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Sull’Everest per un mondo più giallo

Ha scalato l’Everest per accendere i riflettori sulla  campagna di sensibilizzazione della  “Yellow the World” sulla sindrome di Usher e altre disabilità visive. Dario Sorgato, fondatore di NoisyVision, blog che ha l’obiettivo di creare una rete per condividere le esperienze di persone con diverse abilità visive e/o uditive, ha realizzato un documentario sulla scalata lungo l’Everest, spiegando come le limitazioni sensoriali ​possano influenzare la sua vita quotidiana senza impedirgli di vivere al meglio.

Il documentario, già presentato a Berlino, sarà presentato in anteprima nazionale a Catania domenica 18 dicembre al Museo Tattile, in via Etnea, alle ore 16,00. Alla proiezione interverranno Debora Borgese, Referente nazionale del comitato “Terra Nostra”, l’Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente del Polo Tattile Multimediale -Stamperia Regionale Braille, la presidente Unione Italiana Ciechi sez. Catania, prof. Rita Puglisi, Massimiliano Salfi, Fondatore vEyes e Marco Galluccio Cofondatore “Racconti di Viaggio – Catania”

Dario soffre della sindrome di Usher da quando aveva 16 anni, ma questo non gli ha impedito di viaggiare: Australia, Nuova Zelanda, un viaggio su un vascello di ferrocemento per quasi due anni da Città del Capo a L’Avana, navigando attraverso l’Oceano Atlantico e lungo le coste del Brasile e delle isole del Mar dei Caraibi.

Dario, cosa significa vivere con la sindrome di Usher?

«Significa avere un constante quotidiano contatto con la malattia, perché le deficienze sensoriali non ti permettono di dimenticarti mai che le hai. Tutte le informazioni passano attraverso uno dei due sensi. In alcuni casi, per fortuna non ancora nel mio caso, la sindrome di Usher significa isolamento. Per me significa difficoltà a svolgere semplici azioni quotidiane, come camminare, leggere, andare la lavoro, guardare un film»

La gente come si pone nei tuoi confronti?

«Questo dipende da come mi pongo io: in genere la gente vuole aiutare, vuole capire, ma il primo passo deve venire da me, dalla mia apertura, dalla mia disponibilitá»

Parliamo di #Yellowtheworld? Cos’è?

«Un desiderio e il nome che indica la campagna di sensibilizzazione. #Yellotheworld nasce dall´idea di colorare il mondo di giallo. Se il mondo fosse piú giallo sarebbe piu´visibile per gli ipovedenti: per esempio i pali delle luci stradali, i panettoni, i pilastri e tanti altri elementi urbani sarebbero meno ostacoli per noi ipovedenti»

Le amministrazioni o qualcuno ti ha mai risposto a questa proposta?

«Diciamo che l’attenzione di qualche amministrazione c’é stata ma concretamente non si é ancora tradotto in qualcosa di tangibile e utile»

Per porre l’accento sulla problematica sei salito sull’Everest

«Come dico nel mio blog, su noisyvision.org, sono salito sul punto più alto per invadere il mondo con una valanga di giallo»

Com’è andata? difficoltà?

« Tutto è nato dalla passione per i viaggi, dalla voglia di farne uno oltre quelli precedenti, dai racconti appassionanti di una amica che era stata sul campo base Everest:ho messo assieme i pezzi e ho deciso di partire. Il supporto l’ho avuto soprattutto dagli amici che hanno contribuito con sponsorizzazioni e alla campagna di crowdfunding.
Difficoltá? Nel documentario lo spiego bene…. ho avuto dei seri problemi di vista, l’aria sottile mi rendeva difficile vedere, perché mi riduceva la visione che giá non è buona; difficile sotto i 3000 metri camminare tra i boschi, per la forte differenza tra zone di luce e zone di ombra e la retinite pigmentosa, la mia malattia agli occhi, rende difficile l’adattamento a diverse condizioni di luce; difficile capire la guida, che parlava un inglese molto masticato, difficile per chi hai difficoltá uditive; difficile camminare da solo per 2 settimane, (da solo nel senso senza un vero compagno, senza qualcuno con cui confrotnarsi) con le guide questo aspetto sociale era un po´difficile; difficile oggi far capire al mondo cosa significa davvero tutto questo; difficile far capire che per me tutta questa storia é una questione di vincere la pigrizia, l´inedia, che per me vuol dire cercare di vedere più che posso»

Come mai hai scelto Catania per l’anteprima?

«Perché Catania é bedda, perché Catania é espolsiva e dal monte Everest non potevo che passare a un vulcano»

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