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Tagli ai teatri, un piano antispreco per salvare la cultura

Dallo scorso mercoledì si accende un barlume di speranza, per i teatri Bellini e Stabile colpiti ancora una volta dai tagli predisposti dalla finanziaria di Crocetta, e che hanno infiammato immediatamente le polemiche di dipendenti e sindacati.

Novità che spiega, Giovanni Pistorìo, segretario confederale dalla cgil: «secondo quanto confermato dall’assessore del turismo Cleo Li Calzi, se i teatri presenteranno entro il 6 Giugno 2015, dei piani industriali che prevedono tagli agli sprechi, la regione Siciliana sarà disponibile a integrare ulteriori somme».

«Una manovra che -commenta Pistorìo- salverebbe i teatri almeno per quest’anno».

Una questione delicata, quella della riduzione delle risorse destinate ai Teatri, sia per l’entità dei tagli, quanto per le modalità con i quali gli stessi vengono effettuati «non solo si tratta di tagli importanti – continua Pistorìo – ma avvenendo in corso d’opera, cioè quando già i teatri hanno da mesi programmato spettacoli ed attività, avvalendosi della collaborazione di compagnie ed artisti esterni, diventa difficile mantenere quanto prestabilito, e ciò induce i teatri a indebitarsi ulteriormente. Non si possono disdire improvvisamente accordi presi tempo prima, con artisti ed abbonati».

Tuttavia ammette Pistorìo, condannare soltanto Crocetta non è totalmente corretto, perchè purtroppo la politica che risparmia privando la cultura delle risorse necessarie per la sua sopravvivenza, ha origine dal governo Lombardo, che già nell’anno 2011-2012 aveva ridotto considerevolmente i fondi del 17% per il Bellini e del 34% per lo Stabile».

Per i dipendenti come Loretta Nicolosi artista del coro del Bellini e aziendale cgil: «questi tagli, che si aggiungono ai precedenti, porterebbero il Teatro Bellini alla chiusura, per questo – continua – mi auguro che un’opera di risanamento si concretizzi davvero per salvare un patrimonio culturale indispensabile per la città, che proprio al teatro Bellini, ha ospitato artisti come Pavarotti e la Callas».

Per la situazione dei lavoratori aggiunge che «il teatro non è uno stipendificio e che portare avanti la programmazione è di importanza vitale, non solo per la sopravvivenza stessa del teatro, ma per le aspettative del pubblico, che non è ignorante e di conseguenza non potrebbe fare a meno degli spettacoli e degli artisti, portatori sani di cultura».

Puntare proprio sul turismo culturale sembra invece reale soluzione per la nostra isola, secondo Pistorìo « il teatro siciliano famoso in tutto il mondo, merita di essere conosciuto di più dai turisti e dal pubblico internazionale, perchè fa parte del nostro patrimomio culturale, Dna che abbiamo ereditato dagli antichi greci».

Per il momento il sipario per i teatri siciliani rimane aperto, con la speranza che il piano antispreco da presentare entro il 6 Giugno, possa essere concretamente risolutivo.

«Del resto se ciò non accadesse -conclude Nicolosi- il pubblico locale e mondiale non perdonerebbe le istituzioni, per averlo privato del proprio patrimionio culturale, il Teatro»

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