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Falsi incidenti stradali e minacce a medici: truffe per 1 milione di euro

Sette persone in manette, 64 indagati. Avrebbero agito a danno delle assicurazioni

Infortuni casuali mascherati da incidenti stradali e minacce ai medici che si opponevano. È questo, secondo la Procura di Catania, il cuore dell’inchiesta “Road accident”. Un’organizzazione “familiare”, capeggiata dal pregiudicato 53enne Giovanni Pantellaro, che avrebbe messo in piedi truffe a danno delle assicurazioni. Un sistema che avrebbe fruttato, con 17 incidenti fasulli, circa un milione di euro nell’arco di un solo anno.

Sono 64 le persone indagate per aver in qualche modo contribuito a un sistema che faceva base in via Plebiscito. Non era un caso, infatti, che lo studio “Infortunistica stradale” – oggi sequestrato – fosse collocato proprio di fronte al Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele. Secondo gli inquirenti, era proprio da questa “base operativa” che l’organizzazione individuava i pazienti con lesioni compatibili ad incidenti stradali per “invitarli” a fare il proprio gioco. Praticamente, come sottolineato dal Dirigente della Squadra Mobile Antonio Salvago, “facevano casa e putia”.

A finire in carcere sono appunto Giovanni Pantellaro, ritenuto il vertice di questa associazione, il figlio 28enne Gaetano Pantellaro, e il genero 35enne Angelo Ragusa. Sono state disposte misure cautelari anche per i presunti procacciatori delle vittime: Giuseppe Alì (detto zio Pippo) agli arresti domiciliari, mentre a Carmelo Moncada e a Orazio Saputto (detto Squalo) è stata vietata la dimora nel comune di Catania.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania sono durate un anno. Sotto il mirino degli inquirenti, dal gennaio 2016 al gennaio 2017, alcune aggressioni ai medici del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele. Violenze che non sarebbero state interamente attribuibili a banali quanto incivili esplosioni d’ira. In un paio di casi, infatti, gli investigatori hanno ricostruito i legami con questo gruppo criminale.

Qual era il modus operandi del gruppo? Secondo gli inquirenti, le persone con traumi compatibili a ipotetici incidenti venivano individuate all’ingresso del Pronto Soccorso. Poi, veniva ricostruito il falso incidente stradale, si procuravano le automobili e si procedeva con la richiesta di risarcimento all’assicurazione. Nel caso di rifiuto, ci si presentava davanti al Giudice di Pace con i finti testimoni.

Ad insospettire gli investigatori, anche il fatto che in nessun incidente stradale fossero intervenute le Forze dell’Ordine e che la responsabilità del sinistro fosse sempre a carico di una sola parte. Inoltre, nel modello C.A.I. (costituzione amichevole d’incidente) non erano mai indicati i testimoni che emergevano soltanto in un secondo momento.

Dalle intercettazioni, emergerebbe poi come alcuni responsabili dei finti incidenti si proponessero per nuove collaborazioni: “Ciao ‘mpare, ti volevo chiedere un’informazione. Ma allora, dato che io il conto l’ho pagato al ristorante, che, un’altra mangiata me la posso fare o no?”

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Serena Di Stefano

Versatile, volubile e più frizzante della Citrosodina, se fossi un sapore sarei di certo il sale: piacevole solo se a piccole dosi. Orientamento religioso-ideologico-politico-culturale: Pier Paolo Pasolini. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Editoria e Scrittura, ho fatto due scelte che mi ero detta “non avrei mai compiuto”: tornare a Catania e fare giornalismo. A occhio e croce, il mio vocabolario fatica a legittimare le parole “mai” e “sempre”, per tutto il resto però c’è il “Sinonimi e contrari” sul comodino. Promemoria per la scrittura: scrivere soltanto notizie vere, utili e imparziali. Promemoria per la vita: sorridere e ringraziare.

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