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Daniele Biazzo: l’arte come contraddizione

Non sono un artista vero e proprio, ma…”

Creativo, pittore, fumettista, insegnante a tempo determinato, post-accademia, nei suoi dipinti è attratto dall’abbinare immagini esteticamente contraddittorie. Ad aprire la nostra rubrica “Un artista a settimana” è Daniele Biazzo, vittoriese classe ’78. Con un passato da “graffitaro”, e un avvenire non ben definito, Daniele si racconta all’Urlo.

Dal tuo sito emerge chiaramente il carattere non convenzionale della tua arte, è solo un’impressione o è proprio questo il messaggio che hai deciso di trasmettere?

«Ho sempre rifiutato quella parte della professione (seppur fondamentale) che ha a che fare con il cercare curatori, farsi vedere agli eventi espositivi, “conoscere gente” (come direbbe il grande Nanni Moretti, ndr), difatti partecipo di rado a qualche collettiva, e concentro tutta la mia produzione in negozio. Questo te lo dico perché se hai l’esigenza di presentare qualcuno con queste caratteristiche hai sbagliato elemento, quindi pensaci bene»

Ok, ci hai avvertito, ce ne assumiamo la responsabilità anche di fronte ai nostri lettori. Adesso puoi dirci chi è “l’artista” Daniele Biazzo?

«Da adolescente leggevo Dylan Dog e Ken Parker, ed in classe a scuola caricaturavo gli insegnanti. Disegnavo un sacco, dunque mi è venuto semplice capire cosa avrei fatto. Negli anni ho cercato di accumulare quante più conoscenze possibili: ho preso la maturità artistica, poi il diploma di laurea accademico, in seguito ho frequentato corsi di scultura, di ceramica, persino di mosaico. Cose che mi affascinavano, che avevano attinenza col mio settore e che in futuro avrei potuto sfruttare in qualche modo, ma soprattutto per la possibilità che quelle conoscenze mi davano di riuscire a sviluppare un’idea a modo mio. Tutte le cose fatte, i libri letti, la musica dei wild nothing e dei motorpsycho, scene di film, la cronaca, le mostre viste ed i cataloghi sfogliati, Lucian Freud, Nan Goldin e Gregory Crewdson, Jenny Saville e gli artisti dell’aerosol art, e poi gli ambienti locali con la loro estetica piena di contraddizioni: tutte le informazioni che assimilavo erano spunti che ritraevo in un progetto grafico che è il mio punto di vista, la mia angolatura. E’ questo in sintesi, la maniera esclusiva in cui vedo e ripropongo un pensiero»

Docente, ceramista, fumettista e chi più ne ha più ne metta, la tua è una personalità artistica quanto meno caleidoscopica. Da cosa dipende questa volontà di cercare espressioni artistiche sempre differenti?

«Possiamo dire che mi piace sperimentare e sperimentarmi. Comincio la trafila delle supplenze ed insegno “arte” alle scuole medie. Tengo corsi di pittura e di fumetto per giovani e adulti. Acquisto un forno per ceramica e comincio a realizzare rivestimenti prendendo spunto da vecchi decori che rivisito. Collaboro col gruppo “PLUCK” per realizzare installazioni sceniche per spettacoli teatrali e ludoteche. Disegno una vignetta per il sito di un programma radiofonico e realizzo un dipinto per una mostra a tema: un giorno sono un decoratore, l’altro sono un ceramista, l’altro ancora un vignettista, e concludo che mi piace»

So che hai volontariamente interrotto la carriera da docente, lo hai fatto per dare spazio al resto o i panni dell’insegnante ti stavano stretti?

«Più che altro si è trattato di un cambio d’abito, come sono solito fare. Non ho continuato il percorso professionale scolastico perché preferisco realizzare un prodotto finito tangibile che non sia una “previsione” per il futuro come lo è uno studente. Nella mia arte sento un’esigenza di immediatezza per cui tutte le attività in cui mi cimento devono avere una scadenza vicina entro cui poter osservare l’opera finita.»

Che legame c’è fra tutte le diverse forme d’arte di cui si compone il tuo percorso artistico/professionale?

«Nessun legame particolare tra i mezzi, se non lo stesso punto di vista. Il bisogno di allontanarsi momentaneamente da un’idea per non restarci impigliato, e rielaborarla meglio dopo aver realizzato qualcos’altro di completamente diverso. Nel 2011 decido di collocare tutto questo in un’unica soluzione commerciale e apro, insieme ad un collaboratore, un laboratorio artistico il cui nome è “fuori tema”. Il nome stesso ne incarna lo spirito: promuovere la libera creatività senza limiti di genere. Dalla pittura, alla ceramica, al ferro, nessun elemento comune e tutto da combinare.»

I like dancing (vernice spray)
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senza titolo (tecnica mista)
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vignetta digitale
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