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“Taliami e te fazzu petra”: il progetto fotografico sulla Catania a luci rosse

La figura mitologica di Medusa campeggia al centro della Trinacria. I suoi serpenti le incorniciano il volto e i suoi occhi vigili sono pronti a trasformare in pietra qualsiasi cosa catturi la loro attenzione. Dietro il mito, il nome del progetto fotografico “Taliami e te fazzu petra” del siciliano Salvatore Di Gregorio che si pone come obiettivo quello di raccontare uno dei primi quartieri a luci rosse: San Berillo.

Voglia di rinascita dietro gli scatti del fotografo siciliano, lontano dal degrado tristemente famoso di una delle zone della “Catania Vecchia”. La prostituzione qui gioca un ruolo secondario: i veri protagonisti del quartiere adesso acquisiscono un tocco glamour. 

«Con Taliami e te fazzu petra, non volevo raccontare la prostituzione in Sicilia, ma dare nuova luce a un quartiere che ha una storia cupa e salace. Volevo accompagnare il lettore verso una prospettiva differente rispetto la storia delle persone che invece lavorano nel quartiere», raccontare Salvatore Di Gregorio al magazine Vice.

«L’intensità degli sguardi della gente di San Berillo mi ricollegava a colei che con un solo sguardo ti trasforma in pietra. Ed ecco che nasce “Taliami che te fazzu petra” che significa proprio questo: guardami e ti faccio diventare pietra. L’utilizzo del dialetto siciliano -conclude il fotografo di fama mondiale- mi diverte molto. Non c’era occasione migliore per usarlo, dato che si parla di una storia tutta siciliana».

Lontano dallo “sventramento”, un lavoro di risanamento mai portato a termine che avrebbe dovuto far riappropriare San Berillo della sua prestigiosa bellezza, i vicoli del quartiere ritornano a brillare.

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