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Uccise una figlia e ferì l’altra, iniziato il processo per Roberto Russo

Era caduto in uno stato di depressione a seguito di una crisi coniugale e alle ripercussioni legate alle difficoltà di trovare un’occupazione, ma, in ogni caso, la sua figura è quella di un marito premuroso, di un padre affettuoso, mai preda di gesti inconsulti, ma in nessun modo violento: questo, in sintesi, quanto ha riferito, stamane, ai giudici della prima sezione della Corte d’Assise di Catania Giovanna Zizzo, 44 anni, moglie di Roberto Russo, l’uomo di 47 anni che, nell’agosto del 2014, uccise, nella sua casa di San Giovanni La Punta, a pochi chilometri da Catania, la figlia Laura, di 12 anni e ferì gravemente l’altra figlia, Marika, di 14, per poi tentare di togliersi la vita.

Stamane è cominciato, a Palazzo di Giustizia, davanti ai giudici (presidente Grazia Caserta, a latere Giuliana Sammartino, Pg Agata Santonocito) il processo per questo terribile fatto di sangue, per il quale alto fu il clamore nell’opinione pubblica.

La donna ha ricordato la dinamica di una crisi coniugale, dopo 23 anni di matrimonio e una famiglia molto legata, crisi scoppiata in seguito anche a difficoltà economiche per il lavoro del marito.

Russo difeso da Mario Brancato e Alfio Grasso (le parti civili sono difese dall’avv. Giuseppe Lo Faro) era impiegato in un’azienda del gruppo Despar: nel 2012, per esubero di personale, era stato licenziato e non aveva più trovato un lavoro. Tirava avanti con piccole attività commerciali.

Quella terribile notte del 2014, l’uomo era stato disarmato dai suoi due figli maschi, Andrea, 22 anni, ed Emanuele, 17 anni. L a moglie non era in casa: si era trasferita presso la sua famiglia per recenti litigi con il marito. Motivo? Forse la gelosia. Parrebbe che la donna sospettasse di essere stata tradita: Russo avrebbe, tramite chat, ripreso a sentire una sua ex collega di lavoro, ma senza particolari risvolti, in particolare sentimentale. Prossima udienza il 28 gennaio.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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