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Triangolo di Acireale, parla la libraia Valeria Giunta: “C’è tanta paura e tanta omertà”

Delinquenza, sì, ma dovuta anche all’abbandono di istituzioni e persone che abitano in piazza Santa Chiara, più nota come “Triangolo”, vicino l’Area Com ad Acireale. Così un territorio ed i ragazzi che ci vivono sono lasciati a se stessi. Valeria Giunta, proprietaria di una libreria, al Triangolo ci lavora ma ha deciso di cambiare quartiere: «Non si può combattere una battaglia da soli», racconta la libraia.

Perché va via, le hanno danneggiato il negozio?

«Danni al negozio mai, perché i ragazzi sono stati sempre molti rispettosi dell’attività in quanto sono riuscita a coinvolgerli nelle che erano le iniziative che volevo fare. Ne avevo parlato con il nuovo sindaco, il quale era molto entusiasta che questa attività si aprisse in questa specifica zona di Acireale».

Esattamente lei cosa fa, oltre a gestire la libreria?

«Mi sono occupata nel 2014 di due progetti realizzati nei rispettivi istituti penitenziari minorili di Catania Bicocca e Acireale, che includevano il coinvolgimento dei giovani detenuti nel riapprocciarsi della lettura, in maniera differente, mirata nel reinserimento nell’ipotetica vita all’esterno delle carceri. Non ce l’ho con questi ragazzi, condanno le istituzioni che non gli danno la possibilità di inserirsi. Più volte ho dato la mia disponibilità al Comune, ai servizi sociali, con la presentazione di progetti mirati. Avevo proposto all’amministrazione comunale anche il ripristino del verde di questa zona: costo zero, spese zero, coinvolgendo tutti i ragazzi. Aspetto ancora una risposta».

Quando parla di “ragazzi”, chi e cosa intende?

«Sono giovani che impegnano il loro tempo a spacciare, fumare, bere. Io vivo il Triangolo, ci sono da mattina a sera quindi mi accorgo dei vari movimenti nonché di quello che trovo dal venerdì sera al lunedì: qui è una bolgia. Sono costretta a chiudere alle sette e mezza perché c’è il coprifuoco: i miei clienti me lo dicono chiaramente che non vengono perché hanno paura. Paura poi di un qualcosa che a mio dire non c’è nemmeno bisogno di avere paura. I ragazzi non sono mafiosi, con armi».

Il caso di Natale sembra però smentire.

«Un ragazzino di 12 anni a dicembre provò a fare quella che io chiamo una bravata. Oggi ho appreso che è all’interno di una comunità. Ho coinvolto anche la sorella maggiorenne, assicurandole che non avrei mai sporto denuncia».

A giugno si dovrebbe installare ad Acireale il circuito di videosorveglianza: potrebbe portare maggiore sicurezza?

«Ritengo che la telecamera ci stia, perché servirebbe un po’ da freno a determinate azioni. Una maggiore tutela per tutti, non solo per la mia attività che oggi ho deciso di spostare, perché comunque non si può combattere una battaglia da soli. Non ho nemmeno la forza di farlo».

I residenti si sono mostrati solidali?

«Ho trovato un riscontro positivissimo da parte di tutti. Ma come è solito dire: armiamoci e partite. Questo mio piccolo angolo è diventato quasi un confessionale: tanti si rivolgono a me perché con i ragazzi ci parlo sempre. Non c’è quell’unione che ci potrebbe permettere di lavorare in maniera diversa, insieme. Non sono fenomeni che si possono combattere con la denuncia ai carabinieri, un esposto, no: non è questa la giusta strada, ma il coinvolgimento diretto dei giovani ex detenuti. Reclamano la considerazione da parte di qualcuno».

Perché secondo lei non si è creata questa unione?

«C’è tanta paura, tanta omertà di fronte ad un fenomeno che con l’aiuto delle forze dell’ordine, dell’amministrazione si può gestire in maniera diversa. Quello che io dico sempre ai residenti quando vengono qui e mi dicono “faccia lei un esposto e noi firmiamo”. Non posso essere il capro espiatorio di un intero quartiere, anche perché devo difendere la mia attività che può diventare bersaglio».

Delle 41 telecamere previste nel piano Pon Sicurezza, nemmeno una sarà installata nell’area del Triangolo. Interessati unicamente il centro storico, con il Duomo, corso Umberto, piazza Indirizzo e porta Gusmana. Poi le frazioni a mare, Aci Platani e San Cosmo. Valeria Giunta adesso attende tempi burocratici per chiudere il suo esercizio ed aprirlo, però, da un’altra parte.

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Alberto S. Incarbone

21 appena compiuti ed una vita da studente davanti, di fronte a me vedo sempre nuove vie d'uscita. Gioco a fare il giornalista da quasi due anni, collaborando con TRA tv e Il Mercatino, anche se qualche volta mi diletto a fare il cameriere. Amo viaggiare a piedi per la Sicilia, ma soprattutto parlare, parlare con i vecchi. Radio, televisione, carta stampata e web non mi bastano: sogno una terra vergine da esplorare, in cui comunicare col pensiero. Nel frattempo mi trovate in giro ad intervistare qualcuno, sperando di fare domande intelligenti.

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