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Teatro Stabile, sindacati: “ma quale costo del personale! Prevalga senso di responsabilità”

Il Teatro Stabile è in agonia, o quasi. Qualche giorno fa si è dimesso il presidente Salvatore La Rosa, chiedendo un commissario straordinario. Insomma, la situazione è veramente drammatica. I conti non tornano, forse non torneranno mai. Stamane, davanti al Palazzo dell’Esa, i sindacati Cgil-Cisl-Uil e Ugl hanno incontrato la stampa sull’argomento.

Sulla vicenda del Teatro Stabile, peraltro, si stanno raccogliendo le firme per un consiglio straordinario.

“Se ci sono state responsabilità nella gestione dell’ente –ha dichiarato il segretario generale della Cgil Giacomo Rota- il Presidente La Rosa prima di dimettersi doveva passare le carte alla Procura della Repubblica. Invitiamo e sfidiamo tutti i soci a farlo. Dimettersi e scappare è troppo facile, qui bisogna restare per risolvere i problemi. Invochiamo il commissariamento del Teatro, se l’amministrazione non è capace, ma dare la responsabilità ai lavoratori è di cattivo gusto. Nonostante le innumerevoli richieste di accesso agli atti, non abbiamo mai visto la fantomatica relazione degli ispettori. Chiediamo all’assessore Barbagallo di tenerci informati e al Sindaco Bianco di difendere il Teatro Stabile. Chiamiamo le istituzioni alle loro responsabilità e riteniamo questo gioco dello scaricabarile stucchevole”.

Da più parti si punta l’indice sul costo del personale. “I tagli drastici a cui allude La Rosa non possono gravare sui lavoratori, è puerile attaccarci” –ha detto Salvo Orlando della Uil com.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Davide Foti, segretario della Slc Cgil:

Il problema è il costo del personale?

“No, il problema non è il costo del personale, perché il costo del personale sta nei 35 lavoratori che sono a tempo indeterminato, il cui costo si aggira attorno al  milione e mezzo, milione e settecento l’anno. Se noi mettiamo che gli incassi generici, parliamo, fra fondi, biglietti,, sono quantificabili intorno a 4 milioni e 100/200 questo vuol  dire che il problema non è il personale e non sono gli accordi sindacali, come è stato detto, secondo noi”.

Perché viene detto, è un luogo comune?

“Perché è la cosa più semplice, Addossare la colpa a chi non c’entra per lavarsi le mani da parte di chi fa veramente danni”.

Non è vero assolutamente, quindi…

“Da quello che leggo dai giornali –perché la relazione non  ce l’hanno data- ci contestano un accordo di stabilizzazione del 2011, hanno una data sbagliata,  noi abbiamo cominciato il processo di questo accordo di stabilizzazione nel 2008. Riguardava 10-12 persone. Al momento in cui la Regione, nel 2011-2012, ha mandato una circolare dove si diceva che non si poteva assumere noi ci siamo bloccati.”

E allora?

“Guardi abbiamo fatto un sacrificio. Abbiamo fatto dei contratti di solidarietà per gli attori, assumendoli al minimo sindacale.”

Quali le ragioni di fondo di questa crisi?

“Calo degli incassi, calo dei fondi generici che passano da otto milioni a quattro milioni, e poi non  metto in dubbio che ci sia stata forse una gestione allegra.”

Che vuole dire?

“Nei costi di produzione normalmente rientrano anche le compagnie e gli attori, quindi se dicono che  i costi di produzione sono stati alti, bisogna mettere anche il costo dei lavoro. Quindi, io faccio l’esempio del  Teatro Piccolo di Milano, che non chiude mai con un attivo in  una produzione, perché? Perché il teatro in generale quando perde già qualche mila euro è nelle regole.”

Ma 13 milioni è pesante?

“I 13 milioni sono pesanti,  da quello che ci dicono –perché abbiamo chiesto le carte e non ce le danno- c’è  un milione e quattro mila euro nell’ultimo anno di oneri, dovuti a tasse non pagate, a multe e a tutte una serie di cose.”

Come se ne esce da questa situazione?

“Se ne esce se i soci -e parlo del sindaco Bianco e dell’assessore Barbagallo in questo caso- si prendono la responsabilità di fare una cosa seria e la cosa seria è sedersi tutti gli attori principali al tavolo e vedere come fare un processo di risanamento con le leggi che ci sono che abbiamo a disposizione, e allora ce ne usciamo. Se continuano a latitare, a tirare il sangue piano piano a questi lavoratori, per poi chiudere il teatro ce lo dicano prima”.

Non c’è un progetto del genere?

“Se c’è una strategia noi la contrasteremo.”

Qualcuno vorrebbe farlo chiudere il teatro?

“Potrebbe anche essere.”

C’è chi vorrebbe fare accorpamenti con il Bellini?

“Questa è una dichiarazione del sindaco Bianco e io non la condivido. Per fare un processo del genere occorre cambiare due o tre leggi di cui una  ministeriale, quindi è un po’ difficoltoso poi se ci riesce.. ma sminuire la figura del teatro di tradizione e inserirla all’interno di un ente lirico sinfonico  è un abominio”.

 

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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