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“Te la faccio annusare e poi scappo”, storia di una profumiera qualunque.

Lo scopo della profumiera non è raggiungere la meta, ma farci avvicinare la vittima designata con un insano narcisismo atto solo a intrappolare il malcapitato nei cerchi di un sasso tirato nell’acqua sul riflesso della propria immagine.

Uno degli archetipi più allegorici delle love story “mordi e fuggi” è la rosa fresca aulentissima che inebria la preda del suo “feromonico” profumo e poi scappa. Lo scopo della suddetta profumiera non è raggiungere la meta, ma farci avvicinare la vittima designata con un insano narcisismo atto solo a intrappolare il malcapitato nei cerchi di un sasso tirato nell’acqua sul riflesso della propria immagine.

L’insostenibile leggerezza della battuta di caccia

Le strategie dell’inutile caccia ammettono l’utilizzo delle tecniche più proterve. La mitologica creatura propizia la propria arte venatoria utilizzando le proprie esche così come Cupido fa con le frecce del proprio arco. Ma non per trafiggere e prendere, bensì per trafiggere e scappare.

La battuta di caccia può essere più meno laboriosa e lunga. Può coinvolgere più o meno prede come più o meno esteso può essere il territorio. Generalmente il prediletto della profumiera si estende tra i confini dei social.

Il primo periodo di avvicinamento è assolutamente profetico e costellato d’indizi, dove la profumiera fa intendere alla preda che si tratti di un rituale di corteggiamento.

Si comincia in genere con un post occultamente attraente, come il nettare della drosera lo è per gli insetti.

La preda, prevedibile come la Tari, si avvicina timorosa abboccando all’esca con un timido like.

Il secondo passo della stratega sarà trasformarlo in un audace cuoricino di ultima generazione.

Dopo lo stillicidio di diversi post, da Susanna Tamaro a Hank Bukowski, passando inevitabilmente da Neruda, si aprirà la botola letale: farsi contattare in chat.

L’agonia, sempre stabilita dalla carnefice, può essere più o meno lunga, ma sempre il medesimo sarà l’esito finale. Ignominiosa fuga ed ego soddisfatto, lasciando l’ormai inutile illuso ad autocommiserarsi con un palmo di naso.

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