attenzione dalle proprie evidenti responsabilità. Lo scendere in campo della tifoseria etnea dopo un biennio disastroso rappresenta un atto d’amore dovuto per difendere i colori rossazzurri troppo spesso calpestati. Nella pagina facebook Quando saremo tutti nella nord, è stato sottolineato ripetutamente che la protesta dovesse mantenersi entro i limiti della della civiltà e della non violenza. E così in effetti è stato durante le numerose riunioni in piazza dei gruppi organizzati, durante l’incontro con i calciatori per stringere un patto salvezza. I supporters etnei hanno persino lasciato vuoti gli spalti del Massimino per attirare l’attenzione del suo presidente e ricordargli che la vera risorsa non ha origine argentine. La tifoseria è senza ombra di dubbio la componente che ha sempre vinto in questi ultimi due anni sciagurati, a differenza della componente societaria che continuando a scaricare le responsabilità di questo fallimento ad altri non fa altro che continuare a perdere in credibilità e sprofondare sempre più giù.

 

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