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Società

Un lettore da Urlo. Alessio Occhinegro, “Il Paese degli smemorati”

Lettore da Urlo

Riceviamo e pubblichiamo uno scritto del nostro Lettore da Urlo, Alessio Occhinegro. Si tratta di una riflessione alla luce delle reazioni che ha suscitato il Caso Diciotti, e non solo.

Alessio Occhinegro, classe ’83 è un cittadino attento alle dinamiche politiche e sociali. Esperto in campo turistico nel settore aeronautico vanta un’ampia esperienza internazionale ed europea. Grazie al suo lavoro ha viaggiato molto e vissuto fuori dalla città di Catania. Ha trascorsi in Inghilterra, Malta, Roma, Brindisi. 

«I recenti fatti del Mediterraneo e dei nostri porti, i post compulsivi, la nuova guerra tra “buonisti” e “razzisti” – scrive Occhinegro – mi hanno portato a riflettere su alcuni punti riguardanti il nostro splendido popolo italiano. La conclusione a cui sono arrivato è che in realtà, la nostra gente è solo vittima di un grosso malinteso. Si perché lo tsunami di commenti pro Salvini, gli “inneggiamenti” alla chiusura dei porti, i cori in favore del respingimento delle navi, il mantra del “noi buoni, loro cattivi” sono, in realtà, non frutto di odio, razzismo o nazionalismo, ma semplici effetti di memoria a breve termine».

Il Paese degli smemorati

I nostri meravigliosi concittadini puntano il dito contro l’immigrato che fugge dal proprio Paese non perché vi sia guerra, ma per mere questioni economiche ignorando però che la Sicilia è la regione d’Italia con più emigrati sparsi tra nuovo e vecchio mondo. E non mi pare che qui si cammini tra mine anti-uomo o si fugga da raid aerei. 

Il nostro vicino di casa, o di amaca, sottolinea come noi italiani abbiamo solo esportato forza lavoro e rispetto delle regole mentre il senegalese solo spaccio e prostituzione, dimenticando per esempio, che in Germania la ‘ndrangheta è ormai radicata in moltissime attività commerciali. 

Il panettiere del Viale si lamenta di come Corso Sicilia sia pieno di bancarelle abusive di africani che evadono il fisco e deturpano l’immagine della città. Ma allo stesso sfuggono le migliaia di “lape” di catanesi che vendono frutta, verdura o pesce posteggiate sulla carreggiata. Riducono lo spazio per le macchine e non emettono un solo scontrino. 

Il mio compagno di calcetto del martedì sera, nello spogliatoio si lamenta di come Viale Africa sia invasa di prostitute dell’Est. Ma gli sfugge di mente che la totalità dei loro clienti sono nostri concittadini. 

L’amico della comitiva con cui nel week end vado a prendere un drink in centro – ok, sì. Sono svariati i drink! – non tollera i bengalesi che vendono rose per le strade della movida. Ma dimentica il posteggiatore abusivo al quale ha dato l’euro, senza batter ciglio, per posteggiare la propria macchina. 

Il proprietario del bar dove prendo il caffè la mattina è stanco degli immigrati che vengono a rubarci il lavoro. Ma dimentica il cingalese che ha pagato 10 euro il giorno prima per pulirgli il locale. 

I supporter meridionali di Matteo Salvini inneggiano a lui come il nuovo salvatore della Patria. Ma dimenticano di come lo stesso, fino a qualche anno fa, ci invitava a usare il sapone per levare via l’olezzo da terrone. 

È quindi evidente che noi italiani non siamo una massa di ipocriti razzisti. Siamo semplicemente un popolo di “simpatici” smemorati.

~ DB

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Redazione

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