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Torrisi (Pd): “Rischiamo deriva filoautoritaria, al referendum voto No”

“Sono in controtendenza? E’ vero. Ma lo sono assieme a tanti altri che dentro il Pd voteranno No al referendum. E non mi riferisco soltanto a D’Alema o a Bersani o al nutrito gruppo di parlamentari del partito che come me si sono espressi contro la riforma costituzionale ma anche a tanti militanti ed elettori democratici che il 4 dicembre voteranno No”. Jacopo Torrisi, avvocato, ricercatore e vicesegretario del Pd catanese non fa mistero del suo orientamento critico sulla riforma. “Ma critico nel merito”, precisa.

Partiamo dall’inizio.

«Perché no? Prima vorrei fare una premessa».

Prego

«Considero esagerate e fuorvianti certe espressioni come “deriva autoritaria”, anche se va ammesso che la riforma riduce la potestà legislativa del parlamento. Parlerei piuttosto di deriva filoautoritaria».

Cioè?

«Manca un adeguato sistema di contrappesi, di bilanciamenti tra poteri, di check and balances nei rapporti tra governo e parlamento e tra Camera e nuovo Senato . E questo può costituire un vulnus democratico. Con la nuova legge elettorale, poi, un solo partito avrà la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e potrà farsi le leggi da solo, nominare i membri della Corte Costituzionale.»

E dunque c’è una relazione tra riforma della Costituzione e legge elettorale?

«Indubbiamente. Dire che non vi è alcuna relazione tra l’Italicum e la riforma è un assurdo giuridico poiché le leggi agiscono in una cornice sistemica come sa qualsiasi studente al primo giorno di Giurisprudenza.

Un sistema che per i sostenitori del Si va cambiato anche perché troppo lento e farraginoso.

«Un dato è sicuro. l’iter legislativo è lento».

Zagrebelsky dice che questa “lentezza” non è dovuta all’inadeguatezza del sistema ma alla volontà politica.

«Sì ma la norma deve garantire il buon funzionamento del sistema a prescindere dal buonsenso di chi la applica. Il sistema non funziona se non riesce ad arginare l’assenza di buonsenso politico. Ma per fare questo non occorreva cambiare 47 articoli della Costituzione e indire un referendum incomprensibile per la maggioranza dei cittadini e le cui conseguenze, in caso di vittoria del Sì, non sono affatto prevedibili. E questo lo ammettono gli stessi costituzionalisti del fronte del Sì. Non si potranno prevedere, per esempio, gli effetti sulla terzietà della Corte Costituzionale».

L’alternativa, a sentire i sostenitori del Sì, è l’immobilismo, lasciare tutto com’è.

«Un’obiezione debole. Non volere questo specifico cambiamento, non significa non volere il cambiamento. Non si può approvare una riforma di questa portata senza capirne e prevederne le conseguenze. Meglio riforme più graduali e mirate su cui anche i cittadini possano esprimersi con maggiore consapevolezza. E vorrei aggiungere che trovo errato sottoporre ai cittadini un progetto di riforma così complicato persino per gli addetti ai lavori. Un percorso più graduale (e aggiungo condiviso) avrebbe senz’altro aiutato tutti ad attuare scelte più consapevoli».

Entriamo nel merito. Partiamo dal famoso articolo 70.

«Non funziona intanto perché contraddice il principio di immediatezza e di generalità: il testo deve essere semplice, breve e comprensibile. Esattamente il contrario di quello che si legge nella riforma. Ma la mia critica è legata soprattutto a ciò che non c’è scritto nell’articolo 70. Ci sono aspetti cui l’articolo non dà risposte. Penso per esempio alla composizione del Senato: come verrà nominato e formato?»

Vorresti che i senatori fossero direttamente eleggibili?

«Non necessariamente. In linea di principio non sono contrario al fatto che i senatori vengano nominati da e tra i consiglieri regionali e i sindaci. il problema è che nessuno saprà mai prima chi verrà nominato. E questo pone il tema della rappresentatività. Che non considero affatto secondario.Poi c’è un altro problema».

Quale?

«Mi chiedo come possano questi senatori legiferare, come potranno esprimere bene la propria funzione dovendo, per obbligo, partecipare alle sedute del Senato e contemporaneamente amministrare città e regioni. E come sarà possibile sincronizzare il calendario delle sedute del Senato con quello di venti assemblee regionali e di altrettante città, considerando che, da senatori, dovranno occuparsi di molte materie, alcune delle quali decisive».

Parliamo della famosa “clausola di supremazia”

«Anche quella non funziona e si presta facilmente ad abusi. L’unico organismo che può decidere in caso di conflitto tra camera e senato, o tra livello centrale e regioni e la Corte Costituzionale. Che però, come dicevo prima, rischia di essere espressione della maggioranza e del suo leader su cui si concentrerebbe un potere eccessivo».

Il famoso uomo solo al comando.

«Parlerei più che altro di pochi uomini soli al comando. Verrebbe da dire un’oligarchia».

E il presidente della Repubblica? Come verrebbe eletto?

«Nel sistema attuale occorre, dopo il terzo scrutinio, la maggioranza assoluta per eleggere il presidente. Nel nuovo assetto serviranno i tre quinti, il 60% dei presenti in aula dopo il settimo scrutinio. Numeri che la sola forza di maggioranza non potrà avere. A quel punto servirà un accordo tra le forze politiche. Ma siamo sicuri che si raggiungerà quest’accordo. Ricordiamoci che siamo in uno schema tripolare e di grande conflittualità politica. L’ultima volta, per Mattarella, l’accordo non si è raggiunto e l’elezione è stata resa possibile grazie al fatto che il quorum prevedeva la maggioranza assoluta. Ma adesso, coi tre quinti, nulla è scontato».

E in quel caso? Se non si raggiungesse l’accordo?

«Subentrerebbe il supplente, ossia il presidente della Camera».

Che poi potrebbe essere espressione della stessa maggioranza?

«Potrebbe.»

Ultima domanda. Cosa si risponde a chi dice che votando no si vota come Casapound?

«Rispondo: ma che razza di osservazione è? La costituente sviluppò un dibattito traversale agli schieramenti politici per un interesse nazionale superiore. Nel dibattito costituzionale non si può dare peso alle apprtenenze. Forse qualcuno dovrebbe riprendere i libri di storia».

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