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Trantino annuncia querela contro Ingroia

Antonio Ingroia, magistrato assurto a leader politico, ha tirato fuori la carta del sospetto dopo una sua archiviazione e dalla famiglia del probabile “sospettato” è partito annuncio di querela. Cos’è accaduto? Tutto nasce dall’archiviazione di un’inchiesta per presunto abuso d’ufficio a carico del magistrato per la vicenda Sicilia e-Servizi (ne abbiamo dato notizia qualche giorno fa).

Ingroia ha lasciato intuire –come riferisce Livesicilia- che i suoi guai giudiziari siano da attribuire a un “fin troppo solerte sostituto procuratore della Corte dei Conti, legato, sia da affinità parentali che da passati incarichi consulenziali, a uno dei difensori dell’ex senatore Dell’Utri, come noto, da me fatto condannare per concorso esterno in associazione mafiosa e oggi perciò in carcere dopo la condanna definitiva”.

Il nome del magistrato? Gianluca Albo, nipote dell’avv. Enzo Trantino, già difensore di Dell’Utri. L’inchiesta sulle assunzioni a Sicilia e-Servizi nasceva dagli accertamenti contabili di Albo per un presunto danno erariale. Dopo l’archiviazione del caso, Ingroia ha scritto una lettera alla testata “Huffingtonpost”, tirando fuori la carta…del sospetto.

Oggi, è arrivata la reazione dei Trantino. Sulla sua bacheca facebook Enrico Trantino figlio di Enzo e presidente della camera penale di Catania, ha scritto il seguent post: “Ingroia attribuisce i suoi guai giudiziari a un solerte magistrato della Corte dei Conti, “legato, sia da affinità parentali che da passati incarichi consulenziali, a uno dei difensori dell’ex senatore Dell’Utri, come noto, da me fatto condannare per concorso esterno in associazione mafiosa e oggi perciò in carcere dopo la condanna definitiva”. Il difensore cui allude il sig. Ingroia è mio padre. Mi guardo bene dal lavare l’onta (per questo ci penseranno i giudici cui ci rivolgeremo). Credo però sia eloquente che un tizio che per decenni ha fatto il magistrato, parli di iniziative giudiziarie infondate, frutto solo di ritorsioni e vendette strumentali. Anzi, dalla sicurezza con cui ne parla, sembra quasi che siano state il suo pane quotidiano. Insomma, una carriera costruita su secoli di carcere richiesti per convenienza. Ha ragione Ingroia: qualcuno si deve vergognare e chiedere scusa.”

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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