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“Tagli alla cultura, segno di inettitudine della Regione”

«Attraverso questi tagli alla cultura e al teatro, la Regione dimostra ancora una volta la propria inettitudine e di non rendersi conto del danno enorme che sta facendo alla Sicilia e al turismo. E, ancora una volta, penalizza Catania rispetto a Palermo», è un commento amaro quello di Giovanni Pistorio, segretario confederale CGIL con delega alla cultura, in riferimento agli ennesimi tagli ai teatri (per un totale di 6,78 milioni) previsti dalla legge finanziaria regionale.

Con lo “Sblocca Sicilia”, infatti, istituisce il nuovo Fondo Unico regionale per lo Spettacolo (Fus) con una dotazione di 5 milioni cui le istituzioni e gli enti potranno accedere ma opera anche pesanti tagli agli stessi. Meno 1,6 milioni per il Teatro Bellini, un milione in meno all’Orchestra Sinfonica siciliana e circa 224 mila euro di tagli allo Stabile di Catania. Inizia la lotta per la sopravvivenza e per trovare una boccata d’ossigeno nel nuovo fondo.

«Nelle altre regioni di Italia, come la Puglia ad esempio – continua – esistono fondi che agiscono in maniera premiale in base ad una serie di criteri. La regione siciliana invece quest’anno pensa di intervenire, attraverso questo fondo, con esplicite richieste ai lavoratori. Con la mancata programmazione, si colpiscono ancora i lavoratori e i loro diritti facendo venir meno il principio di negoziazione e la contrattazione delle parti. È vergognoso e inaccettabile».

Tagli che andranno ad incidere in una situazione già complicata. Da una parte c’è la questione della sovraintendenza che tarda a trovare una soluzione. «Rosanna Purchia non meriterebbe più di metter piede a Catania, siamo stati utilizzati e gettati via. Questo fatto parallizza la normale gestione dell’ente perché ci sono procedure che vanno rispettate e allungando i tempi diventa tutto più complesso. Certo non è un incarico di prestigio, ma senza dubbio un incarico di valore che è necessario al funzionamento del teatro. La Purchia sa bene in quali difficoltà ci ha messo, quindi il fatto di averci utilizzato e gettato via non è un gesto nobile».  Dall’altra, in questi giorni, i lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione per la mancata corresponsione degli stipendi dei mesi di gennaio e febbraio 2015. Diverse le sigle sindacali (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, Libersind Confsal e Ugl spettacolo di Catania) intervenute con la richiesta di un incontro urgente al presidente della Regione, all’assessore regionale al Turismo, al presidente e al direttore amministrativo del teatro stesso. «Siamo e saremo al fianco dei lavoratori, anche in questo caso. Attendiamo gli svilippi della vicenda – afferma il sindacalista – ma non escludiamo anche il blocco delle attività».

Una vicenda, quella del Bellini, non nuova alle difficoltà. «Negli scorsi anni i fondi per il teatro catanese sono stati erogati nei tempi previsti sia pur con qualche rallentamento. Quest’anno invece si sta cincischiando. Temiamo che la regione stia prendendo tempo per mancanza di fondi. In ogni caso con questi ulteriori tagli, la regione sta dimostrando di non avere idea del valore dei teatri e della cultura così come del fatto che il rilancio turistico di una regione come la nostra non può non passare per la cultura, per l’arte e lo spettacolo». A riprova della mancata attenzione della Regione al “nostro petrolio”, Pistorio ricorda il caso dell’Istituto Musicale Bellini, che da anni attende di essere statalizzato e trasformato in conservatorio ma senza successo. «Attualmente l’unica iniziativa di legge in materia è quella di Luisella Albanella, ma giace inascoltata. È incredibile – conclude Pistorio – come una vera eccellenza nel territorio nazionale, per altro nella città di Bellini, non riesca ad essere valorizzata. In altri contesti si sarebbe sollevata l’intera comunità, la nostra purtroppo è una società rassegnata».

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Redazione

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