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Seltz Simone e Sale

Temptation Island ci riguarda tutti: a nostro agio, nel disagio

Analfabeti funzionali e scienziate dello shatush per farci credere che siamo meglio di così. L'unico fenomeno estivo che possiamo permetterci

Le relazioni sono una gran fatica. Ci vuole molto impegno per stare insieme nel corso degli anni, crescere, vedersi cambiare e accettarsi comunque. La crisi è sempre dietro l’angolo. Ma cosa fare, allora, quando non ci sono più argomenti né a letto, né a tavola e insieme ai Sofficini dell’hard discount ci sono solo silenzi per cena? Si potrebbe parlare, confrontarsi, magari anche con l’aiuto di uno specialista in terapia di coppia. Ma è così noioso! Non sarebbe meglio infilarsi un perizoma argentato, far partire una bachata di quelle serie e far incontrare il proprio inguine con quello di uno sconosciuto sulle note di Alvaro Soler? Ma certo! È il modo migliore per chiarire ogni dubbio! Lo sanno bene i protagonisti di Temptation Island che è l’unico fenomeno estivo che ormai ci resta e che possiamo permetterci.

Si, lo so, si poteva parlare di qualunque altra cosa, ma siamo di fronte a un 22% di share a giugno e a circa 10milioni di impressions su Twitter. Temptation Island ci riguarda tutti: chi lo guarda con un pizzico di senso di colpa, chi lo commenta con fierezza perché se ne frega se è un peccato proibito, chi non lo vede ma si ritrova la faccia di Katia sui social, perfino chi voleva fare lo snob e adesso è qui a scrivere 900 parole su quattro arrapati. L’unico vero falò estivo, nell’immaginario collettivo, è ormai quello di Canale 5 (anche perché, sulle nostre spiagge, i fuochi sono vietati e l’unica cosa che possiamo accendere in vacanza sono i mutui). Ma cerchiamo di entrare con tutte le scarpe (dei sandali gioiello, è ovvio) dentro il fenomeno.

Il copione è sempre lo stesso. E lo spettatore lo sa. Si aspetta tutte le dinamiche che avvengono in onda e non sono previsti colpi di scena. Gli uomini sono quasi sempre degli analfabeti funzionali mammoni fino alla patologia, tranne uno, che deve diventare il patatone di turno – tradito, cornificato, umiliato – a cui voler bene.
Le donne sono il più delle volte delle scienziate dello shatush, che si vantano di essere mature, con un passato difficile e un atteggiamento da femmina alfa, tranne una – che deve diventare tipo Elena di Troia  – da insultare fino all’inizio della vendemmia. Tutti questi premi Strega hanno il compito di diventare dei meme. Ma prima di ritrovarli sui social, li guardiamo in tv. E un po’ ce ne vergogniamo. Ci piace, ma non vorremmo fosse così. Ma d’altronde è meglio del circo. E gli animali non sono maltrattati.

Non si capisce come e perché, ma esattamente 17 minuti dopo essersi scambiati promesse di fedeltà eterna, i componenti delle coppie regrediscono a facoceri nella stagione degli amori e si appartano tra i cespugli di rosmarino e nei bagni (salvo poi accampare scuse assurde tipo “mi stava guardando se avevo la gola arrossata”).
Ci sono le telecamere, ma loro, due secondi dopo aver infilato il costume, se lo dimenticano. Certo, se vieni ripreso segretamente per diversi anni da un sistema nascosto di telecamere a circuito chiuso ci può stare, dopo un decennio, che ti dimentichi di venir registrato. Ma se l’unica videocamera che hai visto nella tua vita è quella della zia Anna alla cresima e ti ritrovi di botto con una cinepresa sulle chiappe che sembra volerti fare una colonscopia allora no, la scusa non regge.
Appena salutano i partner, i concorrenti di Temptation Island scambiano i tentatori e le tentatrici per degli psicologi dell’Asl e si aprono come cozze nel sugo. Confessano tutto: come lo fanno, quante volte lo fanno, perché odiano il padre, che rapporto hanno con la suocera, quanto la motilità intestinale incide sulle loro vite, il pin del bancomat, il valore dei trigliceridi e altri dettagli privati e intimi delle loro esistenze. Al secondo Mojito perdono le mutande, ai falò di confronto perdono la dignità, ma sono consapevoli di guadagnare follower e sponsor.  Detto così, appare tutto molto ridicolo. E in realtà certo che lo è. Ma allora perché ci piace così tanto? Semplice: perché Temptation Island è il romanzo popolare italiano in cui tutti possiamo rispecchiarci. Una storia che è quella di tutti. Ma peggiore. Ed è un gran sollievo.

Abbiamo tutti dei lutti emotivi che possiamo elaborare solo identificandoci con una persona che piange sulle note di Alessandra Amoroso. Meglio se canta “Urlo e non mi senti”.
Abbiamo tutti uno ex stronzo o una ex traditrice che vogliamo identificare nel concorrente di turno e insultare come fossimo deputati della Lega ubriachi alla finale di Miss Padania.
Abbiamo tutti il desiderio di accomunarci sulla rassicurante certezza che le donne sono tutte uguali e i maschi fanno tutti schifo.
Ma soprattutto, abbiamo tutti voglia di pensare che non saremo mai così, che siamo molto meglio, che tutto sommato siamo delle belle persone.

Perché diventare cornuti è una scocciatura. Ma se è Maria De Filippi a chiedertelo, allora – per loro – è solo gran culo. Quello del perizoma argentato di prima.

 

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Simone Rausi

Belle camicie e brutti tagli di capelli dal 1986. Scrive storie. Ascolta musica orribile. Guarda troppe serie tv. Ha scritto per radio, tv, pubblicità, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale. Il suo ultimo romanzo, Libera per tutti, ha un cactus che vola in copertina. Leggerezza. Ma con le spine.
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