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Teatro Stabile, Salvatore La Rosa: “ecco perché ho rimesso il mandato di presidente”

“…La situazione dell’Ente risulta quindi di tale estrema gravità da essere ostativa al perseguimento degli alti obiettivi culturali e sociali che il nostro Teatro ha raggiunto in passato e che dovrà ancora conseguire in futuro. Intendo ribadirVi la mia convinzione chel’ampiezza e la profondità delle misure da assumere sul piano del risanamento finanziario, del riassetto organizzativo, delle relazioni sindacali, delle modifiche statutarie pososno essere adottate soltanto da un’amministrazione di tipo straordinario…”

Con questi parole, il presidente del Teatro Stabile di Catania, l’economista Salvatore La Rosa ha rimesso il suo mandato ai soci. E la sostanza di queste parole è stata ribadita, oggi pomeriggio, negli uffici de le Ciminiere, nel corso di una conferenza stampa, presente anche il vice Jacopo Torrisi, che nella vita, fra l’altro, fa il vicesegretario del Pd catanese. La Rosa dopo appena cinque mesi va via. Sullo sfondo la drammatica condizione finanziaria di un ente culturale di grande prestigio che ormai “agonizza”, fra conti che non tornano, debiti e mire politiche di “occupazione militare” del Potere Pd.

La Rosa se ne va e chiede una gestione commissariale. L’unica –a suo dire- che possa agire per affrontare questa situazione, certificata dagli ispettori inviati dall’assessore regionale allo spettacolo Anthony Barbagallo. Risultato? Nella gestione del Teatro ci sarebbero “gravi irregolarità amministrative”.

E i debiti? Intorno a 13 milioni di euro. A chi gli ha chiesto delle responsabilità di questa situazione, ha risposto: “la gestione degli ultimi anni non è stata attenta”. Per il resto tutto resta affidato al commissario, sulla sui necessità “convergono” –ha riferito La Rosa- sia l’assessore Barbagallo che il sindaco di Catania Enzo Bianco. Cosa farà l’ex presidente? Continuerà il suo lavoro in banca: del resto, per l’incarico al Teatro non ha ricevuto nemmeno un euro, ricorda ai cronisti. La situazione è drammatica come emerge chiaramente dalla lettera di dimissioni di La Rosa: “…la prima è la situazione del bilancio che, al 31 dicembre 2015, riporta una perdita in conto economico di circa 1,4 milioni di euro, una situazione debitoria complessiva di circa 13 milioni e un disavanzo patrimoniale che raggiunge i 7 milioni..”.

Chi metterà piede allo Stabile dovrà avere nervi saldi e fegato…da vendere. Staremo a vedere gli sviluppi di questa nuova “pagina tragica” della “nuova” Catania di questi tempi.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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