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Terme di Acireale: il commissario Bosco “C’è un’ombra che trama”

“C’è qualcuno che vorrebbe prendersi per uno-due milioni un patrimonio che vale almeno 30” ad affermarlo all’Urlo è il commissario delle terme di Acireale Lugi Bosco. Quando si è insediato non ha creduto a chi lo aveva avvertito in merito a questa minaccia, Bosco aveva pensato fosse solo una fantasia, oggi ne è convinto anche lui “lo so, ma non ho le prove, perchè se no mi sarei già rivolto al procuratore” dice.

Il commissario è amareggiato per chi tenta di mettergli i bastoni tra le ruote ma pensa di potere ancora salvare le terme e con loro l’economia di tutta la città di Acireale.

Per rilanciare le terme ci vogliono 20 mln, di cui 10-12 servono per saldare i debiti, 8milioni sono invece necessari per sistemare e mettere in sicurezza tutti gli impianti –  spiega – la regione in questo momento non ha i soldi, l’unica soluzione allora è procedere con il bando per la gestione privata“.

Secondo il commissario uno o più operatori privati potrebbero mirare ad turismo termale che potrebbe far gola ai turisti della terza età provenienti dal nord europa. In questo caso non funzionerebbero solo le terme ma si creerebbe anche indotto.

L’ostacolo al bando era rappresentato dal pignoramento imposto da Unicredit (cui non sono stati pagati i ratei del mutuo per acquistare il centro polifunzionale), ma Bosco dice di aver risolto la questione andando a trattare direttamente lui con i vertici nazionali della banca. Il commissario ha già nelle mani una lettera dell’istituto di credito che gli permette di fare in modo che chi si aggiudicherà le terme, attraverso il bando, pagherà invece dell’affitto il debito ridotto ad 8 milioni in tre rate. Già martedì andrà a Palermo in assessorato per indicare le direttive che il bando dovrà contenere. “Sono convinto chè il bando risulterà appetibile se riusciremo ad impostarlo nella giusta maniera – afferma ottimista –  so che delle società sono interessate: un gruppo di Istambul, uno italiano. Entrambi hanno preso misure ed hanno cercato informazioni sulla struttura. Poi devo anche dire, che mi è giunta voce, che la stessa società che ha comprato la Perla Jonica potesse essere interessata all’acquisto. Io non ho mai ricevuto richieste in particoalare da loro, ma a me non interessa, l’importante è arrivare a fare il bando”.

E nel frattempo? Secondo il commissario le terme devono restare aperte ed il patrimonio deve rimanere inalterato e quindi non subire nessun pignoramento. Se infatti le banche dovessero avere la meglio in tal senso, il rischio è di vedere venduto per un piatto di lenticchie pezzi della struttura che valgono molto di più.

Non c’è nessun guadagno economico nel riattivare le terme ma di fatto se queste continuano a funzionare si mantiene alto l’interesse su una struttura e i pretendenti possono essere più interessati all’acquisto: un conto è accappararsi un struttura che ancora, malgrado tutto, funziona; un’altro è acquistare qualcosa che deve ripartire da capo.

I vari assessori al bilancio che si sono susseguiti alla regione hanno mostrato di non voler uscire un euro per il termalismo, oggi Baccei sostiene che dare alle terme 400mila euro costituirebbe un’alterazione dei regimi della concorrenza. Baccei parla di aiuti di stato che andrebbero a favore di una realtà contro una privata, Bosco ribatte “qui si parla di un prestazione medica a tutti gli effetti e poi la proprietà, che in questo caso è la regione, perché non deve pagare i debiti che ha maturato la sua azienda? Se non lo fa, vuol dire che ha deciso di porvi fine”.

Ma non è solo la regione con i suoi assessori a fare da bastian contrario, in tutta questa storia non è ancora chiaro cosa voglia fare l’amministrazione acese. Il comune invia alle terme una cartella della Serit del valore di 1 mln e 700 mila euro. Di sola Imu ha pretese per 350 mila euro. Una cifra che secondo Bosco andrebbe sicuramente rivista, d’altro canto se il comune di Acireale rivuole le sue terme deve anche fare in modo che questo avvenga. “Devo assolutamente interloquire con il sindaco Barbagallo e capire cosa vuol fare lui e come ci vuole aiutare“.

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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