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Un murales per ricordare lo “Schindler del Catania”

I grandi campioni non lo sono soltanto in campo. E in questo, Géza Kertész non fece affatto eccezione. Lo Schindler del Catania, come viene soprannominato, forse non sarà noto ai più ma ha lasciato un segno nella storia con le sue azioni, calcistiche e non.

Nato nel 2011, sulla spinta delle ricerche storiche degli autori del libro “Tutto il Catania minuto per minuto”, il “Comitato pro Géza Kertész” riunisce un gruppo di cittadini catanesi amanti dello sport, della storia e della propria città che vogliono, attraverso il proprio impegno e la proposta di intitolazione di una piazza o di una via cittadina, tenere viva la memoria dell’allenatore che guidò la formazione rossazzurra dal 1933 al 1936 e dal 1941 al 1942 portandola ai primi successi in ambito nazionale.

Nato in Ungheria nel 1894 Géza Kertész raggiunse l’Italia poco più che trentenne e vi trascorse gran parte della sua vita. Mediano-interno in patria, in Italia la sua carriera lo vide prima giocatore e poi allenatore nelle serie minori per culminare poi con un biennio in serie A sulla panchina di Lazio e Roma. Vinse sei campionati, ottenendo quattro promozioni dalla terza alla seconda serie. Fu il primo allenatore a portare, nel 1933, il Catania in serie B. A lui si deve l’introduzione del ritiro pre-partita e di nuove geometrie di gioco in campo.

Geza_Kertész_(Atalanta)

Venne accolto con affetto dalla città etnea dove per diversi anni risiedette con la sua famiglia nella villa Spadaro-Ventura poco distante dalla zona in cui fervono i lavori di completamento del nuovo stadio Cibali. Nonostante i grandi successi in campo abbandonerà la guida della squadra quando il presidente-mecenate Vespasiano Trigona la affidò alla federazione fascista catanese. Tornerà dopo qualche anno. L’inizio della guerra lo vede far ritorno nella sua patria, occupata dai nazisti, alla guida la squadra dell’Ujpest. Le persecuzioni nei confronti degli ebrei all’ordine del giorno non trovarono Géza indifferente. Organizzò un gruppo di resistenza con la complicità di Istvan Toth, ex compagno di squadra e tecnico del Ferncvaros, e aiutarono tantissimi ebrei a scappare e a sfuggire alla furia nazifascista nascondendoli in case e monasteri sfruttando anche la conoscenza della lingua tedesca per fingersi soldato della Wehrmacht e favorirne la fuga dal ghetto di Budapest. Scoperti dalle SS vennero fucilati il 6 febbraio 1945, pochi giorni prima che Budapest venisse liberata.

Avanzata diversi anni fa dal comitato la proposta di intitolazione di un piccolo parco all’allenatore giace dimenticata in un cassetto dell’ufficio tomoponomastica. Ad oggi, nonostante le proposte e la realizzazione di una mostra in suo onore, lo “Schindler del Catania” non ha un luogo o una targa che lo ricordi.

In occasione del 70esimo anniversario della Liberazione il comitato avanza nuovamente al sindaco Enzo Bianco la proposta, sostenuta da una petizione on line, di un gesto importante per ricordare un eroe del secolo scorso: dedicargli un murales per il 25 aprile. «Recentemente» scrivono i promotori dell’iniziativa «il Comune di Catania ha deciso di dedicare al giornalista Candido Cannavò una piazza, all’interno della quale è stato realizzato un murales. Vorremmo che anche all’allenatore-eroe, allo Schindler di Catania, fosse riservato un onore simile: i valori universali che la sua storia racconta – lealtà, coraggio e sportività – devono essere trasmessi ai più giovani».

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Redazione

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