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Teatro greco romano, i ciechi non sono disabili?

All'«Amenanos Festival» i diversamente abili hanno un settore riservato. Ma non vedenti e ipovedenti non sono considerati

Il Teatro greco romano di Catania, sito in via Vittorio Emanuele, torna a far discutere. Al via una rassegna di tragedie e spettacoli teatrali organizzati dell’associazione DiDe. Ma, oltre ad altri problemi, ad alcuni disabili l’accesso non è garantito.

Il revival del Teatro greco romano e l’Amenanos Festival

Per rivalutare il Teatro Antico, il sindaco Salvo Pogliese, l’assessore regionale al Turismo, Alessandro Pappalardo, e l’assessore comunale alla Cultura, Barbara Mirabella, hanno presentato il programma di DiDe.

L’associazione culturale, il cui presidente è Michele Di Dio, è così la protagonista dell’«Amenanos Festival – Il Teatro Classico a Catania». Un’ambiziosa kermesse che dal 3 al 19 maggio tenta di far rivivere il Teatro Antico, e anche di conciliare Eschilo con Sheakespeare. I tragediografi e il drammaturgo inglese hanno in comune l’aver indagato l’animo umano. Inoltre, il Teatro greco romano ricorda il sistema elisabettiano, perché incorniciato da case.

L’iniziativa, che deve il nome al fiume Amenano, mira ad accendere i riflettori sul patrimonio culturale catanese dimenticato. Proprio per lasciare visibili le acque della naumachia, infatti, l’associazione ha montato un palco in policarbonato trasparente, su tubi innocenti. Il programma prevede 4 spettacoli, più le repliche. Ma anche il coinvolgimento del Globe Theatre di Roma di Gigi Proietti e, già solo per il terzo e quarto week-end, di ben 40 elementi tra attori, cantanti, musicisti.

Il successo di DiDe e gli ostacoli incontrati

“Al contrario di quanto alcuni abbiano detto, Dide è un’associazione privata che non gode di alcun finanziamento pubblico. Inoltre, l’attività promossa in quest’occasione riporta l’opera classica al Teatro greco romano di Catania per la prima volta, dopo vent’anni. L’abbiamo fatto, tra l’altro, in mancanza dei bandi di destagionalizzazione previsti, che sono rimasti bloccati per la stagione primaverile. Faremo ricorso”, ha spiegato Michele Di Dio.

Tuttavia, oltre all’impresa ardua riuscita egregiamente data l’affluenza agli spettacoli, DiDe pare aver dovuto affrontare tutta una serie di “inconvenienti” non contemplati inizialmente.
Affittare il Teatro antico è stato come affittare una casa senza un tetto. Quando si paga per avere concesso un polo archeologico, è compito di quest’ultimo fare in modo che sia efficiente. Invece, ci siamo trovati addirittura a doverci procurare 2 gruppi elettrogeni per andare in scena. E anche ad aggiustare il sito, provvedere ai cuscini“, continua.

Michele Di Dio, però, è molto felice del successo riscosso: “Su tre serate abbiamo già raggiunto oltre 2mila partecipanti, nonostante i prezzi dei biglietti non siano stati bassi. E poi c’è grande soddisfazione per aver riportato l’opera classica al teatro, con la regia di Daniele Di Salvo. Proprio lui che se ne occupa al Teatro greco di Siracusa. L’iniziativa ha anche attirato l’attenzione della Rai”, ha detto.

La concessione d’uso e le condizioni

Secondo quanto stabilito da una circolare del 2008 (protocollo n. 49341), del Dipartimento regionale ai Beni Culturali e Ambientali ed Educazione permanente, la concessione del Teatro greco romano è di 500-1000 euro al giorno nel caso delle rappresentazioni classiche.

Non è dato sapere quanto l’associazione DiDe, patrocinata dal Comune, dal Polo Regionale museale di Catania e dalla Regione Siciliana, abbia realmente versato, per la durata di 16 giorni. E non lo si sa anche per “proteggere i dati sensibili”, come affermato dalla dottoressa Gioconda Lamagna, archeologa responsabile del Teatro greco romano. Peccato che la legge sulla trasparenza preveda altro.

“Di questi tempi ci sono state delle restrizioni e un richiamo a livello centrale per quanto riguarda le dichiarazioni alla stampa“, ha detto. Affermazioni che lasciano l’amaro in bocca, in un’epoca in cui la libertà di stampa è messa a dura prova.

“C’è una circolare assessoriale ufficiale a cui ci siamo attenuti per stabilire l’importo. L’associazione non è stata patrocinata dalla Regione e ha pagato regolarmente. La scelta è ricaduta su Dide perché è stata l’unica ad aver presentato l’istanza“, rivela la dirigente. “A questa, abbiamo chiesto di installare il palco più leggero possibile, il 3% sull’incasso dei ticket, tutte le assicurazioni previste per eventuali danni, il pagamento straordinario dei custodi”, ha continuato.

L’accesso ai diversamente abili

Cultura, inclusione, pari opportunità sono alcuni degli elementi fondamentali di una società civile, nonché alcuni dei pilastri del nostro ordinamento giuridico. Temi che, inevitabilmente, risultano il più delle volte interconnessi.

Ma, al Teatro greco romano di Catania, almeno in occasione del Festival, potranno accedere i disabili?
“Ci siamo attenuti alle normative previste, non so entrare nel dettaglio”, ha chiosato Lamagna, aggiungendo di aver riservato un settore ai diversamente abili e di aver ricevuto il benestare degli enti competenti, vigili del fuoco compresi.

Non sembra sapere se un non vedente o un ipovedente sia in grado di affrontare il percorso. Anzi, pare proprio non aver visto alcun percorso tattile nella struttura di cui è responsabile. Come se tra i diversamente abili non ci fossero anche loro.

Il sopralluogo al Teatro greco romano

È durante il sopralluogo che si può aver conferma di come, al Teatro antico, i ciechi non siano contemplati. Nemmeno per le normali visite diurne. Il percorso diurno per i disabili è un corridoio che arriva fino alla cavea, privo di ostacoli. Ma, nel caso dei soggetti con problemi di vista, tutto questo non basta.

“I ciechi vengono con l’accompagnatore. Ogni tanto qualcuno viene, ma noi stravolgiamo luoghi per niente. Il Medagliere del Paolo Orsi è anche per i non vedenti. Per far entrare 1-2 disabili ogni anno… lo capisco però se un cieco viene qui e noi abbiamo previsto le hostess…”, prova a giustificare la dottoressa Lamagna.

“In occasione degli spettacoli, per i disabili è stato riservato un settore al piano superiore, nell’ambulacro. In base alle notizie ricevute, una volta essi facevano ingresso con l’ascensore. Oggi, è rotto“, ha spiegato Michele Di Dio.
Inoltre, la passerella riservata ai diversamente abili sarebbe utile solo durante le normali visite del sito: “Le sue dimensioni ridotte non consentono contemporaneamente il passaggio, in caso d’emergenza, di sedie a rotelle e altri spettatori”, ha continuato.

teatro greco
la passerella per disabili del Teatro antico

Le responsabilità delle mancanze al Teatro antico

Tuttavia, a essere troppo spesso additati sono i dirigenti. Come se tutte le evidenti mancanze fossero responsabilità loro: “Non vede il vuoto che c’è qui? Non c’è più nessuno”, osserva Lamagna, mostrando il bassissimo numero di personale a disposizione e denunciando la mancanza di nuove assunzioni.

“Non mi sento di poter addossare tutte le colpe alla dirigenza. Il problema è regionale. Nessun polo archeologico siciliano consente a tutti i disabili di vedere per intero la struttura. L’assessore Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso recentemente in un incidente aereo, era l’unica speranza per i Beni Culturali siciliani. La dirigenza può soltanto, subito dopo aver ricevuto in custodia il luogo d’interesse, fare una perizia su tutte le mancanze e comunicarle alla Regione Siciliana. Ma, in mancanza di Tusa, le porte rimarranno chiuse”, ha spiegato Michele Di Dio.

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