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Il Terzo Tempo nel Rugby: quando lo stadio diventa luogo d’incontro

A vent’anni dall’ingresso dell’Italia nel prestigioso Torneo 6 Nazioni di Rugby , il Terzo Tempo fatica a ramificarsi in altri contesti sportivi. Agli abbracci fraterni sotto l’insegna dell’unica grande famiglia dello sport, assistiamo ancora a violenze gratuite e rappresaglie organizzate. L’Urlo vi porta alla scoperta di un momento pre e post partita che sta facendo scuola.

Una domenica di sorrisi: la magia del Terzo Tempo

Roma, 24 febbraio 2019. Dopo il vento furioso del sabato, è una gradevole giornata d’inverno, al sole si sta bene. In Piazza San Pietro c’è più confusione del solito, in attesa della preghiera dell’Angelus. Ti guardi attorno e non scorgi un punto vuoto all’interno del colonnato del Bernini. Se affini lo sguardo, noti la prevelenza del colore verde chiaro. A Roma sono arrivati gli Irlandesi, con la loro simpatia riflessa nell’immancabile sorriso, con quell’inefabbile sobrietà imbevuta in litrate di buona birra. Da ferventi cattolici sono accorsi in tantissimi a rendere omaggio a Papa Francesco, accogliendone la benedizione. Un fugace saluto, alcune foto di rito, poi si parte tutti insieme in direzione dello Stadio Olimpico.

È il giorno del 6 Nazioni di Rugby, un appuntamento fisso nel cuore delle due isole d’oltre Manica. È il giorno di Italia – Irlanda. Le vie romane subiscono volentieri l’invasione dell’ondata verde, massiccia ma mited: non uno schiamazzo, non una carta gettata per terra. È lo spirito sportivo di marca british, quello vero, lontano dalla violenza degli Hooligans. Da Piazza Risorgimento prendiamo insieme il tram numero 32, che non ci mette molto a riempirsi a tappo. Prendo posto accanto a tre ragazzi di chiare origine britanniche; il loro accento inconfondibile e i capelli rossicci mi fanno credere che siano irlandesi, tuttavia la divisa che sfoggiano contenti mi lascia qualche dubbio. Lei indossa la maglia azzurra della nostra Nazionale, uno dei due uomini quella bianca da trasferta: sono inglesi venuti a Roma per tifare Italia. Con il mio stentato anglo-siciliano abbozzo una conversazione che avrebbe irritato non poco la mia professoressa d’inglese del liceo.

Il Foro Italico, tra memoria e presente

Giunti a destinazione nel tempio dello sport nostrano, ti lasci rapire dal Foro Italico: la lunga via della Walk of Fame, lo stadio del Tennis, le piscine e gli altri impianti … Certo, si potrebbe rimodernare un po’, ma nel complesso gli occhi di un siciliano rimangono sorpresi. Poi lo sguardo torna a virare sulla marea verde, che in netta prevalenza occupa il Terzo Tempo Village: una ventina di distributori di birra sono presi da cortese assalto dai tifosi, altri mangiano panini sui prati. Non un grido, non un pericolo di tafferugli. In fondo, è in corso una gara non scritta al vestito più bello. È la festa del Rugby, è il fascino intramontabile del 6 Nazioni. Non posso non chiedere una foto a due uomini, non tanto sobri, che nonostante l’età sfoggiano un abito da elfi ricolmo di trifogli (un pugno in un occhio, ma troppo divertenti). Due temerari sfilano con il kilt scozzese, in barba al rigore dell’inverno. La maggior parte sfoggia fiera la maglia della propria Nazionale – un buon costume che da noi proprio non riesce ad attecchire.

Anche noi facciamo la nostra bella figura. Un barbuto Biancaneve si fa accompagnare da tre nanette con la parrucca del Tricolore. Poi scorgi l’esilarante banda giallo-blu, che con le proprie trombe allieta ogni partita dell’Italia. Il loro spettacolo è già cominciato; si faranno sentire durante il match. Davvero un bel posto dove trascorrere una domenica con la propria famiglia.

La partita: 80 minuti insieme

Raggiungo la postazione riservata anzitempo, non sto più nella pelle. Lo stadio è ancora vuoto, pochi temerari sono entrati già un’ora prima del fischio d’inizio. Minuto dopo minuto gli spalti si riempiono quasi del tutto. Giochiamo in casa, ma gli ospiti sono la metà, se non in maggioranza. Il loro verde continua a distinguersi nel variegato mosaico delle tribune. Sì, perché in questo magnifico torneo non c’è un posto specifico riservato agli ospiti: tutti siedono insieme, senza distinzione. L’ennesima dimostrazione di come lo sport si attesti quale miglior cura contro il razzismo. Ogni dubbio sull’ingente presenza irlandese viene fugato con l’ingresso in campo delle due squadre e il canto degli Inni. La canzone del soldato rimbomba tra le mura dell’Olimpico, un’emozione pure per noi. Vi invito a leggerne il testo: possiede lo stesso spirito delle parole di Mameli. Raccontarvi del nostro Inno mi sembra superfluo: mano sul cuore, occhi al cielo, voce a squarciagola per il tuo Paese, per la tua Nazionale.

Quando inizia lo scontro e arrivano i primi punti, quasi rinnego il mio posto privilegiato in Tribuna Stampa. Bello quanto si vuole, centrale, perfetto per la visione del match … Bello, ma nulla a che vedere con le tribune da dove si sprigiona il tifo vero, sentito, palesato fino allo sfinimento. Vorresti abbandonare tutto e sedere lì con i tuoi connazionali, magari accanto a qualche irlandese, con cui abbraciarti e a cui stringere la mano per la meta realizzata.

E quindi?

E quindi, amici lettori, fatevi questo regalo: andate a Roma per una partita del 6 Nazioni, anche se non capite niente di Rugby. Comprenderete sino in fondo l’importanza dello sport nella società attuale. Dobbiamo preservare questa bellezza come un tesoro. Godiamocelo e facciamolo godere ai nostri bambini. Il 16 marzo ci sarà Italia – Francia. Altrimenti, organizzatevi per i prossimi anni, in attesa del ritorno degli scozzesi e degli inglesi. Poco importano le venti sconfitte consecutive, il fascino per noi tifosi rimarrà immutato.

Dimenticavo il contorno artistico. Nell’intervallo tra i due tempi, spettacolo offerto da una compagnia di sbendieratori di Firenze, famosa a livello internazionale. Dopo il match, concerto di Roy Paci all’esterno dello stadio per chi non patisce la stanchezza.

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