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Trattoria del Cavaliere: ecco la resa, la concessione del suolo ai legittimi titolari

Ieri, la notizia del Tar che ha dato ragione alla “Trattoria del Cavaliere” in merito alla vicenda del suolo pubblico “strappato” –con arrogante determinazione dall’amministrazione comunale di Enzo Bianco– dall’esercizio e destinato alla creazione di otto posti auto gratuiti.
Ecco ora l’ “atto della sconfitta”: pubblichiamo la concessione del suolo pubblico che arriva dalla direzione attività produttive del comune di Catania. Da leggere (è stato pubblicato oggi sul sito del comune) e magari per…ridere. Amaramente, visto lo squallore di questa storia di “ordinario arbitrio” del Palazzo.

«Vincono il lavoro, l’onestà dei padri di famiglia e dei loro datori di lavoro». Hanno detto bene Manlio Messina e Ludovico Balsamo, esponenti di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, sulla decisione del TAR, che hanno aggiunto: «dopo le nostre battaglie delle ultime settimane, compiute sia in Consiglio comunale che in strada a fianco dei lavoratori, il Tribunale ha inequivocabilmente stabilito come otto posti di lavoro valgano più di otto posti auto gratuiti. E soprattutto è stato rilevato come l’Amministrazione, che oggi e più che mai riteniamo disAmministrazione, non possa arbitrariamente decidere la destinazione di un suolo pubblico che per sedici anni è stato regolarmente pagato da un’azienda che ha creato lavoro e benessere nel generale deserto commerciale di questa città. Tutto ciò significa – concludono Messina e Balsamo – che le battaglie si possono fare e vincere, accanto ai cittadini onesti, a fianco dei padri di famiglia e dei loro datori di lavoro. Contro chi vuol fare di Catania una città soffocata e senza futuro, dove i voti valgono più delle persone».

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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