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Tasse e polemiche, “ Riscossione Sicilia ” e Politica: i dieci giorni che “sconvolsero” la Trinacria

Unisce e poi divide, dichiara e fa parlare di sé, denuncia, annuncia, fa irritare taluni, fa esaltare altri: l’avv. Antonio Fiumefreddo è non tipo da “mezze misure”. Lo si ama o li odia, si direbbe. Un “film” già visto? Sembrerebbe di sì.

Le ultime settimane hanno scandito un’escalation politico-mediatica da…”brividi” o quasi. Il suo incarico ai vertici di “Sicilia Riscossione” sembra avere prodotto una sorta di “amplificazione” di tutto: il tema, del resto, suscita sempre reazioni forti. Poi, in una terra come la Sicilia, il paradosso può diventare, anzi diventa pirandelliano. Sale il “volume” dell’“eco della stampa”, quindi.

E dire che all’inizio di questi dieci “giorni di fuoco” Fiumefreddo (incredibile a dirsi) aveva messo d’accordo due “nemici”, e che “nemici”: Enzo Bianco e Giuseppe Berretta, o meglio Giuseppe Berretta ed Enzo Bianco lo avevo lodato. Da sponde avverse, da ormai “avversari irriducibili”. L’uno il sindaco in carica, l’altro il “sindaco mancato”, al centro del “ring catanese” da anni: il “vecchio” contro il “nuovo”? Arriva Fiumefreddo e tutti e due si uniscono nell’elogio, entrambi concordi nell’esprimere “pieno sostegno” all’attività (di denuncia) svolta dal Presidente di Riscossione Sicilia-

“Mi auguro che si prosegua su questa strada”, afferma il parlamentare piddìno, “in Sicilia la battaglia per la legalità è la premessa di qualunque cambiamento” gli fa eco il “primo cittadino etneo” che di nome fa Enzo e non Umberto.

Già, quell’Umberto Scapagnini con cui Fiumefreddo conobbe una delle sue “stagioni contraddittorie”: prima “amore”, “amore” e ancora “amore”, fino all’ingresso in giunta come assessore alla cultura (con serate memorabili e polemiche più o meno sotterranee), poi…la “rottura”, e che “rottura”! “Casus belli”? Le consulenze al comune! “Fuoco e fiamme”, dichiarazioni e controdichiarazioni, batti e ribatti, ribatti e batti…fino al “licenziamento”, con tanto di notifica all’assessore cacciato, con vigile urbano! Correva il 2002, autunno. Da lì a poco Fiumefreddo avrebbe cominciato una battaglia senza esclusione di colpi, fra manifestazioni, striscioni, raccolte di firme per le dimissioni: tutto contro proprio Scapagnini. Cose del passato, si direbbe. Quando c’è di mezzo la politica non c’è spazio per i rapporti umani? Forse. O forse i caratteri vengono fuori. Nel bene e nel male, ovvero una “piroetta politica” val bene un “cambio di vita”?

Di acqua sotto i ponti ne è passata. Questo maggio 2015 vede Fiumefreddo al vertice dell’ Esattoria Sicilia e lui si mette in moto, tirando fuori “numeri da capogiro” su tasse, evasioni e dintorni (vedi incarichi legali). Apriti cielo! Chi lo attacca? Il segretario regionale del Piddì Fausto Raciti e il leader Udc Giampiero D’Alia.

Non possiamo permetterci, su un tema così delicato – dice il primo – di fare confusione: Riscossione Sicilia deve limitarsi a quello che è il suo ruolo. Credo che il presidente Fiumefreddo sia invece andato un po’ oltre”. Riferimento? Ad un “sistema politico e di potere” che avrebbe in questi anni ostacolato l’effettiva riscossione delle imposte. “Il mio partito – aggiunge Raciti – è ovviamente e in maniera convinta pronto a sostenere la lotta all’evasione fiscale, aiutando il governo in ogni modo. Ma quando si lanciano accuse generiche non si fa un buon servizio a nessuno. Crocetta e Fiumefreddo, insomma, facciano nomi e cognomi. Dicano chiaramente chi ha impedito le operazioni di riscossione in questi anni. Altrimenti si rischia di restare sul piano delle chiacchiere”.

Raciti, insomma, è coerente: nel 2014, quando Fiumefreddo “rischiava” l’assessorato crocettiano, si mise di traverso. Passa un anno e fa il bis.

E il mite D’Alia? Parla di “fuffa”. Tradotto? Aria fritta! E lui Fiumefreddo cosa fa? Risponde alle accuse di avere messo in piedi una politica degli “annunci”.

“Non sono annunci. Abbiamo dato i dati a cose fatte, sottolineando che i provvedimenti riguardavano redditi e carichi sopra i 50 milioni di euro – replica Fiumefreddo – Abbiamo il dovere di informare la cittadinanza che chi non paga le tasse viene punito. Trovo che questa sia una polemica surreale, segno di una vanità della comunicazione”.

E conclude: “Mi sarei aspettato un’adesione corale, invece sono arrivate polemiche e distinguo. E’ il solito vecchio che si oppone al nuovo e questo mi fa pensare che siamo sulla strada giusta”. Tutto qui? No, di più e di peggio: l’avvocato Presidente dice di avvertire attorno a sé un “brutto clima”. Siamo al “Redde Rationem” degli interessi che si sentono minacciati?

“sono cominciati i distinguo, le minacce, le ritorsioni, che con immeritata nobiltà si usa chiamare politiche”: attorno al “numero uno” degli esattori di Sicilia c’è una “brutta aria”?

E lui “cala l’asso”, è il 17 maggio: scrive che “in Sicilia ha funzionato un patto, che alcuni chiamano sociale, ma che è giusto chiamare criminale per cui la riscossione non doveva e non deve riscuotere, con la conseguenza che un drappello di meno di mille signori non paghino le tasse, realizzino le loro frodi, riciclino i denari sporchi, mentre intanto quasi 6 milioni di siciliani annegano nel dolore, nel disagio di servizi disastrati, con padri di famiglia che all’arrivo della cartella che chiamiamo ‘pazza’ si sono suicidati”.

“Tutto ciò è stato semplicemente criminale e sarebbe ugualmente criminale – aggiunge – se non vi si fosse posta la parola fine, se non ci fosse stato il preciso mandato del presidente Crocetta di procedere senza guardare in faccia nessuno, restituendo il maltolto ai siciliani. Certo, sono già cominciati i distinguo, le minacce, le ritorsioni, che con immeritata nobiltà si usa chiamare, politiche, l’azione di chi rema contro, ed ancora l’allarme di chi dice che a Riscossione Sicilia ci sono gli sbirri, gli sceriffi, chi tenta di bloccare la macchina avviata”.

Dal centrodestra lo difendono: “Mi sembra veramente surreale l’attacco del segretario del PD, Fausto Raciti, rivolto al presidente di Riscossione Sicilia spa, Antonio Fiumefreddo, in merito al mancato recupero di circa un miliardo di euro, relativo a crediti della società partecipata regionale nei confronti di numerosissimi soggetti e sui circa mille avvocati incaricati per curare il contenzioso della stessa società”: Marco Falcone, on. di Forza Italia, dixit. Il centrosinistra, con Berretta e Bianco, lo avevano già fatto. I “silenzi” però ci sono: un “pezzo” di politica non si esprime, non si sbilancia, guarda alla finestra. Stavolta, niente “urla” sull’ “ingiustizia sociale” dalla “sinistra più o meno radicale”, silenti altri, zitte le “società civili” varie.

Ma con Enzo Bianco lo “scazzo” è dietro l’angolo. “Casus Belli”? I morti negli elenchi delle tasse. Apriti cielo! Dai vertici di Riscossione Sicilia si dice: “da accertamenti compiuti è emerso che il Comune di Catania mantiene iscritti a ruolo circa 25mila cittadini ancorché deceduti. Riscossione Sicilia ha segnalato la grave anomalia al Comune che però mantiene ancora circa 177mila cartelle riferite a cittadini non più in vita e quindi inesigibili”.

“Si tratta – aggiunge Fiumefreddo – di un dato paradossale di cui i comuni si servono per conseguire un artificioso pareggio di bilancio, che pesa con costi impropri su Riscossione che deve effettuare notifiche e procedure nei confronti di soggetti che non esistono più. Quando i Furbi sono nelle Istituzioni! avanti con trasparenza”.

Da Palazzo degli Elefanti, con stile inconfondibile, non si incassa…si direbbe. Anzi: si contrabbatte, forte forte:

“Confidiamo molto – si legge in una nota – nell’operato del nuovo presidente Fiumefreddo visti i danni incalcolabili procurati in passato da Riscossione Sicilia ai Comuni siciliani in generale e quindi anche a Catania. Risulta però singolare la diffusione di notizie tendenziose e in qualche caso false sul Comune di Catania. Per esempio si legge su alcuni organi di stampa che ‘da accertamenti compiuti’ il Comune di Catania utilizzerebbe somme inesigibili, quelle di ’25 mila debitori’ morti, ‘per conseguire un artificioso pareggio di bilancio’. Va subito spiegato che ormai nei bilanci vanno inserite soltanto le somme effettivamente incassate, non quelle ipotetiche, e che quindi la circostanza riferita rappresenta una divertente frottola. Ma bisogna aggiungere anche altre importanti informazioni per comprendere le ragioni che possono portare a certe esternazioni”.

“Per esempio – prosegue la nota – bisogna spiegare che fin dal 2012 il Comune di Catania non si serve più di Riscossione Sicilia a causa della sua scarsa capacità riscuotere i tributi, la più bassa mai riscontrata in Italia. Molte cartelle risultavano inesigibili e già nel 2011 l’allora ragioniere generale Giorgio Santonocito chiese formalmente di conoscere le ragioni di questa inesigibilità. Ma il Comune, da allora, non ha ricevuto alcuna risposta. Inoltre, nonostante da tre anni non si occupi di riscuotere i tributi per il Comune di Catania, Riscossione Sicilia ha ancora in carico un portafoglio di cartelle esattoriali risalenti a prima del 2010 e che ammontano a ben 300 milioni di euro. Non è escluso che tra questi, tantissimi, debitori ce ne siano diversi ormai passati a miglior vita. Ma su questo non abbiamo notizie, perché, nonostante le sollecitazioni del Comune, l’ultima delle quali del 2014, l’Ente di riscossione non ha ancora dato prova di avere eseguito correttamente le proprie attività su questo portafoglio di cartelle esattoriali e con una nota del 16 aprile dello scorso anno firmata dal ragioniere generale Ettore De Salvo il Comune di Catania lo ha messo in mora annunciato che avvierà nei confronti di Riscossione Sicilia ‘tutte le iniziative legali per i danni erariali subiti’. A ciò va aggiunto il fatto che la Commissione tributaria ha dato torto al Comune per circa duemila cartelle esattoriali impugnate per errore di notificazione da parte dell’Agente della riscossione. Anche in questo caso il Comune ha avviato le procedure di rivalsa nei confronti di Riscossione Sicilia”.
“Concludendo – chiude la nota – siamo convinti come il presidente Fiumefreddo che i furbi siano nelle Istituzioni. Il problema è individuarli con precisione. Quindi, per proseguire con gli hastag lanciati finora, bene #avanticontrasparenza e #senzaguardareinfaccianessuno, ma anche #senzaperderelatesta”.

Puntuale la risposta di Fiumefreddo. “Leggo la replica del sindaco Bianco e non comprendo per quale ragione egli assuma una difesa per fatti certamente a lui non imputabili. Ed infatti, Riscossione, come è noto, non riscuote le imposte comunali etnee dal 2011 e dunque i dati si riferiscono a quei ruoli che però sono ancora in carico e proprio a quei 300 milioni appunto ancora da esigere di cui parla il Sindaco. Il riferimento chiaro era alla nota indagine in corso seguita dalla Procura della Repubblica di Catania per il reato di falso in bilancio per cui parlare di “divertente frottola” è oltre che fuori luogo sinceramente disarmante posto che gli enormi buchi di bilancio di cui paga le spese in termini di impopolarità anche il sindaco Bianco sono in parte ascrivibili a manovre spregiudicate, com’è quella di inserire cittadini deceduti anche da più di dieci anni nei ruoli. Se Bianco fosse interessato a vedere i documenti siamo naturalmente disponibili a farglieli avere mentre apprendere che il Comune non abbia notizia dei suoi cittadini deceduti ci sembra questa volta si una frottola poiché pensavamo che gli uffici municipali consultassero almeno la loro anagrafe. Mi dispiace sinceramente che si porti in polemica una questione invece molto seria, visto che a pagare sono i cittadini, e forse il sindaco avrebbe fatto bene a strigliare i suoi uffici piuttosto che sentirsi accusato.  Forse Bianco non tiene nel conto che prima di lui così come dopo di lui ci sono stati e ci saranno altri sindaci della città. Se invece ci fossero – sia consentita la battuta -deceduti risalenti alla sua prima sindacatura allora comprendiamo l’acrimoniosa sua replica”.

To be continued…

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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