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Un giorno alla mensa sociale di Paternò: la testimonianza di un padre di una bimba di 3 anni

Un giorno alla mensa sociale di Paternò, fra storie tristi e situazioni delicate.

paternò mensa sociale
paternò mensa sociale

Nessuna intervista a chi la gestisce, ma un reportage dal vivo, a contatto proprio con chi la mensa la vive.

Non useremo la parola povero, perché la povertà è quella mentale e quella spirituale, mentre andare a mangiare alla mensa  è una cosa che può capitare a tutti. Non si è poveri, ma bisognosi.

Il nostro viaggio è stato reso possibile grazie alla preziosa collaborazione dell’assessore ai servizi sociali di Paternò Salvatore Galatà. Come riferito dallo stesso assessore  la mensa sociale “La bisaccia del pellegrino” nasce grazie alla collaborazione fra l’I.P.A.B. Salvatore Bellia di Paternò, che  ha messo a disposizione i locali, il comune di Paternò, il volontariato della Caritas e il volontariato sociale cittadino.

Ogni sera gruppi di cittadini, appartenenti o no a comunità parrocchiali, fanno visita alla mensa cucinando pasti e servendo gli ospiti. La sera in cui abbiamo realizzato il reportage alla mensa erano presenti i volontari della comunità parrocchiale Cappuccini.

La mensa è inserita all’interno di un vecchio cortile. Nella stanza adibita a refrettorio prima c’era una cappella. La sala emana “calore”: la scenografia è delle migliori con opere artistiche realizzate dai diversamente abili e da artisti locali paternesi.

Le posate sono di plastica, questo a testimonianza dell’altissimo livello igienico della mensa.

Gli ospiti non sono “clochard”. Ci sono persone con disabilità mentali, ma ci sono anche padri di famiglia…

Si è rivolto a noi un padre di famiglia con 4 figli, fra i quali una bimba di 3 anni. L’uomo ci ha raccontato di avere lavorato per ben 19 anni, dal 1972 al 1991, in una segheria. Con il boom della plastica l’uomo ha perso negli anni ’90 il posto di lavoro e da quel momento è  iniziato per lui un lungo calvario. Se fino al 2010 il nostro interlocutore aveva lavoricchiato in campagna e/o nella raccolta e nella vendita del ferro, negli ultimi 5 anni per lui e la sua famiglia c’è stato il buio più totale. Un uomo distrutto che per non gravare più sulle spese di una famiglia, che ora sopravvive grazie ai lavoretti saltuari della moglie, va a cenare ogni sera alla mensa sociale da solo lasciando a casa moglie e figli.

E infine c’è il Natale: il nostro interlocutore, trattenendo il pianto, ha riferito che per la prima volta molto probabilmente quest’anno non potrà passare il Natale con la propria famiglia, per motivi economici e sottolineamo per motivi economici.

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